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Luce sulla morte dei Leader Spirituali (Cristo, Osho, Buddha)

DiPaul Polidori

Giu 19, 2017

Una delle differenze tra un comune mortale e un maestro spirituale è che, in genere, il maestro spirituale ha la percezione della propria morte imminente e del disegno divino di cui fa parte, e vi si sottopone volontariamente. La sua morte è un atto di volontà, che si inserisce in un progetto di vita volto ad elevare l’umanità.

Osho morì assassinato dalla CIA. Per la precisione venne avvelenato col tallio. Il motivo del suo avvelenamento è stato già ampiamente descritto. Quello che non si è spiegato, invece, e che ha imposto una riflessione molto più profonda, è il motivo della scelta del tallio, cioè di una sostanza che l’ha avvelenato molto lentamente, tra atroci sofferenze. Perché non ucciderlo subito con metodi più rapidi? Se Osho dava fastidio al potere costituito, la cosa più logica sarebbe stata ucciderlo in un falso attentato, come avvenne per Gandhi, Martin Luther King e altri personaggi. Lo stesso Osho non capì mai questa scelta e spesso diceva ai suoi fedeli: “Non capisco perché non mi hanno ucciso rapidamente, perché questa scelta lenta e dolorosa, che peraltro mi permette di continuare a tenere discorsi e di fare il mio lavoro”.Osho morì assassinato dalla CIA. Per la precisione venne avvelenato col tallio. Il motivo del suo avvelenamento è stato già ampiamente descritto. Quello che non si è spiegato, invece, e che ha imposto una riflessione molto più profonda, è il motivo della scelta del tallio, cioè di una sostanza che l’ha avvelenato molto lentamente, tra atroci sofferenze.

Perché non ucciderlo subito con metodi più rapidi? Se Osho dava fastidio al potere costituito, la cosa più logica sarebbe stata ucciderlo in un falso attentato, come avvenne per Gandhi, Martin Luther King e altri personaggi. Lo stesso Osho non capì mai questa scelta e spesso diceva ai suoi fedeli: “Non capisco perché non mi hanno ucciso rapidamente, perché questa scelta lenta e dolorosa, che peraltro mi permette di continuare a tenere discorsi e di fare il mio lavoro”.

Osho collegava il suo avvelenamento al fatto di possedere 99 Rolls Royce. Diceva infatti: “Gli americani non mi hanno perdonato le 99 Rolls Royce. In una società materialista, in cui tutto è basato sul denaro, non potevano tollerare che io avessi 99 Rolls Royce. Se fossi stato povero, mi avrebbero lasciato fare, non avrei dato alcun fastidio. Per questo, infatti, mi facevo regalare una Rolls Royce per ogni ricco che veniva nella comunità.

Che ci faccio con 99 Rolls Royce? Non ho neanche il tempo di guidarle tutte! Sono una sfida, un simbolo. Sono una delle cose più inutili, ma sono anche il simbolo della ricchezza. Volevo dimostrare che si può essere ricchi e spirituali, e che non c’è contraddizione tra le due cose. E volevo anche mettere un filtro agli idioti: chi si fosse fermato, nel leggere il mio messaggio, alle 99 Rolls Royce, non avrebbe capito neanche il resto, e quindi era una sorta di filtro preventivo che mettevo per le persone incapaci di andare oltre l’apparenza”. La sua analisi era in gran parte corretta, ma c’è di più.

Libri e varie…
LA MORTE DI GES?
Indagine su un mistero
di Adriana Destro, Mauro Pesce

