La tecnologia al servizio dei bambini diabetici

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Piccole, quasi invisibili e sempre più intelligenti. Ecco come le tecnologie per il controllo della glicemia stanno aiutando tutte le persone con diabete di tipo 1, e in particolare le famiglie con bambini affetti da questa patologia

Sono sempre di più i bambini e i ragazzi con il diabete di tipo 1, che per tutta la vita dovranno convivere con la terapia insulinica: più di 25mila in Italia e il numero cresce del 3% ogni anno. Allargando lo sguardo, si stima che in Europa venga diagnosticato un bambino ogni 26 minuti. Questa patologia si sviluppa tipicamente durante l’infanzia e l’adolescenza: il pancreas smette di fare il suo lavoro e non produce più l’insulina, necessaria per metabolizzare il glucosio assunto con il cibo. Se i livelli dello zucchero crescono troppo, si va incontro a crisi di iperglicemia, se scendono oltre una certa soglia, il rischio è di ipoglicemia. Entrambe sono molto pericolose, ma lo è anche il continuo sbalzo dei valori.

Il diabete nei bambini piccoli
“Il diabete di tipo 1 comporta sempre un forte coinvolgimento emotivo dei genitori”, spiega Riccardo Schiaffini, diabetologo pediatra del Bambino Gesù di Roma. “Nei bambini molto piccoli, in età prescolare, l’evento che più spaventa e che ha un forte impatto sulla qualità di vita della famiglia è l’ipoglicemia, anche perché causa la perdita di coscienza, dà tremori, visione sfocata, stanchezza, capogiri e, nei casi più severi, può portare al coma. La gestione di queste situazioni, che si verificano spesso di notte, è molto stressante. In età scolare lo stress deriva soprattutto dal dover delegare qualcun altro – come il personale scolastico – per l’eventuale gestione di una crisi. I bambini devono imparare presto a controllarsi e ad autogestirsi”.

Quando anche una partita di calcio è un problema
Ecco perché le gite scolastiche e le attività sportive sono spesso un problema. “Una normalissima partita di calcio con gli amici si ripercuote, e in modo mutevole, sulla glicemia – continua Schiaffini – Bisogna calcolare che tipo di attività che si sta per compiere, quanto tempo durerà, quale sarà l’intensità dello sforzo fisico. Anche una scarica di adrenalina può portare all’ipoglicemia”.

Le attività anaerobiche, che prevedono sforzi brevi e intensi, o quelle miste, che sono le più frequenti – calcio, tennis, il gioco spontaneo dei bambini piccoli – comportano un aumento della glicemia subito dopo l’esercizio, ma un calo, con rischio di ipoglicemia, fino a 6-8 ore dopo”.
Invece le attività aerobiche – come la corsa, il nuoto o la ginnastica – espongono a un maggior rischio di ipoglicemia sia durante l’attività stessa, sia subito dopo, sia a distanza di diverse ore. Praticare degli sport o fare un pasto più lungo del solito sono quindi tutte situazioni in cui bisogna decidere quanta insulina somministrare, cambiando la terapia. Le famiglie si trovano a prendere delle decisioni terapeutiche vere e proprie.
Gli adolescenti, dal canto loro, devono fare i conti con la propria immagine sociale: speso vogliono tenere nascosto il diabete e la terapia, e questo può rendere difficile ottenere un buon controllo della glicemia.

http://d.repubblica.it/lifestyle/2015/05/04/news/7_5_la_tecnologia_che_aiuta_ragazzi_diabetici-2594513/

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