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IO E IL GOLF – Capitolo 8

DiPietro Sciandra

Gen 8, 2018

Capitolo 8

I caddie della mia vita furono tre. Io voglio tuttora molto bene ai miei non più caddie con tutto che io abbia smesso di giocare a golf. Il mio primo caddie fu proprio mio zio Giuseppe Calamo a cui io regalai la mia prima sacca da golf, quella marcata Ping (in foto). Mio zio mi insegnò una cosa molto importante sul golf; lui il golf lo conosceva solo per videogiochi e comunque questo gli diede modo di farmi capire una cosa molto importante, ovvero il golf senza coraggio non si può giocare. Se tu hai paura di mandare la palla in acqua, tu non puoi giocare. Grazie ad un libro, io imparai un modo di impugnare il bastone che mi diede una potenza inverosimile per la mia abilità. Difatti io cominciai ad allenarmi in campo pratica facendo le prove utilizzando due ferri sovrapposti con cui io facevo ben 20 prove consecutive. A provare a colpire la palla con un solo bastone, il bastone mi sembrava leggero e la distanza della mia palla che andava con la portata piena media dei bastoni che io usavo e tenendo conto anche del mio livello di abilità. Difatti, io riuscivo ad impiegare in pieno tutta la portata media dei bastoni che io utilizzavo. Con il legno 3 che ha una portata media di 220 metri, non avendo ancora in mio possesso il legno 1 con cui io mi trovai molto male ad usarlo; con il legno 3 io avevo raggiunto la distanza di 234 metri. Mio zio Giuseppe mi diceva sempre in campo quando lui mi faceva da caddie:

Vai! Non avere paura! Attacca il green! Supera l’acqua! Nel peggiore dei casi tu perdi una palla; ma tu devi provarci, altrimenti tu non saprai mai se tu arriverai al green oppure no!”

Mio zio aveva ragione, i miei piazzamenti finali diventavano sempre migliori ed io non avevo più alcuna paura di tentare di superare gli immensi laghi del percorso del Parco De’ Medici e soprattutto io non temevo nemmeno più di rischiare di mandare la palla in acqua, perché io cominciavo ad acquistare sempre più sicurezza in me stesso e di poter mirare al green, sapendo di poterci piazzare la mia palla sopra.

Il mio secondo caddie fu mio cugino Pasquale Stavola. Mio cugino Pasquale è fratello di mio cugino Luciano che mi regalò la sacca della marca Ping e poi i ferri 6 e 8.

Mio cugino Pasquale mi stava sempre vicino. Io chiedevo a lui se io pensavo di avere visto bene la linea del mio putt (colpo che si esegue con il putter sul green per tentare di imbucare la palla). Mio cugino mi sapeva dare coraggio. Lui mi abbracciava fortemente quando io chiudevo la buca in par od addirittura in birdie. Durante il torneo a cui mio cugino mi fece da caddie, mio cugino cominciò a sentirsi male per la stanchezza. Mio cugino cominciò a crollare ed essere veramente esausto. Mio cugino andò a riposarsi al club house (casa dell’associazione), dopo avermi avvisato di volersi andare a riposare dopo aver finito insieme la buca 15. Non dimenticate, cari lettori, che un percorso da golf può superare i 6.000 metri a cui bisogna aggiungere una notevole distanza in più perché bisogna considerare la distanza che bisogna percorrere per cercare le palle e poi bisogna aggiungere la distanza tra una buca e l’altra. Il golf è molto lungo e faticoso. Non tutti reggono una fatica del genere. Quindi il golf non è un gioco da pensionati, né da persone grasse e né da persone non atletiche. Difatti il medico che deve fare una visita ad una persona che deve praticare sport per accertarsi della perfetta salute della persona visitata da lui; questa visita è a pagamento. Il golf è un gioco in cui bisogna sapere tenere duro fino all’ultima buca, perché il giocatore di golf può rischiare di non finire il torneo per la forte stanchezza, soprattutto in mancanza di acqua che bisogna sempre avere nella sacca da golf e soprattutto insieme all’asciugamano, sarebbe opportuno portarsi nella sacca da golf qualcosa da mangiare di enormemente sostanzioso ma non difficile da digerire. Io consiglierei di portarsi frutta, per esempio pesche, banane, mele e una bottiglia di succo di frutta, oppure di latte con menta oppure orzata.

Il mio terzo caddie fu un caro amico di mio fratello, che poi questo amico di mio fratello diventò anche mio amico, al punto da diventare il mio terzo ed ultimo caddie, ovvero Riccardo Silvestri. Riccardo era molto divertente e spiritoso. Riccardo mi sapeva consigliare bene l’uso del bastone prima di tirare e poi lui mi dava molta fiducia, credendo lui molto nelle mie capacità. Con Riccardo ci si poteva ridere facilmente, con Giuseppe io mi impegnavo ed io credevo molto nei suoi consigli ed invece con Pasquale io mi aspettavo ammirazione e coraggio da parte sua.

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