"La crocifissione fu l'attimo finale di un rivoluzionario o un sacrificio per la salvezza del mondo?
 Una indagine sulla morte che più di tutte ha segnato la storia."
 Gesù fu catturato nel cuore della notte, ed esalò l’ultimo respiro il pomeriggio seguente. La sua fine fu rapida e passò inosservata ai più. Gran parte dei suoi uomini si era infatti dileguata al primo segno di pericolo: la crocifissione segnava la fine del loro sogno di rovesciare il sistema esistente, di ricostruire le dodici tribù di Israele e di regnare su di esse in nome di Dio.
 In poche ore il loro mondo era stato stravolto. Avrebbero potuto abbandonare la causa, rinunciare e tornare alla vita normale dei villaggi. Perché non lo fecero? A chi rimase fu chiaro da subito quanto fossero essenziali questi ultimi giorni per la comunità nascente, e il resoconto della morte venne rielaborato, ampliato e rimesso a fuoco. Fiorirono racconti e testimonianze, ma a tutto ciò che disse o fece Gesù fin dall’inizio venne attribuito un nuovo significato: la sua morte da sconfitta fu trasformata in vittoria e i seguaci corressero tutto ciò che per loro non era comprensibile o accettabile.
 l risultato è che le nuove interpretazioni andarono poco alla volta a coprire e trasformare quello che era accaduto. I vangeli e gli altri testi del primo cristianesimo, che gli autori rileggono in questo saggio attraverso le lenti dell’esegesi e dell’antropologia, conservano però delle tracce nascoste che ci consentono di ricostruire in modo attendibile la vicenda di Gesù.
 È solo grazie alla ricerca, infatti, che possiamo evitare di cadere nella trappola della fiducia incondizionata – come in quella dello scetticismo assoluto – per capire cosa accadde davvero a Gerusalemme.
 E riflettere su quanto quella morte abbia segnato la nostra storia e la nostra cultura....
PARAMHANSA YOGANANDA
Una biografia con ricordi e riflessioni personali
di Paramhansa Yogananda, Swami Kriyananda

Questo libro entusiasmerà i milioni di lettori dell'Autobiografia di uno Yogi di Yogananda e tutti coloro che desiderano lasciarsi ispirare da questo grande maestro.
 E' l'unica biografia completa del grande Maestro scritta da un suo discepolo diretto e contiene molte storie inedite sulla sua vita, sentite raccontare direttamente o vissute insieme a lui dall'Autore: alcune deliziosamente umane, altre profondamente edificanti, molte che contengono miracoli al pari di quelli narrati nella Bibbia.
 Grazie alla sua vivida memoria, Kriyananda ci regala racconti affascinanti in un'ispirante immagine a tutto tondo, cogliendone tutti gli aspetti del grande guru: la sua saggezza, il suo umorismo, la sua gioia contagiosa, il suo amore infinito.
 Senti il potere della coscienza divina di Yogananda attraverso l'amorevole racconto di uno dei suoi pochi discepoli diretti!
 "Questo che hai adesso in mano non è un libro. E' molto di più. E' un incontro. Vivo, palpitante, scomodo, sincero, imprevedibile, intimo. Ma soprattutto molto ispirante. Un incontro ravvicinato con l'amato maestro Paramhansa Yogananda regalato a noi dallo sguardo e dalle parole dell'amorevole discepolo Swami Kriyananda".
 Giacomo Campiotti, regista
 "Questo libro non può mancare nel 'curriculum' del ricercatore spirituale: per alcuni sarà l'incontro della vita, per qualcun altro una tappa importante (da vivere con pienezza e magari da superare), per altri ancora un riferimento, una guida o 'solo' il meraviglioso racconto della vita straordinaria di Paramhansa Yogananda, ma per tutti, inevitabilmnente, sarà un tesoro di coscienza, una porta verso quell'Oltre che ci (e si) spinge dentro questo corso di aggiornamento, per brevità chiamato 'vita'".
 Enzo Decaro, attore
 La vita di milioni di persone in tutto il mondo è stata toccata da Autobiografia di uno yogi di Paramhansa Yogananda, uno dei più grandi maestri spirituali dei nostri tempi. In quel libro, tuttavia, Yogananda ha parlato più di altri santi e yogi che di se stesso, quasi nascondendo con spirito di umiltà la propria grandezza spirituale.
 Ora, finalmente, uno dei pochi discepoli diretti di Yogananda tuttora viventi ci racconta la biografia completa del suo grande maestro: i miracoli che egli compì quando era ancora adolescente, le sfide che dovette affrontare al suo arrivo in Occidente, le sue campagne di conferenze in tutta l'America, le sue lotte per portare a compimento tra incomprensioni e dolorosi tradimenti la missione divina che gli era stata assegnata e, infine, un resoconto di prima mano degli ultimi, gloriosi anni della sua vita.
 Swami Kriyananda non si limita a raccontare aneddoti e fatti, ma presenta anche gli insegnamenti fondamentali del suo guru. La sua sottile comprensione dello scopo della vita di Yogananda, della sua più intima natura e dei suoi progetti per il futuro, ci aiuta a comprenderne la straordinaria e multiforme grandezza.
 Un libro da non perdere, sia per chi già ama Yogananda sia per chi desidera entrare in contatto per la prima volta con la sua coscienza trasformante....
LA VIA VERSO DIO - LIBRO
Scritti scelti del Mahatma Gandhi
di Gandhi

