La Siberia in fiamme

Greenpeace Russia sta documentando la Siberia in fiamme nella foresta di Taiga che si trova nella regione di Krasnoyarsk, dove oggi è esploso anche un deposito di munizioni. L’incendio sta toccando 4,3 milioni di ettari di territorio, ovvero un’area più ampia della Danimarca.

La Siberia in fiamme

Dall’inizio dell’anno, dice Greenpeace, sono stati colpiti dalle fiamme 13,1 milioni di ettari: ogni anno scoppiano incendi nella Taiga, ma la crisi di quest’anno ha raggiunto dimensioni senza precedenti: gli incendi nelle foreste siberiane sono la fonte del carbonio nero che si deposita sul ghiaccio artico. Anton Beneslavskiy, esperto di incendi boschivi di Greenpeace Russia e volontario pompiere, ha dichiarato che gli incendi si stanno trasformando in una catastrofe climatica: “Il problema degli incendi dovrebbe essere affrontato a livello internazionale negli accordi climatici globali per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5° C”.

Oltre il 90% degli incendi boschivi in ​​Russia sta bruciando nelle cosiddette zone di controllo, aree remote in cui le autorità non sono obbligate a combattere gli incendi. Greenpeace Russia chiede una revisione delle zone di controllo . Molti degli incendi nelle zone di controllo quest’anno avrebbero potuto essere estinti in una fase precoce, il che avrebbe ridotto significativamente l’area coperta dall’incendio, il fumo degli insediamenti e le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

La BBC racconta che a causa degli incendi boschivi è in atto uno stato di emergenza nella regione di Irkutsk e in altre parti della Siberia. Nuvole di fumo si sono diffuse in città. Gli scienziati del Krasnoyarsk Science Center dell’Accademia delle scienze russa hanno mappato gli incendi e hanno scoperto che i loro pennacchi hanno avvolto una vasta area:

siberia in fiamme

I residenti di Novosibirsk, terza città più grande della Russia, situata nella Siberia meridionale, questa settimana hanno assaggiato la scarsa qualità dell’aria che ha provocato attacchi di tosse, bruciore agli occhi e visite in ospedale. Anche la città di Ulan-Ude era annebbiata dal fumo. L’aria sporca derivante dalle fiamme è spesso il più mortale effetto sulla salute e gli impatti possono persistere per anni.

Gli incendi in Siberia

L’ondata di caldo ha visto registrare a luglio record in tutta Europa, con temperature insolitamente alte anche al Circolo polare artico. Copernicus ha riferito che le temperature medie in questo mese appena trascorso sono aumentate rispetto ai valori compresi tra il 1981 e il 2010 in Alaska, Groenlandia, Siberia, Asia centrale, Iran e ampie zone dell’Antartide. Anche l’Africa e l’Australia hanno registrato temperature piu’ alte della media. A livello globale, luglio 2019 e’ stato leggermente più caldo – di 0,04 gradi Celsius (0,072 Fahrenheit) – rispetto al mese precedente al record registrato nello stesso mese del 2016 che fu gia’ molto significativo, perché in quell’anno ci fu El Nino, fenomeno climatico che causa il riscaldamento delle acque del Pacifico e di conseguenza un innalzamento delle temperature, al di là dell’impatto del riscaldamento globale.

GreenReport segnala che all’università di Padova sono convinti che «Il fuoco divampato a nord rischia quindi di aggravare non di poco la situazione del nostro clima. Gli incendi infatti, secondo una stima della World Meteorological Organization, nel solo giugno scorso hanno emesso 50 milioni di tonnellate di Co2. Per fare un paragone concreto, la Svezia nel 2017 di milioni di tonnellate di CO2 ne ha emesse 42. La stima degli incendi di fine luglio inoltre, sembra essersi alzata a 100 milioni di tonnellate, cioè la produzione totale del Belgio sempre nel 2017. Il fuoco divampato infatti sta avanzando velocemente bruciando non solo gli alberi ma anche la torba. La torba è un deposito che ha all’interno diversi tipi di materiale organico, come ad esempio carcasse di animali o insetti, non totalmente decomposto, per cui estremamente ricco di carbonio».

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