La guerra dell’Isis contro l’Occidente che non vuole combattere

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Un attacco su più fronti, dall’Europa all’Africa: l’islamismo nella giornata di venerdì 26 giugno ha fatto registrare un salto di qualità inquietante. La strage ha colpito obiettivi diversi: i fedeli sciiti in Kuwait, un luogo di lavoro e di produzione in Francia, e un posto di villeggiatura in Tunisia.

Insomma, una dichiarazione di guerra globale che ha individuato due nemici: gli occidentali e gli sciiti, che secondo l’estremismo sunnita, propugnato dall’Isis, sono infedeli alla stessa maniera.

L’Occidente vuole combattere contro l’Isis?

Su ‘La Stampa’ Domenico Quirico, giornalista a lungo sequestrato dai jihadisti in Siria, usa parole molto forti per giudicare l’approccio occidentale alla minaccia dell’Isis.

I soldati del Leviatano islamista, puntigliosi e malevoli, hanno colpito contemporaneamente, come accade sempre più spesso, accelerano i loro colpi, fiaccano il ferro delle corazze nemiche a martellate, si avvicinano al cuore, che giudicano infetto, della loro fede, l’Arabia con i suoi re i suoi sultani i petrodollari la corruzione. Lione, la tunisia, il Kuwait,: migliaia di chilometri separano questi luoghi, diversi gli assassini le modalità le vittime eppure unico è l’ordito. Il Jihad fa sembrare il mondo molto piccolo. Hanno riconquistato Kobane, tengono Siria Iraq Libia Sahel Sinai… Il medioevo, le invasioni barbariche, la sottomissioni dei popoli e delle nazioni possono sempre tornare nelle stesse forme. E così la prospettiva monotona e sanguinosa, di una storia di stragi, di leggi assolute, di purezze fanatiche e omicide. Il mondo è come tramortito. Stanchezza vecchiaia, rovina del mondo. Sembra impossibile che possa resuscitare.

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