Selezionati e organizzati da M.S. Deshpande, gli scritti contenuti in La via verso Dio si basano su una vita di esperimenti con la verità e rivelano l’essenza degli insegnamenti di Gandhi sull’amore, l’anima, la meditazione, il servizio, l’abbandono e la preghiera. Qualunque sia la sua fede, il lettore troverà saggezza e ispirazione nei molti messaggi presenti nella raccolta.
 Questo libro esplora le profonde radici religiose delle imprese terrene di Gandhi e, utilizzando le sue stesse parole, rivela il suo approccio intellettuale, morale e spirituale al divino.
 Questa edizione comprende una prefazione di Arun Gandhi, nipote del Mahatma, e un’introduzione di Michael Nagler, professore emerito di letteratura classica e comparata presso l’Università della California a Berkeley....
CRONACA DELL'AKASHA - LIBRO
La conoscenza dei mondi superiori
di Rudolf Steiner

L'uomo apprende dalla storia comune solo una piccola parte degli avvenimenti vissuti dall'umanità in epoche primordiali, e i documenti storici gettano luce su alcuni millenni soltanto. Anche ciò che c'insegnano l'archeologia, la paleontologia e la geologia, ha limiti assai ristretti; e a questa insufficienza si aggiunge l'incertezza di tutto ciò che è basato su testimonianze esteriori.
 In questo libro si dimostra come l'uomo, giunto a un grado di conoscenza relativamente alto, possa conoscere le origini eterne delle cose periture.
 Quando l'uomo ha allargato la sua facoltà di conoscenza, non ha più bisogno di documenti esteriori per studiare il passato; allora può, per mezzo di una vista interiore, scorgere negli avvenimenti ciò che non è percepibile ai sensi, ciò che in essi vi è d'imperituro.
 Dalla storia transitoria passa a quella eterna. Certo, quest'ultima è scritta con lettere diverse dalle consuete.
 La gnosi e la teosofia la chiamano Cronaca dell'Akasha....
L'UOMO CHE PIANT? IL CHIODO
Dalla devastazione alla riconciliazione
di Daniel Meurois

L'uomo che piantò il chiodo è la biografia sconvolgente del boia che, duemila anni or sono, ebbe l'incarico di piantare i chiodi nella carne di Gesù. Daniel Meurois-Givaudan l'ha recuperata nell'Akasha, la memoria eterica del pianeta, a cui ha avuto accesso uscendo coscientemente dal corpo fisico. 
 Ci sono note le storie di molti comprimari della crocefissione, ma chi mai ha raccontato la storia del boia che, duemila anni or sono, ebbe l’incarico di piantare i chiodi nella carne dell’uomo crocefisso? L’Autore ce ne restituisce la biografia sconvolgente. Ce ne descrive le vite successive, il lento evolversi da un senso di colpa devastante fino alla riconciliazione con se stesso, guidato dall’amore infinito dell’uomo di cui era stato il carnefice. A mano a mano che la storia si dipana, ci chiediamo se siamo totalmente liberi quando agiamo o se ci sono eventi “necessari” che avrebbero comunque luogo, di cui siamo solo comparse, e se è possibile liberarci del peso di cui la vita a volte ci grava. La storia del boia di Gesù ci invita ad esplorare i ruoli di vittima e carnefice, e a superare i sensi di colpa....

Come muore un maestro spirituale

Una cosa va precisata, fin da subito, per capire il motivo della scelta del tallio. Fin dall’inizio della storia che noi studiamo a scuola, i leader spirituali particolarmente innovativi, quelli cioè che portavano un elemento di forte rottura con la spiritualità del passato, sono stati tutti assassinati. Quello che varia è solo la modalità della morte, più o meno violenta, più o meno rapida.

