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“Isola dei Famosi” tra presunti morti e scambi di nomi. Il tutto in attesa della vendetta di Super Simo

DiPaul Polidori

Apr 8, 2016

Dopo la puntata dell’Isola dei Famosi di ieri sera non ho ancora capito se è stato peggio il momento in cui tutti credevano che la figlia di Eva Henger fosse annegata, mentre Alvin continuava a scandire i secondi della prova-immunità, o se dopo l’eliminazione di Simona Ventura mezzo studio ha continuato a chiamare Alessia Marcuzzi, “Simona”. Capisco che sono dubbi atavici, peggio di quando tua figlia ti chiede come fanno i morti a salire in cielo, ma quel che resta di quei fantastici momenti di ieri sera sono proprio questi. Mentre sui social ci si divide sul perché la tigre dell’Isola sia finita a vivere in quarantena su una spiaggia che si chiama Soledad, nome di una tristezza sconfinata comprensibile al momento solo al Ministro Guidi, mi chiedo se la povera conduttrice si sia ripresa non solo dal rischio morte in diretta, ma anche dall’aver appreso in una puntata di un suo show che il suo vero nome non è Alessia, ma Simona. Prima ci ha pensato il circense marito di Brigitta Boccoli, demoralizzato per l’addio dell’amica, a battezzarla di fronte al fuoco sacro della palapa, poi ci si è messo anche il soldatino Ryan Alvin, che piuttosto che sgarrare una delle regole dell’Isola lascia morire i concorrenti, a gridare via satellite il nome sbagliato. E in un minuto, voilà, Alessia è diventata Simona.

E ora veniamo al tasto dolente: no, non il quasi svenimento in diretta di Eva Henger di fronte agli occhi sbarrati di sua figlia sott’acqua che non era morta, ma simulava semplicemente il pesce-palla di Nemo, piuttosto al perché sull’Isola sia rimasto un mazzetto di signorine con più chiappe che neuroni e non la meglio tigre del bigoncio, costretta ora a svernare in un pezzetto di spiaggia da sola, senza nemmeno Wilson a farle compagnia. Per la cronaca, Wilson era il pallone che Tom Hanks si creava nel film Castaway, quello in cui era un naufrago costretto a vivere per mesi su un’isola deserta diviso tra l’istinto di sopravvivenza e qualche tentativo di suicidio. Tranquilli a nessuna delle isolane famose verrà mai in mente di creare un Wilson magari con un cocco, per il semplice fatto che molte lo scambierebbero per uno degli operatori a cui fare le faccette. Ma Super Simo, quella che vive in Soledad non quella che conduce in studio, potrebbe farlo. Lei che ci ha mostrato il lato C di una donna dura e pura che non deve chiedere mai, lei che ha pianto di fronte alle righe di una lettera scritta dal suo fidanzato, lei che si è commossa per il compleanno più bello della sua vita, passato in mezzo al vuoto catodico dell’Isola, cervelli compresi, lei che per superare la prova è rimasta sott’acqua per due minuti mentre il mazzetto di ragazzette accanto è tornata su dopo tre secondi, lei che ha perso al televoto contro uno spagnolo che ci dà dei “mafiosi”, e noi ancora lì a chiederci perché come se non stessimo tutti ad aspettare il ritorno di Gomorra, lei che ha accettato di farsi vedere in tv con il fango in faccia e i capelli incollati, ecco lei, ora ci deve regalare la vendetta.

Dalla tigre del bigoncio a quella della Malesia è un attimo, le squinzie sederate l’hanno spedita nell’isoletta deserta per togliersi di torno una che poteva minare la loro strada nel cammino verso il santuario di Belén, ma non sanno che la nostra è lì a covar vendetta a pochi metri da loro. E già immaginiamo le facce quando se la vedranno spuntare davanti all’ultima puntata. Oddio ma che è, un trasferello? Revanant Di Caprio vestito da Simo? Oppure ci hanno solo preso in giro, era tutto finto e oddio non mi dire che c’è toccato mangiare granchi crudi e siepi per niente? Il povero neurone, bruciato dal sole, ci metterà un po’ a capire che Super Simo non è tornata dall’Italia, ma da un atollo a pochi metri più in là, dove da sola, per tutto quel tempo, avrà trasformato Wilson in Terminator.

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“Isola dei Famosi” tra presunti morti e scambi di nomi. Il tutto in attesa della vendetta di Super Simo

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