Lagune incantate e fiumi da sogno: c’è una “Valle degli Dei” siciliana, tutta da scoprire

Piscine naturali, cascate, pozze di acqua azzurra, vegetazione fitta e pareti strapiombanti: non si parla di località esotiche, ma di un posto nel cuore della Sicilia

A breve distanza da Noto, l’altopiano degli Iblei è segnato dalle profonde incisioni fluviali che, per milioni di anni, hanno letteralmente mangiato la roccia calcarea. Il risultato sono spettacolari canyon – qui chiamati “cave” – dove l’acqua continua a scorrere, spesso in luoghi inaccessibili, e dove la natura regna sovrana.

L’esempio più conosciuto e frequentato è probabilmente Cavagrande del Cassibile, il meraviglioso canyon dove il fiume omonimo ha creato una serie di laghetti che si innestano tra fitti strati di roccia, disegnando un paesaggio unico e straordinario. Cavagrande è soltanto una delle circa 350 cave censite, alcune delle quali però prive d’acqua, e distribuite nel territorio della Val di Noto.

Tra tutte, vale pena citare la Cava Tortone nella cosiddetta Valle degli Dei: il nome stesso già lo preannuncia, parola d’orine ‘divino’. Basta camminare qualche centinaio di metri nel fiume per arrivare in quello che è un vero e proprio paradiso, ovvero il Laghetto del Dragone e la Laguna Blu.

L’acqua del fiume assume qui tutte le tonalità del blu e dell’azzurro, mentre una vegetazione rigogliosa composta da oleandri, felci, alberi di fico e siliquastri, fa da quinta ad un ambiente dominato soltanto dal rumore dell’acqua di una cascata.

Arrivare in questo piccolo eden non è facile (per fortuna) e per farlo conviene affidarsi alle associazioni locali che organizzano acqua-trekking, torrentismo e visite guidate(tra queste, Associazione Acquanuvena, Natura Sicula). Sul fondo del canyon non vi è copertura telefonica ed il percorso è piuttosto accidentato, dunque non avventuratevi da soli.

Poco distante si trova un’altra meraviglia della natura ovvero la Cava Santa Chiara, sul cui fondo scorre l’omonimo torrente alimentato dalle sorgenti perenni di San Giovanni Lo Vecchio e Serra Porcari.

Cascate, laghetti, forre e marmitte dei giganti, si susseguono per centinaia di metri dando vita ad un ambiente meraviglioso, cinto dalla macchia mediterranea e dove l’elemento naturale dominante è l’acqua.

Meta ambita in questo tratto di fiume sono i Laghetti Cultrera; anche in questo caso è bene rivolgersi alle associazioni che effettuano escursioni guidate. Più ad ovest, la Cava Carosello permette di combinare la visita dei ruderi di Noto Antica ad un refrigerante bagno nei laghetti del fondovalle.

Devastata dal terremoto del 1693, l’antica Noto sorgeva su un altipiano interno, a cavallo tra due profondi canyon. Ancora oggi sono visibili i maestosi resti della cinta muraria, i ruderi del castello e della torre-prigione, dove tra l’altro si possono ancora vedere i graffiti lasciati dai prigionieri, così come quel che resta della chiesa dell’ospedale e i ruderi del Palazzo Landolina, un antico palazzo nobiliare.

Nei pressi della porta d’ingresso alle rovine, troverete un sentiero che scende verso la Cava Carosello, dov’è possibile osservare i ruderi di antiche concerie e mulini. Dimenticati gli effetti certamente devastanti che questa tipologia di industria deve aver creato all’ambiente fluviale, oggi il torrente forma degli incantevoli laghetti (“urvi”) dove sostare e fare il bagno.

Spostandoci tra i comuni di Rosolini e Modica non si può non citare la Cava dei Servi: un profondo canyon, oggi riserva naturale, ricco di storia e luogo di abbagliante bellezza. Questa valle fu abitata sin dalla preistoria, come testimoniano le necropoli a grotticelle, risalenti all’età del Bronzo, ed i manufatti in ceramica datati a circa 4000 anni fa.

Lungo la cava scorre il torrente Tellesimo, che nasce proprio nei pressi della riserva; anche in questo caso non mancano piccoli laghetti e pozze dove fare il bagno in un’acqua cristallina, come il Gorgo della campana.

Si potrebbe continuare, ma elencare le oltre 350 cave sparpagliate tra siracusano e ragusano è una missione quasi impossibile, e forse è meglio così: promuovere alcune bellezze del nostro territorio, mantenendo un certo velo di segretezza per altre, e assicurarsi che da qualche parte ci sia sempre un angolo di Sicilia irraggiungibile, lontano dalla mano dell’uomo, dove la natura regna incontrastata.

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