Fin dall’inizio della storia che noi studiamo a scuola, i leader spirituali particolarmente innovativi, quelli cioè che portavano un elemento di forte rottura con la spiritualità del passato, sono stati tutti assassinati. Quello che varia è solo la modalità della morte, più o meno violenta, più o meno rapida. La morte più violenta e più crudele è stata riservata a Gesù Cristo, torturato, deriso, e crocifisso davanti alla folla. 
La morte più violenta e più crudele è stata riservata a Gesù Cristo, torturato, deriso, e crocifisso davanti alla folla. Buddha morì avvelenato durante un pasto. Una morte, quindi, più dolce di quella di Cristo, ma pur sempre “esterna”, cioè procurata dai suoi avversari. Rudolf Steiner morì avvelenato. Jacques de Molay (che in quanto Gran Maestro templare era anche il leader spirituale dei Templari, che, in realtà, erano un ordine di monaci guerrieri, ma soprattutto un ordine spirituale) morì al rogo. Socrate morì avvelenato. Pitagora morì assassinato e la sua scuola fu bruciata. Gandhi, che era un leader politico, ma profondamente spirituale, morì assassinato.

Israel Regardie, il Gran Maestro della Golden Dawn, morì avvelenato, peraltro dopo un pasto, come Buddha e come Steiner. Qualcuno obietterà che inserire Regardie tra Osho, Cristo e Buddha significa fare un minestrone di cose diverse, e che lui non era un maestro spirituale. In realtà Regardie, con la sua scelta di dare alle stampe i rituali della Golden Dawn, può essere annoverato a buon diritto tra coloro che hanno dato un forte impulso all’elevazione spirituale dell’umanità, perché lo studio della magia e dell’esoterismo è importante per tutti i ricercatori spirituali, per capire dal punto di vista “scientifico” il funzionamento del mondo spirituale.

Discorso diverso va fatto per un altro grande leader spirituale, Paramahansa Yogananda.Il maestro morì il 7 marzo del 1952, subito dopo aver tenuto un discorso al banchetto organizzato in onore dell’ambasciatore dell’India negli USA, discorso sulla fratellanza e la pace tra i popoli. Nessuno nel suo caso ha mai parlato di avvelenamento, anche perché lui, fin dal giorno prima, parlava in effetti come se dovesse andarsene, come se sapesse, cioè, che sarebbe morto l’indomani, quasi come se la sua fosse stata una scelta precisa e volontaria.

Eppure ho sempre trovato strana la sua morte, senza un malore, senza una malattia, senza un preavviso, senza una spiegazione. Semplicemente, al termine del suo discorso, alzò gli occhi al cielo e dolcemente si accasciò, andandosene dal mondo nello stesso modo dolce con cui era venuto, tra l’affetto dei suoi cari e l’armonia di una famiglia spirituale tipica dell’India di fine ‘800. Ho sempre trovato curiosa la coincidenza per cui la morte sia sopraggiunta proprio dopo un pranzo, come per Steiner, Buddha e altri personaggi. La mia idea è che sia stato avvelenato anche lui, ma che sapesse (come, del resto, Buddha e Steiner, e come lo stesso Gesù) di essere destinato a morire quel giorno. E che per questo nessuno abbia mai nutrito sospetti. Porto sempre con me, nella mia agenda, la foto che fu scattata a Yogananda pochi istanti prima della morte. Ha un sorriso dolce, enigmatico, come se volesse trasmettere qualcosa.

La “Legge del Contrappasso” spirituale

La “legge del contrappasso”, che troviamo descritta magnificamente da Dante nell’Inferno della Divina Commedia, non è una regola solo rosacrociana, come avevo ipotizzato io in altri articoli (avendo notato che la massoneria deviata la utilizzava sempre per infliggere la morte ai suoi nemici). La legge del contrappasso è una regola del mondo occulto in generale.

Dal momento che, da alcuni secoli, perlomeno da quando inizia la nostra storia ufficiale, le forze oscure del mondo occulto prevalgono su quelle spirituali “bianche”, quando emerge un leader spirituale che può elevare l’umanità, questo viene regolarmente assassinato. Il tipo di morte dipende molto dal tipo e dalla gravità del “crimine” di cui il maestro si macchia di volta in volta.

In linea di massima, l’avvelenamento viene scelto perché il maestro spirituale “avvelena” la società con le sue idee e con la conoscenza che egli trasmette (è noto, infatti, quel che si diceva di Socrate, che “corrompeva” i giovani con le sue idee, inducendoli a pensare con la loro testa e ad elevarsi spiritualmente).

