La “grande beffa” sulle tasse: ​”Cosa accadrà fra tre mesi…”

Nel nuovo decreto del governo slitta di tre mesi il pagamento delle tasse mentre restano invariate le date per il saldo delle imposte 2019 e il primo acconto 2020

Forse qualcuno sperava che, alla lunga, il governo si rendesse conto che in questo momento di crisi economica – con gli italiani chiusi in casa da oltre 2 mesi e il lockdown per le imprese – il discorso tasse non fosse un tema da far slittare di mese in mese, ma da affrontare in modo definitivo, almeno per il 2020.

Invece continua ad esserci una grandissima confusione sul calendario fiscale, con adempimenti che di volta in volta posticipati ma che, infine, dovranno essere comunque pagati dagli italiani in un periodo di tempo brevissimo, finendo con l’essere un vero e proprio salasso.

E in questa confusione, anche le misure messe in campo a sostengo di contribuenti e imprese, sembranno essere così articolate che sarà difficile comprendere come muoversi, in questa “giungla fiscale”. Forse sarebbe stato necessaria una semplficazione per il 2020, senza che i contribuenti venissero meno ai propri doveri fiscali, e invece continuano ad essere vecchie proroghe, nuovamente fatte slittare, e nuove proroghe che negli scorsi provvedimenti erano stati dimenticate.

Così, appena si ricomincia a parlare di riprese e di Fase 2, vengono ripescati i pagamenti per gli “avvisi bonari” la cui scandeza era tra l’8 marzo e la data di uscita di quest’ultimo decreto del governo. La norma prevede, inoltre, una sospensione tra ques’ultima data e il 31 maggio 2020, data in cui tutto riprenderà come prima e si dovrà pensare a fare i versamenti degli importi dovuti, che potrà essere fatta in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o in quattro rate mensili di pari importo a decorrere da settembre 2020 con scadenza ogni 16 del mese.

Il 16 settembre sarà una data importante nel nuovo calendario fiscale; ad esempio a decorrere da settembre dovranno essere vesati degli importi dovuti relativi ai contribuenti con ricavi o compensi non superiori a 400mila euro nel periodo d’imposta 2019 e che, nel periodo compreso tra il 17 marzo 2020 e il 31 maggio, i cui ricavi o compensi non siano stati assoggettati alle ritenute d’acconto da parte del sostituto d’imposta. Questa condizione vale solo se nel mese precedente non siano state sostenute spese per lavoro dipendente o assimilato.

Sempre il 16 settembre, in un’unica osluzione o in 4 rate mensili, i contribuenti esercenti impresa, arte o professione, con ricavi o compensi fino a 50 mln di euro per l’anno fiscale 2019, a partire dal 16 settembre dovranno provvedere ai versamenti delle ritenute e dei contributi assistenziali e previdenziali e i premi di assicurazione obbligatoria sul lavoro dipendente e dell’ Iva, in scadenza nel bimestre aprile/maggio.

Tra le vecchie proroghe che vengono riconfermante (questo significa che andranno pagate), i pagamenti delle cartelle emesse agli agenti della riscossione, i pagamenti dovuti a seguito di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, gli atti di accertamento dell’Agenzia delle Dogane, gli avvisi di debito con l’Inps e i pagamenti degli importi dovuti a seguito di accertamenti da parte degli enti locali. Per qeusti adempimenti fiscali, i cui versamenti erano in scadenza nel periodo dall’ 8 marzo 2020 al 31 agosto 2020 i pagamenti dovranno essere effettuati senza sanzioni e senza interessi, in unica soluzione entro il 30 settembre 2020.

Per nulla soddisfatti dalla misura sul tema tasse le piccole e medie imprese, con Maurizio Casasco, presidente della Confederazione italiana della piccola e media industria, che dalle pagine de La Stampa ha dichiarato che “con questo decreto portiamo a casa pochissimo: avevamo bisogno che le tasse fossero spostate di 8 mesi, e sono state spostate di 3 mesi, con un intervento parziale sull’ Irap. Avevamo chiesto meno burocrazia e più semplificazione, e non c’ è. Avevamo chiesto liquidità attraverso i crediti d’imposta che sono già stati maturati come diritto”.

Poi Casasco denuncia il fatto che in un comparto di 80 mila industrie e 900 mila lavoratori “il 60-70 % delle imprese è in crisi e il 20% rischia di chiudere” e conclude: “Sarebbe stata importante. Le imprese non hanno ordini, devono pagare le spese per riaprire in sicurezza, anticipare la cassa integrazione ai dipendenti, e anche pagare le tasse. Ma come si fa? E poi il credito d’ imposta andava trasformato in liquidità. Insomma, bene l’ Irap ma non è sufficiente. È stato fatto una specie di Def, un provvedimento ordinario in una situazione straordinaria. Non si è capita l’ emergenza. Io sono medico: è come se arrivasse al pronto soccorso un paziente che deve andare in chirurgia d’ urgenza e gli si chiedessero i documenti. Non c’ è tempo. La liquidità avrebbe dovuto essere diretta attraverso Cassa depositi e prestiti e Agenzia delle Entrate, che ha già i dati delle aziende, non attraverso la Sace, che è stata una scelta politica”.

https://www.ilgiornale.it/news/economia/beffa-sulle-tassespostate-tre-mesi-1862881.html
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