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LUCIFERO IL PORTATORE DI LUCE…

DiPaul Polidori

Ott 11, 2016

La mistificazione cattolica della figura di LUCIFERO, portatore di LUCE, messaggero di liberazione dell’uomo, STELLA DEL MATTINO, parificato nei secoli strumentalmente alla figura di Satana, inteso religiosamente come entità divisoria del MALE, ha prodotto l’errata sovrapposizione dei due termini.

E’ facile comprendere come il potere temporale ecclesiastico abbia ripreso un’accezione volgare dal vecchio testamento per stabilire i dogmi futuri sull’uomo e sui popoli schiavi, prova ne è stato il dominio secolare della Chiesa di Roma.
Il vero satanismo, sempre nella sua accezione religiosa e profana di MALE ASSOLUTO sugli uomini, è paradossalmente ascrivibile proprio alla condotta storico politica della tirannia della Chiesa di Roma.
Furono proprio loro a percorrere quella strada arimanica nei fatti, attraverso dogmi imposti per il controllo emozionale dei popoli, attraverso guerre, crociate, colonialismi, epurazioni etniche, schiavismo, attraverso saccheggi culturali, sapienziali, annettendosi saperi poi negati alle masse soggiogate in altre terre, attraverso la coercizione spirituale ed il relativo svuotamento del significato profondo della dimensione interiore, vietati proprio perché pericolosi per il naturale e logico risveglio delle coscienze.
La manifestazione iconograficamente più satanica, sempre nell’accezione distorta cattolica, è stata paradossalmente proprio quella della Santa Inquisizione con le sue pratiche di tortura e di sadismo gratuito, con  i roghi degli eretici e degli uomini liberi, con i suoi infiniti rituali di sangue esposti nella pubblica piazza fino al tardo 800.
La Chiesa ed il suo “Potere Temporale” ha ben contribuito in 2000 anni di storia alla visione più deleteria “materialista”, nel suo significato di potere terreno, altro che spiritualità, altro che CRISTO, altro che ALTO ASTRALE, essa ha alimentato i veri inferi del sottobosco del Basso Astrale, alla pari del suo “figlio satanista”, prodotto che ne condivide, ribaltandone, tutti i suoi simboli, essendo intimamente interconnesso ad essa nei suoi aspetti più crudeli e deleteri, uguali/opposti.
Ci sono stati ovviamente anche grandi personaggi illuminati e diversi esempi positivi storici nella Chiesa di Roma, la maggioranza di loro innovatori od oppositori, portatori anch’essi di Luce, che hanno contrastato ed elevato il cristianesimo corrotto dallo schema del potere consolidato in migliaia di anni bui. Alcuni di questi avevano una visione più sociale e libertaria rispetto al dogma cattolico, luciferici nelle loro azioni e pensieri, portatori di luce come fu la figura storica, meta-storica e/o archetipica del CRISTO.
Il potere cattolico ha “controiniziato” il significato cristico, svuotandolo del suo impatto rivoluzionario, politico e sociale, riducendolo a puro esempio di sacrificio rituale, determinandone la valenza simbolica di MEMENTO MORI per tutti coloro che osano contrapporsi ai mercanti del Tempio in ogni tempo, riducendolo ad iconografia popolare, negandoci il suo ruolo, in primis, di liberatore, ergo di DIVISORE del dogma e non di “divide et impera” tra comuni mortali.
In questo sovrapponibile con colui che porta luce ed accende la coscienza, come SE’ SUPERIORE individuale e poi collettivo, come gnosi proto-anarchica della condotta esistenziale dell’uomo in questa landa desolata e senza DIO chiamata terra.
Cristo stesso come valenza egregorica ed archetipica, rappresenta l’esatto contrario della Chiesa di Roma che ne ha rubato le vesti per ridurlo solo a figlio di DIO, “eliminando” dal vocabolario non scritto il termine D’IO.
I mercanti del tempio cattolico, come di qualsiasi tempio, sarebbero cacciati fuori in malo modo, il cattolicesimo pretende di rappresentarlo, ma la sua mistificazione verte in chiave divisoria.
Con la Chiesa la figura cristica smette di indossare i suoi abiti “antagonisti” per indossare gli abiti sacrificali, usati come strumento e monito per soggiogare i fedeli che smettono di essere realmente spirituali e liberi, proiettando esternamente la loro divinità naturale interiore in un avatar artificiale esterno, prodotto dal cerchio magico sacerdotale millenario, sicuramente scevro della innata poesia tribale animista, ma ad esso legato come un feticcio atavico al quale delegare la propria schiavitù, l’esatto contrario del significato rivoluzionario storico, politico, filosofico, gnostico di colui che libera l’uomo dalle sue catene donandogli il dubbio ed il libero arbitrio.
Questo a prescindere sia esistito o meno un Gesù di Nazareth o siano esistiti più liberatori in terra di Palestina e prima, altrove.
Diventando, infine, il contenitore sistemico delle istanze popolari terrene e dell’anima, ne ha ribaltato i connotati, spegnendo la sua egregora innovatrice, continuando ad alimentare la fiamma dello status quo, trasmutato da sacro Romano Impero a Chiesa di Roma, attraverso lo schema del potere che si replica all’infinito.
Il politeismo antico è divenuto il culto dei santi, la Grande Madre è diventata Maria, madre e matrice dell’uomo, ereditando tutto il pantheon deistico dal passato, adattandolo alla propria iconografia religiosa di stato per mantenere con diverso nome lo scettro del comando, adattandosi ai costumi di ogni epoca, dettando regole e dogmi, plasmandoli nel tempo e nel Tempio.
“Fu Lucifero che aprì gli occhi all’uomo creato da Jehovah, divenendo perciò suo avversario, con il conferirci, benché ad un elevato prezzo, l’immortalità spirituale, per la quale non eravamo ancora preparati. Rese possibile lo sviluppo nella nostra coscienza di una attività libera, incorporando però nello stesso tempo la possibilità dell’errore, del male interiore originato dalle passioni. Lucifero è inoltre una figura di primissima importanza nell’evoluzione dell’umanità, poiché insegnò all’uomo la conoscenza del bene e del male, aprendo per la stirpe umana sentieri che le erano vietati.”