Dal momento che, da alcuni secoli, perlomeno da quando inizia la nostra storia ufficiale, le forze oscure del mondo occulto prevalgono su quelle spirituali “bianche”, quando emerge un leader spirituale che può elevare l’umanità, questo viene regolarmente assassinato. Il tipo di morte dipende molto dal tipo e dalla gravità del “crimine” di cui il maestro si macchia di volta in volta. Cristo riceve la pena più grave e dolorosa, perché, tra tutti i leader spirituali succedutisi negli ultimi secoli, è quello che porta il messaggio di maggior rottura. Il suo insegnamento non era diretto solo ai poveri e ai mendicanti (come quello di Buddha), ma a chiunque, ricco o povero che fosse. Se per abbracciare interamente e veramente il Buddhismo la via era diventare monaco, per abbracciare interamente e veramente il Cristianesimo, in realtà, si poteva anche essere ricchi o sposati (il sacerdozio e la castità verranno inventati dalla Chiesa Cattolica, che nei secoli tutto ha perseguito, ma non certo il messaggio di Cristo). Il messaggio di Cristo era, quindi, quello più pericoloso per le forze spirituali oscure, il più rivoluzionario, e doveva essere estirpato nel modo più violento.
Cristo riceve la pena più grave e dolorosa, perché, tra tutti i leader spirituali succedutisi negli ultimi secoli, è quello che porta il messaggio di maggior rottura. Il suo insegnamento non era diretto solo ai poveri e ai mendicanti (come quello di Buddha), ma a chiunque, ricco o povero che fosse. Se per abbracciare interamente e veramente il Buddhismo la via era diventare monaco, per abbracciare interamente e veramente il Cristianesimo, in realtà, si poteva anche essere ricchi o sposati (il sacerdozio e la castità verranno inventati dalla Chiesa Cattolica, che nei secoli tutto ha perseguito, ma non certo il messaggio di Cristo). Il messaggio di Cristo era, quindi, quello più pericoloso per le forze spirituali oscure, il più rivoluzionario, e doveva essere estirpato nel modo più violento.

Buddha porta un messaggio analogo a quello di Cristo (compassione, amore, fratellanza senza distinzioni di sesso o razza, preghiera costante), ma meno rivoluzionario, per due ragioni: la prima, il suo messaggio nasce in seno all’Induismo, con cui ha molti punti in contatto, e la seconda, il fatto di essere stato un principe che si è fatto mendicante ha una portata meno pericolosa. Peraltro, per una scelta spirituale ben precisa, Buddha non parlò mai di “Dio”, il che esclude alla radice la possibilità che un qualsiasi buddhista parli in nome di Dio e si senta giustificato da Dio a commettere i crimini più atroci e a sconfiggere gli avversari, considerandoli ispirati dal demonio, come invece ha fatto la Chiesa e come continua a fare ancora oggi.

La differenza tra Cristo e Buddha, quindi, è nella portata del messaggio(rivoluzionario e di rottura, il messaggio Cristiano, in continuità col passato, quello di Buddha) e nell’esempio che essi portano. Non a caso, proprio per la minore carica eversiva del messaggio, sono poche o quasi nulle le guerre che si sono combattute in nome del Buddhismo. Mentre in nome del Cristianesimo (e delle altre due religioni con lo stesso ceppo, Islam ed Ebraismo) è stato fatto un bagno di sangue che non è ancora cessato (e a questo purtroppo Gesù alludeva, quando disse “sono venuto a portare la spada”).

Una morte molto violenta è inflitta anche a Jacques de Molay. I Templari erano infatti Cristiani, ma non Cattolici. Seguivano, cioè, il messaggio e la dottrina esoterica di Cristo, nelle forme tramandate dall’ala Giovannita dei cristiani (quella cui appartenevano Dante Alighieri e i Fedeli d’Amore, e i Rosacroce). Al “peccato” di seguire il vero messaggio cristiano, quello esoterico e poco accessibile alle masse, si aggiungeva quello di aver esteso il proprio dominio temporale dal Portogallo alla Terra Santa, e di aver in comune con il Sufismo islamico, i punti essenziali della propria dottrina. Se i Templari avessero portato a termine il loro progetto, quindi, ci sarebbe stata una vera e propria rivoluzione, non solo dal punto di vista politico e territoriale, ma anche dal punto di vista spirituale. Il fuoco purificatore che avrebbe mondato l’Europa dalla loro eresia e la tortura erano quindi la giusta pena da infliggere.

