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LA CULTURA MUOVE L’ECONOMIA. QUALI PROSPETTIVE?

DiPaul Polidori

Lug 11, 2016

Il sistema produttivo culturale e creativo fatto da imprese, PA e non profit genera 89,7 miliardi di euro e ‘attiva’ altri settori dell’economia arrivando a muovere nell’insieme 249,8 miliardi, equivalenti al 17% del valore aggiunto nazionale”, evidenzia ilRapporto Symbola 2016 “Io sono Cultura”, uno dei punti di riferimento per la lettura dello scenario e delle prospettive sviluppo a base culturale. Annunciata un’iniziativa ai nastri di partenza con le istituzioni finanziarie sulnuovo strumento di garanzia suiprestiti di Europa Creativa per aprire collegamenti con il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici1. In questo articolo ci focalizziamo sui temi della pianificazione europea e sul digitale, driver di future politiche bottom up

Io sono Cultura 2016”. Un documento denso di riflessioni e visioni prospettiche circa il sistema produttivo in relazione al panorama culturale e creativo del nostro paese. Ne estrapoliamo alcuni elementi trasversali legati alla pianificazione europea e alla digitalizzazione.
Da oltre cinque anni Unioncamere e Fondazione Symbola realizzano il rapporto “Io sono Cultura 2016”, di monitoraggio del sistema produttivo culturale e creativo condiviso e discusso con i principali attori dell’economia italiana2.
Il Rapporto di quest’anno è stato realizzato anche con la collaborazione e il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Marche, di Sida Group, con il contributo di circa 40 personalità di spicco nei diversi settori, in partnership con Fondazione Fitzcarraldo e Si.Camera, e con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Come sottolineato da Fabio Renzi – Segretario Generale della Fondazione Symbola – in una recente intervista per il nostro Giornale3, il Rapporto 2016 amplia e rafforza la cornice metodologica di indagine per favorire confronti internazionali. Vengono infatti attivati confronti anche esterni al confine nazionale affinché il perimetro che Symbola propone come lettura del sistema produttivo culturale si affermi ulteriormente.

In questa sede, stante l’ampiezza del rapporto, evidenziamo alcuni filoni di analisi che offrono uno sguardo strategico in una visione prospettica di medio – lungo periodo. Ci focalizziamo sullo sviluppo di politiche culturali in coerenza con la pianificazione europea e sul tema del digitale, che possono rappresentare possibili elementi cruciali per lo sviluppo di politiche bottom – up nel prossimo futuro.

Quale Cultura?
Il documento è suddiviso in quattro parti principali che ruotano intorno al concetto di Cultura edimprese creative in un contesto in cui, secondo l’analisi, il sistema produttivo culturale e creativo fatto da imprese, PA e non profit genera 89,7 miliardi di euro e ‘attiva’ altri settori dell’economia arrivando a muovere nell’insieme 249,8 miliardi, equivalenti al 17% del valore aggiunto nazionale.
Si parla dunque di una cultura «fatta di musei, gallerie, festival, beni culturali, letteratura, cinema, performing arts, ma anche di industrie creative e made in Italy» (Fondazione Symbola, 2016). Non solo. Entrano in gioco anche il design, l’architettura e la comunicazione come settori che sviluppano servizi per altre filiere e creano innovazione e processi di sviluppo anche in altri ambiti dell’economia, dal turismo all’enogastronomia.
In questo quadro il settore culturale e creativo è inteso in termini di professioni, sistemi produttivi, aree di interesse e governance fino ad arrivare all’ultima parte che invita a riflettere sul sistema culturalecome driver di sviluppo territoriale.
Il perimetro di attività del Rapporto prende dunque in considerazione due dimensioni: il core cultura composto da quattro macro categorie rappresentate da industrie creative e culturali, patrimonio storico – artistico, performing arts e arti visive – domini direttamente collegati ad attività culturali e creative – e le attività creative driven non appartenenti al core culturale ma per le quali cultura e creatività contribuiscono allo sviluppo produttivo.
Quale rapporto tra cultura e dati occupazionali? Symbola sottolinea che il solo sistema produttivo culturale e creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone (il 6,1%4 del totale degli occupati in Italia). E se nel periodo 2011/2015 la crisi si è fatta sentire incidendo in negativo su valore aggiunto e occupati del Paese, rispettivamente con il -0,1% e il -1,5%, nelle filiere culturali e creative la ricchezza è invece cresciuta dello 0,6% e gli occupati dello 0,2%.