cit. Dizionario esoterico Rosacrociano


Il termine Lucifero significa letteralmente “Portatore di luce”, in quanto tale denominazione deriva dall’equivalente latino lucifer, composto di lux (luce) e ferre (portare), sul modello del corrispondente greco phosphoros (phos=luce, pherein=portare), e in ambito sia pagano che astrologico esso indica la cosiddetta “stella del mattino”, cioè il pianeta Venere che, mostrandosi all’aurora, è anche identificato con questo nome. Nella corrispondenza tra divinità greche e romane l’apparizione mattutina del pianeta Venere era impersonificata dalla figura mitologica del dio greco Phosphoros e del dio latino Lucifer.
Analogamente in Egitto Tioumoutiri era la Venere mattutina.
Nell’antico Vicino Oriente, inoltre, la “stella del mattino” coincideva con Ishtar per i Babilonesi, Astarte per i Fenici.
In ambito gnostico ed esoterico, Lucifero sarebbe invece un detentore di sapienza inaccessibile all’uomo comune viziato dal plagio emozionale cattolico e messaggero illuminato come archetipo di liberazione, tentatore si, ma inteso come portatore di scelta e di libero arbitrio, colui che insegna a pescare e non colui che fa la carità per concessione del sovrano.
Inteso filosoficamente come SE’ superiore, padre invisibile dell’illuminismo e della massoneria delle origini, essere luminoso, ergo figura positiva sovrapposta erroneamente, non a caso dal Clero, alla figura archetipica di Satana.
Lucifero o Lucifer è una divinità della luce e del mattino della mitologia romana, corrispondente alla divinità greca della luce: Eosforo (“Portatore dell’Aurora”) o Fosforo (“Portatore della luce”), nome dato alla “Stella del mattino”, era figlio di Eos (dea dell’Aurora) e del Titano Astreo e fu padre di Ceice (Ceyx), re di Tessaglia, e di Dedalione.
Mentre del culto di Lucifero come divinità legata a Venere non abbiamo traccia, esistevano culti dedicati a divinità definite “Lucifere” (cioè Portatrici di Luce) come Diana e Giunone.
Oltre a queste, tra le Divinità Maschili Solari più conosciute che ritroviamo nel pantheon greco-romano vi è Apollo, di cui un epiteto era Phosphoros (ΦΑΕΣΦΟΡΟΣ in lettere greche), che tradotto in latino è Lucifer, Lucifero appunto.
Il giudaismo ortodosso attuale nega l’esistenza di qualsivoglia entità spirituale che non sia Dio (quindi angeli e demoni propriamente detti), considerandoli rispettivamente come o messaggeri umani o emanazioni impersonali della potenza di Dio.
La Jewish Encyclopedia afferma che l’identità fra Sataniel (Satana) edHelel (Lucifero) risale già a un secolo prima dell’era cristiana, quando alcuni scritti ebraici, come il Secondo Libro di Enoch e la Vita Adam et Evae del I secolo d.C. circa, interpretarono un passo di Isaia e uno di Ezechiele nello stesso senso adottato in seguito dai Padri della Chiesa, riferendolo cioè al racconto della Caduta degli Angeli capeggiati dall’arcangelo Samhazai (o Samyaza, cioè “ladro del Cielo”), che sarebbe appunto altro nome di Sataniel.