Osho muore avvelenato col tallio, con una morte lenta e dolorosa, perché ? come Socrate ? corrompeva i giovani e portava un messaggio rivoluzionario. Osho non predicava la povertà, né si limitava a insegnare solo meditazione. Spiegava il messaggio Cristiano (libro “Vi parlo di Gesù“) e come questo si potesse accordare con l’essere ricchi, imprenditori, politici, o contadini; inoltre, spiegava come fosse possibile conciliare la vita spirituale con il possesso di 99 Rolls Royce. Tra i suoi discepoli c’erano imprenditori ricchissimi, che avevano conciliato la loro vita imprenditoriale con la via spirituale proposta da Osho. E questo, come giustamente diceva, non gli fu perdonato.

Il sistema vuole, infatti, che la maggior parte delle persone seguano una vita materiale, consumistica e priva di senso. Al contrario, chi segue una via spirituale deve essere povero, soffrire, essere infelice (perlomeno nell’immagine che i media ci trasmettono) e possibilmente anche un po’ stupido (chi è molto religioso viene considerato meno evoluto, ignorante, quasi vicino alla superstizione, a confronto all’ateo, colto, sapiente, evoluto, moderno). Se Osho avesse esteso l’esperimento della sua comune americana, ci sarebbe stata una rivoluzione sociale, e questo non poteva essere tollerato.

Steiner fu avvelenato e osteggiato in vita, perché il suo insegnamento era potenzialmente pericoloso per le forze oscure, in quanto era diretto a intellettuali, professionisti e anche nobili, cioè alla classe colta della società, ovverosia un settore che, al di fuori della massoneria e delle società segrete, prima di Steiner non aveva accesso a una vera vita spirituale e allo studio dell’esoterismo. A differenza di Osho, che si rivolgeva ai ricchi, ma i cui seguaci erano in prevalenza poco colti, Steiner si rivolgeva all’élite intellettuale. Sono steineriani, oggi, medici, imprenditori agricoli, politici, ma anche funzionari dei servizi segreti, nobili, studenti, avvocati e magistrati.Steiner fu avvelenato e osteggiato in vita, perché il suo insegnamento era potenzialmente pericoloso per le forze oscure, in quanto era diretto a intellettuali,professionisti e anche nobili, cioè alla classe colta della società, ovvero un settore che, al di fuori della massoneria e delle società segrete, prima di Steiner non aveva accesso a una vera vita spirituale e allo studio dell’esoterismo. A differenza di Osho, che si rivolgeva ai ricchi, ma i cui seguaci erano in prevalenza poco colti, Steiner si rivolgeva all’élite intellettuale. Sono steineriani, oggi, medici, imprenditori agricoli, politici, ma anche funzionari dei servizi segreti, nobili, studenti, avvocati e magistrati.

C’è però una cosa da sottolineare. I grandi maestri spirituali, in genere, sanno in anticipo che saranno avvelenati o uccisi.Steiner ? a quanto si racconta ? si era accorto di essere stato avvelenato e, in precedenza, aveva subìto già altri attentati, come l’incendio del Goetheanum. Anche Buddha sapeva che sarebbe morto. Si narra, infatti, che mangiò il cibo avvelenato, consigliando agli altri commensali di non consumare nulla; in passato, però, era già sfuggito ad alcuni tentativi di assassinio (ad esempio, a un agguato da parte di suo cugino e rivale Devadatta). Cristo sapeva fin dalla nascita che era destinato a morire crocifisso. Osho, invece, non raggiungendo le vette spirituali e di chiaroveggenza, che erano di Cristo o di Buddha, ha faticato a capire il perché della sua morte, pur essendosi avvicinato molto alla verità. Se la mia ipotesi è vera, anche Yogananda è andato sereno incontro alla morte. Ma Yogananda, in precedenza, aveva evitato diversi altri attacchi e problemi, che alcune forze oscure volevano causargli.

Va detto che anche se il mondo spirituale nero (quel mondo che un cattolico chiamerebbe Satana o indicherebbe come “le forze del male”) può tentare di uccidere l’avversario, spesso riuscendovi, tutto rientra in un disegno spirituale molto più ampio, di cui anche le forze spirituali oscure fanno parte. Nessuno muore, se non è il suo momento e se la sua morte non si inserisce in un preciso disegno.

Una delle differenze tra un comune mortale e un maestro spirituale è che, in genere, il maestro spirituale ha la percezione di questo disegno, e vi si sottopone volontariamente. La sua morte è un atto di volontà, che si inserisce in un progetto di vita volto ad elevare l’umanità.

 

https://www.fisicaquantistica.it/verita-nascoste/luce-sulla-morte-dei-leader-spirituali-cristo-osho-buddha

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