Cultura e imprese creative – uno sguardo prospettico
Il rapporto, con il contributo della Presidente della Commissione Cultura EU Silvia Costa – pone l’attenzione sul valore strategico della cultura riconosciuto a livello comunitario. La Commissione Cultura infatti si è spesa affinché cultura e istruzione fossero l’undicesima priorità del programma Juncker, volto a rilanciare l’economia del continente grazie ad un investimento di 315 miliardi di euro a favore degli Stati membri.
Per il 2016 il patrimonio culturale, le imprese creative e culturali, il Digital Single Market e
il capitale umano sono le quattro priorità promosse dalla Commissione Cultura verso quella che vorrebbe essere un’Agenda culturale anche in vista del 2018 in cui sarà l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale.
In quest’ottica il significato del termine “Cultura” si declina non solo come fattore di crescita economica, occupazionale e relazionale legata al patrimonio culturale, ma anche come elemento strategico di valorizzazione del territorio in ottica di beni culturali diffusi. Si parla a tal proposito delleCapitali Europee della Cultura e degli Itinerari Culturali come esempio di progettazione a base culturale.
Per quanto riguarda le realtà creative, il rapporto riflette sul fatto che si parli di un settore che rappresenta quasi il 5% del PIL, che riguarda oltre 1 milione di imprese e 6 milioni di addetti.
In questo ambito in Italia sta per essere avviata un’iniziativa rivolta alle banche, alle istituzioni finanziarie e ad altri stakeholders, relativa al nuovo strumento di garanzia sui prestiti di Europa Creativa ed intenzionata ad aprire collegamenti con il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici5. Questo passaggio sarà cruciale per accreditare la cultura come quarto pilastro dello sviluppo sostenibile.
Un altro aspetto fondamentale riguarda il tema del Digital Single Market6 rispetto al quale la Commissione Cultura sta lavorando al fine di «creare un contesto favorevole per lo sviluppo delle reti e piattaforme digitali e dei servizi innovativi, massimizzando il potenziale di crescita dell’economia digitale anche per il patrimonio culturale» (Symbola, 2016).
Fondamentale sarà il ruolo del capitale umano focalizzato su una specializzazione ed internazionalizzazione delle competenze che verteranno sulla formazione specifica rivolta al management, alla digitalizzazione, allo sviluppo dell’audience e che verranno esplicitate nella New Skills Agenda for Europe annunciata di recente.
Nuove esperienze e skills saranno quindi necessarie anche per una maggiore attenzione al pubblico, ambito di lavoro che si sta connotando – come sottolineato nel rapporto da Alessandro Bollo (il contributo è pubblicato su questo numero del Giornale link) – come fattore strategico verso politiche culturali e modelli gestionali sempre più audience centred. Non solo dunque processi di audience development – AD – come stimolo all’innovazione culturale, ma anche forme di AD per catturare pubblici potenziali e categorie svantaggiate verso politiche di welfare culturale su cui potrebbero riflettere i policy makers del territorio.

Cultura e digitale per l’ampliamento dell’offerta e l’internazionalizzazione delle eccellenze
In questo quadro che riguarda non solo gli aspetti di domanda ed offerta, ma anche le reti e le interconnessioni che la cultura prevede con altri molteplici settori, il Rapporto rimanda al tema delladigitalizzazione come elemento decisivo per superare la frammentazione dei confini fisici e culturali, ampliare il panorama dei possibili fruitori e internazionalizzare i prodotti di eccellenza.
Il digitale può anche incoraggiare lo sviluppo di nuovi modelli di business che hanno favorito la nascita, come ricorda il Rapporto Symbola, di esempi di sharing economy come BlaBla Car e AirBnb, o nuove forme di distribuzione di contenuti come Netflix oppure ancora processi di crowdfunding attraverso piattaforme specifiche.
In questo contesto non si parla dunque solo cultura intesa in termini di patrimonio, ma anche e soprattutto di imprese culturali e creative che riguardano settori specifici che vanno dall’editoria alla musica.
Anche l’introduzione delle tecnologie digitali intese in termini di contenuti progettuali e strumenti ICT utilizzati per realizzarli si possono citare alcuni esempi legati allo sviluppo di competenze nelle imprese e nei musei.
Symbola cita l’iniziativa Eccellenze in Digitale, un progetto di Unioncamere e Google che, volto alla formazione digitale per il mondo produttivo, diventa elemento rilevante della manifattura dalla comunicazione all’artigianato 4.0.
Per ciò che riguarda le istituzioni culturali e binomio arte / digitale non si può non citare Google Art Project che, realizzato nell’ambito delle attività del Google Cultural Institute, ha come mission quella di aiutare a conservare e promuovere la cultura on line supportando le istituzioni culturali nella digitalizzazione del proprio patrimonio e nella possibilità di renderlo visibile su web.

