Isis, stupri cinque volte al giorno e sigarette spente sulla carne: il racconto choc delle yazidi a Londra

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«Non andate. Non lasciatevi ingannare da false promesse. La vita delle spose dei jihadisti è un inferno». È il pianto disperato di Bushra, 21 anni, Munira, 17, e Noor, 22, giovani yazidi fuggite dall’orrore dei loro aguzzini capaci di violentarle ripetutamente e bruciare la loro carne con mozziconi di sigarette.

Un racconto spaventoso che le ragazze hanno reso pubblico davanti a un gruppo di studenti di Londra: la Amar, la fondazione che si occupa di aiutare le persone vittime di un conflitto, le ha portate in Inghilterra per poter dare una testimonianza delle brutalità dello Stato Islamico sperando di scoraggiare ragazze pronte alla partenza verso la Siria e l’Iraq.

Le bruciature costellano il corpo di Noor. I segni di quei mozziconi di sigarette che ogni giorno, per quasi un anno, venivano spente sulla sua carne, forse non si rimargineranno mai. Ma più che i segni sulla pelle sono quelli nell’anima che continueranno a sanguinare. «Ricordo la cernita delle ragazze: le sceglievano e le portavano via. C’era chi urlava, chi piangeva, chi vomitava. Io sono diventata la schiava sessuale di uno jihadista che aveva l’abitudine di spegnere le sigarette sulle spalle, sullo stomaco e sulle gambe. Dopo quella tortura non riuscivo nemmeno a parlare, tanto era il dolore. Sentivo il mio corpo come intorpidito, la mia mente era costantemente rivolta a mia madre. Poi un giorno ho pensato che dovevo fuggire. Volevo solo mettere fine a quella tortura: se mi avessero presa e uccisa voleva dire che doveva andare così. Poi, mentre progettavo la fuga, la porta si è aperta: sono entrate sei guardie e mi hanno violentata».

Bushra ha tentato di uccidersi dopo essere stata rapita. Preferiva la morte alle sporche mani di un jihadista pronta a farla diventare una schiava sessuale: «Il giorno stesso che sono stata acquistata mi sono ferita volontariamente e l’uomo che mi aveva comprato mi ha dovuto portare in ospedale: l’avevo fatto perché mi aveva detto che mi avrebbe violentata immediatamente. Ma la mia sofferenza è stata solo rimandata: una volta a casa mi ha legato mani e piedi e mi ha stuprata. Ero distrutta, sentivo le urla della mia sorellina di appena 14 anni che veniva abusata sessualmente a poca distanza, ma non riuscivo a muovermi. Da allora sono stata stuprata cinque volte al giorno».

Munira, un’altra sposa, ha raccontato di essere stata violentata a 15 anni da un uomo che ne aveva almeno 60: «Siamo state tenute in prigionia in una stanza con una piccola finestra: continuavano a ripeterci che eravamo schiave sessuali. Ho visto violentare bambine di 6 anni come donne adulte. Stavo male, ero devastata, versavo in uno stato fisico e mentale terribile. Mi ha violentata ogni giorno per un periodo che mi è sembrato un’eternità. A causa degli stupri continui ho iniziato a sanguinare, ero in agonia. Piangevo tutti i giorni, mi mancavano la famiglia e le mie sorelline».

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/isis_donne_violenze_stupri_yazidi/notizie/1470682.shtml

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