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La lotta dura (e senza perché) al glifosato contagia il governo

DiPasquale Stavola

Mar 13, 2016

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Qualcuno dovrà spiegare perché il principio di precauzione sollevato dalle autorità per l’erbicida non vale per cose altrettanto “probabilmente cancerogene” come carni rosse e fritture

Milano. Quando l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dichiarò le carni lavorate “cancerogene” e le carni rosse “probabilmente cancerogene”, gli italiani andarono nel panico. Ma le istituzioni li rassicurarono: “I titoli dei giornali sono eccessivi, non dobbiamo creare allarmismo”, diceva il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Allo stesso modo il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina: “Da noi controlli rigidi in tutta la filiera, non bisogna cadere in allarmismi”. A stemperare il clima di ansietà c’erano anche Coldiretti (“I falsi allarmi lanciati sulla carne mettono a rischio posti di lavoro”) e il fondatore di Slow Food Carlo Petrini (“E’ la quantità a fare la differenza, lanciare allarmismi un tanto al chilo è insensato oltre che stupido”).

Tutti questi attori, pubblici e privati, si comportano all’esatto opposto ora che nella lista dell’Oms è stato inserito il glifosato. Si tratta di un erbicida, il più diffuso al mondo, che da qualche mese lo Iarc (l’agenzia dell’Oms che si occupa di ricerca sul cancro) ha classificato come “probabilmente cancerogeno”, alla pari delle carni rosse (gruppo 2A) di cui tutti dicevano di non preoccuparsi e un gradino sotto gli agenti “cancerogeni” come gli insaccati (gruppo 1). L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), su richiesta della Commissione europea, ha fatto una valutazione ancora più approfondita, giungendo a conclusioni opposte: “E’ improbabile che il glifosato sia cancerogeno”. Ma ha comunque proposto “nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui di glifosato negli alimenti”. In pratica l’Efsa ha ribadito ciò che aveva detto Petrini a proposito del consumo di carne rossa (“è la quantità a fare al differenza”), indicando nuove soglie di sicurezza tossicologica sia per gli operatori che per i consumatori. Allarme rientrato? Macchè. Siccome a giugno scade l’autorizzazione per l’uso del diserbante e Bruxelles sta discutendone in questi giorni il rinnovo, è partita la campagna contro. Petrini e Slow Food hanno lanciato un appello per bandire il glifosato dall’Europa: “Bisognerà decidere se il futuro del cibo è in mano all’industria chimica o a una politica che abbia a cuore la salute dei consumatori”. La Coldiretti, oltre al divieto di uso in Europa, vuole respingere anche l’importazione di tutti i prodotti venuti a contatto col glifosato. Un ribaltamento totale rispetto alla posizione sulla carne rossa, che pure è nella stessa categoria del glifosato, quando sia Coldiretti che Slow Food parlavano di “stupidi” e “falsi” allarmismi.

http://www.ilfoglio.it/scienza/2016/03/13/la-lotta-dura-e-senza-perch-al-glifosato-contagia-il-governo___1-v-139313-rubriche_c342.htm

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