L’Isis a sud di Roma: terza guerra mondiale

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Siamo a sud di Roma“, dichiaravano quelli dell’Isis diffondendo il video sulla decapitazione di decine di cristiani copti egiziani su una spiaggia libica, sullo sfondo di un più che metaforico tappeto di benvenuto rosso sangue che ci chiama direttamente in causa: facciamo propria l’interpretazione dell’intellettuale americano James H. Kunstler, che scrive tra l’altro per il New York Times ed è autore di numerosi e dibattuti libri e saggi sulle scienze sociali e le tendenze globali, secondo il quale il significato nemmeno tanto nascosto di quel video suonava come “Noi siamo carnefici, non guerrieri”, da intendersi come i boia di un occidente che ai loro occhi oltre che infedele appare come una melma decadente, intrisa della propria finanza improduttiva e usuraia, fiaccata da una austerity insensata in nome di un globalismo già fallito, fondamentalmente incapace di combattere e, per di più, stretta in una morsa tra la vaga sensazione di dover fare qualcosa e il terrore di produrre l’effetto contrario. Un punto, quest’ultimo, che merita un approfondimento.

Come dichiara Giulio Terzi, quelli dell’Isis “sono anche dei manager della comunicazione del terrore e della capacità di approvvigionamento. Fa spavento che i punti dove si concentrano i combattimenti siano importanti snodi dei gasdotti e di approvvigionamento energetico”. Una chiave di lettura importante: ormai i fanatici jihadisti dell’Isis controllano sia in Iraq e Siria, sia infine in Libia, cruciali snodi di estrazione e trasporto di petrolio e gas che, se per il momento difficili da gestire per una massa di guerriglieri – o giustizieri – impreparati, e tuttavia già fonti di reddito attraverso il contrabbando in particolare verso compiacenti paesi asiatici, rappresentano un enorme pericolo per l’occidente anche in caso di attacco militare. Si pensi infatti a cosa significherebbe distruggere e rendere indisponibili per parecchi anni infrastrutture di produzione e trasporto degli idrocarburi responsabili di molti punti percentuali dell’approvvigionamento energetico mondiale.

L’Isis a sud di Roma: terza guerra mondiale?

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