Tale passo della Jewish Encyclopedia fa riferimento a tre paragrafi di due fonti dove si parla della caduta di Satana come angelo, ma il termine relativo a Lucifero (e le sue varianti come stella del mattino) non sembra essere presente, quindi tale associazione, con le conseguenze teologiche che ne conseguirebbero, andrebbe presa con molta cautela. Al vaglio, non sembra che altrove esista una documentazione nella letteratura giudaica extra-biblica del termine Lucifero e sinonimi.
Nell’Antico Testamento, Lucifero (in ebraico הילל o helel, in greco φωσφόρος, in latino lucifer) è il nome classicamente assegnato a Satana dalla tradizione giudaico-cristiana in forza dell’interpretazione prima rabbinica e poi patristica di un passo di Isaia.
Più precisamente, Lucifero è considerato essere il nome di Satana prima che Dio lo facesse precipitare dal Cielo.
Mentre Michele sarebbe il capo delle schiere angeliche, Lucifero/Satana sarebbe il riferimento degli angeli ribelli e precipitati negli Inferi.
Nella Vulgata, cioè la versione in latino della Bibbia, il termine lucifer è utilizzato nell’Antico Testamento solo quando il profeta Isaia lo applica al re di Babilonia, la cui caduta è oggetto dell’ironia del profeta. I Padri della Chiesa tennero conto del frequente accostamento di Babilonia al regno del peccato, dell’idolatria e della perdizione sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, nonché dei quattro sensi delle Scritture, e identificarono il Lucifero di Isaia con il Satana di Giobbe e dei Vangeli.

Il passaggio logico che ne emerge è che il termine Lucifero è stato usato impropriamente ed associato a figure che hanno queste caratteristiche: superbia, tentativo di equiparasi a divinità, trasgressione, caduta dal cielo (intesa come gloria, ma poeticamente parallelo al fulgore come stelle che stanno in cielo), cherubino (il cui significato si è trasformato con lo sviluppo della angeologia) e vari altri. Vista la numerosa presenza di testi scritti in cui Satana, che da attributo (il satana=l’accusatore, in ebraico) si è trasformato in personificazione, è identificato come: angelo, creatura di Dio, superbo, ribelle, caduto dai cieli, fautore del male e della seduzione e via dicendo, diventandone a tutti gli effetti un sinonimo.

Il nome “Lucifero” compare nel Nuovo Testamento solo per indicare laSTELLA DEL MATTINO e in senso traslato Cristo, la cui futura seconda venuta in terra segnalerà l’inizio di un mondo nuovo di luce: Pietro 1:19:“et habemus firmiorem propheticum sermonem cui bene facitis adtendentes quasi lucernae lucenti in caliginoso loco donec dies inlucescat et lucifer oriatur in cordibus vestris.”
La Nuova Diodati:“Noi abbiamo anche la parola profetica più certa a cui fate bene a porgere attenzione, come a una lampada che splende in un luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori.”
Nell’Apocalisse Cristo stesso si definisce “stella radiosa del mattino” (22,16) e promette la “stella del mattino” come ricompensa per chi persevera nelle buone opere (2,28).
Nei primi secoli della Chiesa, quindi, il nome Lucifer è stato considerato un titolo di Cristo: per esempio nell’inno Carmen aurorae, o come un nome adatto per i bambini cristiani.
Vedi San Lucifero, il vescovo di Cagliari (morto nel 370).