Cultura e turismo
Il turismo in Italia è al centro di un sentito dibattito sulle prospettive di sviluppo di questo comparto che guardano al medio – lungo periodo. La creazione di una politica nazionale del comparto turistico è infatti alla base nel processo avviato dal MiBACT verso la creazione di un Piano Strategico di Sviluppo del Turismo 2016 – 2021 volto all’innovazione, alla competitività imprenditoriale, alla valorizzazione dell’offerta e all’integrazione delle politiche di settore con lo sviluppo del territorio7.
Ottimizzare gli impatti dei processi di valorizzazione delle risorse ambientali e culturali del territorio per accrescerne la fruizione da parte dei turisti nazionali e internazionale sarà infatti una delle priorità del Piano.
Symbola si focalizza a tal proposito sul binomio cultura – turismo, diventato talmente importante che nel 2015 più di un terzo (il 37,5%) della spesa turistica nazionale è stata attivata dal comparto della cultura. Non solo. Il 2015 è stato inoltre l’anno record dei musei con un +14% di incassi.
Questo dovuto – secondo Symbola – ad alcuni fattori tra i quali, per esempio, l’introduzione dell’iniziativa delle domeniche gratuite e del nuovo sistema tariffario.

Cultura e geografia territoriale
Il documento in ultimo indaga il concetto di cultura dal punto di vista delle aree territoriali e settoriali. Nel capitolo intitolato “Geografie”8, infatti, si propone una lettura critica del rapporto tra cultura e creatività e aree geografiche.
La provincia di Milano per esempio è al primo posto in Italia sia per valore aggiunto che per occupati legati alle industrie culturali e creative (rispettivamente 10,4% e 10,5% del totale dell’economia provinciale). Per quanto riguarda invece l’incidenza del valore aggiunto del sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell’economia nella classifica seguono Roma (10%), Torino 9,1%), Sienae Arezzo (rispettivamente 8,5% 7,8%), Firenze (7,5%), Modena e Ancona (entrambe 7,2%), Bologna(7,1%) e Trieste (6,7%).
Se si parla invece di ambiti territoriali a largo raggio ed in particolare di macro aree geografiche, il Centro Italia si distingue – in quanto cultura e creatività rappresentano il 7,5% del valore aggiunto totale dell’economia locale – seguito poi dal Nord Ovest (7,1%) e dal Nord Est (5,8%).

Dal Rapporto emerge dunque come il termine cultura si presti a numerose interpretazioni che riguardano non solo fenomeni strettamente legati ad ambiti culturali per eccellenza – come quello del patrimonio – ma anche ad elementi traversali ad altri settori dell’economia come il turismo, il made in Italy o la digitalizzazione. Questa consapevolezza è importante – come sottolineato dal Ministro Franceschini in una recente intervista9 – perché forse può arrivare anche a mondi non strettamente culturali che prima non erano sensibili a questi elementi .

Il rapporto è scaricabile sul sito web della Fondazione Symbola al link http://www.symbola.net/.
1 Il rapporto approfondisce questo aspetto a pag. 24

2 I Rapporti sono visionabili e scaricabili sul sito webhttp://www.symbola.net/html/article/summary/pubblications.

3 C. Seia (2016), Le imprese si culturalizzano, http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/content/le-imprese-si-culturalizzano

4 Il Rapporto disaggrega questo dato in termini di creative driven (2,4%), industrie culturali (2%),industrie creative (1%), performing arts e arti visive (0,5%), e patrimonio storico artistico 0,2%.

5 Il rapporto approfondisce questo aspetto a pag. 24

6 European Commission (2015), A Digital Single Market Strategy for Europe, COM(2015) 192 final, European Commission, Brussels.

7 Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (2016), Piano Strategico di Sviluppo Del Turismo In Italia (2016 – 2021) – Primi Orientamenti.

8 Si fa riferimento al capitolo a pag. 134.

9 Intervista del 23 giugno 2016, RAI 1.

 

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http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/content/la-cultura-muove-l%E2%80%99economia-quali-prospettive

 

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