La piramide dell’odio in Italia

Dalla relazione finale della Commissione Jo Cox è emerso come il 40,3% delle persone Lgbti sia stato discriminato nel corso della vita

La piramide dell’odio: presentata alla Camera dei Deputati, presso la sala della Regina, la relazione finale della Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita nel maggio 2016 e intitolata a Jo Cox, la deputata del Regno Unito uccisa il 16 giugno del 2016.

L’incontro con la stampa è stato presieduto dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha evidenziato come la suddetta relazione finale sia stata approvata dalla Commissione nella seduta del 6 luglio scorso dopo ben 14 mesi di lavoro nel corso dei quali sono stati auditi 31 soggetti ed acquisiti 187 documenti (studi, ricerche, pubblicazioni monografiche, raccolte di dati, position papers). “La relazione – spiega la Presidente Laura Boldrini – dimostra l’esistenza di una piramide dell’odio alla cui base si pongono stereotipi, rappresentazioni false o fuorvianti, insulti, linguaggio ostile che è diventato paradossalmente normalizzato o banalizzato e, ai livelli superiori, le discriminazioni e quindi il linguaggio e i crimini di odio. Non possiamo più derubricare offese sanguinose, razziste, sessiste e omofobe a semplici battute, a episodi di goliardia o di esuberanza. Così come non si può più ritenere che il linguaggio violento sia una forma di efficace linguaggio politico. Invitiamo anche i media a fare una riflessione su questo, su una percezione così diversa dalla realtà, perché le informazioni passano a volte, non sempre, attraverso i media. Bisogna contrastare gli stereotipi, non assecondarli”.

La professoressa Saraceno è stata la coordinatrice di un Comitato ristretto del quale hanno fatto parte i deputati Giuseppe Brescia e Milena Santerini, il professor Alessandro Ferrari, il dottor Saverio Gazzelloni dell’ISTAT e, sino alla sua scomparsa, il professor Tullio De Mauro.

Discriminazioni nei confronti delle persone Lgbti

Nei confronti della popolazione Lgbti è emerso uno scenario inquietante: “Il 25% in Italia considera ancora che l’omosessualità sia una malattia – sottolinea la Presidente della Camera – il 43% ritiene che i gay siano tutti uomini effeminati mentre il 38% che le lesbiche siano donne mascoline prive di femminilità. Non solo: il 24,8% ha perplessità sul fatto che persone con orientamento omosessuale possano rivestire una carica politica, questa percentuale sale al 28,1% nel caso di un medico e addirittura al 41% nel caso di insegnante di scuola elementare. Il 20% ritiene poco o perfino per niente accettabile avere un collega, un superiore o un amico o amica omosessuale”.

Dal rapporto finale della Commissione è emerso come il 40,3% delle persone Lgbti sia stato discriminato nel corso della vita: il 24% a scuola o università, il 29,5% nel corso di una ricerca di lavoro, il 22,1% direttamente sul lavoro. Il 10,2% è stato discriminato nella ricerca di una casa da affittare o acquistare, il 14,3% nei rapporti col vicinato, il 10,2% nel rivolgersi a servizi socio-sanitari (dal medico, infermiere o altro personale sanitario), il 14,2% in locali, uffici pubblici o mezzi di trasporto.

Omofobia

Il 23,3% della popolazione omosessuale/bisessuale ha subito minacce e/o aggressioni fisiche a fronte del 13,5% degli eterosessuali. Analogamente le persone Lgbti e bisex sono state oggetto di insulti e umiliazioni nella percentuale del 35,5% a fronte del 25,8% degli eterosessuali.

A livello dei social media, le persone Lgbti sono a pari merito con i migranti come oggetto di odio nei messaggi su Twitter.

Indagine FRA sull’odio e sull’omofobia

Secondo un’indagine dell’Agenzia FRA, l’Italia è, nella percezione delle persone Lgbti, il Paese più omofobo nella UE, sia che si consideri l’incitamento all’odio e al disprezzo da parte dei politici sia che si consideri l’abitudine di utilizzare un linguaggio offensivo da parte della popolazione.

Il 91% degli intervistati ritenevano, infatti, diffuso l’incitamento all’odio da parte dei politici (una percentuale superata solo dalla Lituania) a fronte dell’11% della Germania, 37% della Francia, 40% della Spagna, 30% del Portogallo.

Sessismo

L’odio nei confronti delle donne si esprime per lo più nella forma del disprezzo, della degradazione e spersonalizzazione, generalmente con connotati esplicitamente sessuali. Gli atti di violenza e odio nei confronti delle donne, incluso il femminicidio, sono spesso opera di persone con cui le vittime sono in relazione amicale o affettiva, quando non all’interno della famiglia.

Il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito almeno una volta una violenza fisica o sessuale, per lo più da un partner o ex partner. Le italiane subiscono più violenze sessuali, le straniere più violenze fisiche ed anche psicologiche. Il 16,1% delle donne ha subito atti di stalking.

Bullismo

Poco più del 50% degli 11-17enni, il 19,8% in modo ripetuto nel mese e, tra questi, il 9,1% (cioè più di 360mila ragazzi) con cadenza settimanale è stato oggetto di qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi/e. Ancora maggiore, oltre il 60%, la percentuale di chi è stato testimone di fenomeni di bullismo verso altri.

Particolarmente toccante l’intervento della studentessa di Ostia, Flavia Rizza, vittima di cyberbullismo e  diventata la testimonial di convegni e incontri educativi per la Polizia di Stato. Molto apprezzato il video messaggio della campionessa paralimpica di scherma, Bebe Vio.

Un dato allarmante: l’82% dei ragazzi non considera grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social. Il 22% dei ragazzi italiani che utilizzano internet e smartphone sono derisi e umiliati in rete.

Razzismo e xenofobia

In Italia viene utilizzata una terminologia basata sul disprezzo che legittima l’esclusione o la criminalizzazione dei migranti, specie irregolari, creando un ambiente in cui si giustifica il loro frittamento. I social media e il web sono invasi di insulti, volgarità, diffamazioni che hanno come oggetto proprio gli immigrati.

Persone con disabilità

Le persone disabili sono tra le categorie di persone oggetto di insulto via Twitter, anche se in misura inferiore rispetto a donne, migranti e omosessuali.Dalla relazione finale della Commissione Jo Cox è emerso come il 40,3% delle persone Lgbti sia stato discriminato nel corso della vita: il 24% a scuola o università, il 29,5% nel corso di una ricerca di lavoro, il 22,1% direttamente sul lavoro.

 

La piramide dell’odio in Italia

 

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