La Tentazione e la Caduta di Eva, di William Blake

Accanto alla tradizione teologica e letteraria riguardo Lucifero si sviluppò, già nei primi tempi di fioritura e di espansione delle dottrine cristiane, una corrente gnostica che tentò la reinterpretazione della figura luciferina in chiave salvifica e liberatrice per l’uomo dalla tirannia del Dio Creatore. Secondo tale dottrina, che ha radici tanto nel Marcionismo quanto nel Manicheismo, il serpente/Lucifero descritto nel Genesi sarebbe colui che ha indotto l’uomo alla conoscenza, la scientia boni et mali, e dunque all’elevazione dell’uomo a divinità, pur contro la volontà del Dio supremo che avrebbe voluto invece mantenere l’uomo quale suo suddito e schiavo, cioè quale essere inferiore.
In tale dottrina il nome Satana scompare quasi del tutto in favore del nome Lucifero, che viene interpretato alla lettera come “Portatore di luce” e viene perciò eletto quale salvatore dell’uomo.
Tutto ciò è in evidente antitesi con la concezione classica del Cristianesimo, secondo la quale invece l’aspetto luminoso di Satana è solo un mascheramento e uno strumento di seduzione.

È San Paolo il primo a ricordare che:
« anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere. »
(2 Corinzi 11,14-15)

Comunque l’idea di Lucifero come principio positivo nonché il suo accostamento alla figura di Prometeo saranno dei motivi ripresi da una lunghissima tradizione gnostica e filosofica che nella storia ha trovato echi nell’Illuminismo, nella Massoneria, nel Rosacrocianesimo, nel Romanticismo di Byron, di Shelley, di Baudelaire e persino di Blake.
Tutta questa enorme cultura, la cui matrice luciferica è rimasta sempre più o meno celata, può essere compendiata nel termine luciferismo (o luciferianesimo) inteso come controparte del satanismo, ove quest’ultimo accetta l’identificazione di Lucifero e Satana e anzi venera proprio l’aspetto tenebroso e demoniaco di Lucifero/Satana, mentre la visione luciferiana usualmente non accetta tale identificazione oppure l’accetta solo per risolvere l’aspetto “satanico/divisorio” nell’aspetto luciferino (cioè l’aspetto tenebroso nell’aspetto luminoso). 

Posto che satanismo e luciferismo non si oppongono l’uno all’altro, il culto di Lucifero come entità spirituale oppure più semplicemente come simbolo ideale ha come presupposti teologico-filosofici l’identità fra Dio e Sophia (la Sapienza) e dunque la divinità della luce di conoscenza nell’uomo, nonché infine la benignità essenziale di qualsiasi entità che sia Portatrice di luce, cioè portatrice di conoscenza.
Secondo tale visione dunque le figure archetipiche di Cristo e Lucifero o sono figure complementari, oppure sono addirittura la stessa persona in due aspetti e momenti diversi, per cui il Satana che compare nei Vangeli sarebbe stato anche il tentatore di Lucifero all’inizio dei tempi (il che presuppone la non-identità fra Lucifero e Satana).
Analogamente Rudolf Steiner distingue Arimane da Lucifero, sostenendo come «gli spiriti arimanici, o spiriti mefistofelici, sono quelli che propriamente (se si prendono i nomi con esattezza) vengono chiamati dalla concezione medioevale gli spiriti di Satana, da non confondersi con Lucifero».
Una forza malefica ancora più antica di Arimane è infine quella degli Asura, che comincerebbe a far sentire i suoi influssi solo a partire dall’epoca attuale e sempre più in avvenire.
Il massone Albert Pike scriveva nel suo libro Morals and dogma:“Lucifero è l’incarnazione della ragione, dell’intelligenza, del pensiero critico. Egli si erge dinanzi al dogma di Dio e a tutti gli altri dogmi. Egli sostiene l’esplorazione di nuove idee e di nuove prospettive nella ricerca della verità.”
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http://maestrodidietrologia.blogspot.it/2016/10/lucifero-il-portatore-di-luce.html
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