L’Ucraina antisemita fa più paura del pericolo Jihadista. L’ultimo rapporto dell’Agenzia Ebraica mondiale

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In fuga da Putin, e dall’antisemitismo che imperversa in Ucraina, piuttosto che dai jihadisti che hanno portato il “verbo” e la pratica terroristica dello Stato islamico nel Vecchio Continente. La memoria torna ai giorni successivi al duplice attacco terroristico di Parigi, contro il settimanale satirico Charlie Hebdo e il super market kosher nel cuore della capitale francese. Subito dopo altre azioni terroristiche di matrice antiebraica si ebbero in Danimarca, con il sanguinoso attacco alla sinagoga di Copenaghen, e, in misura minore, in altre parti dell’Europa del Nord. Supito dopo l’attentato di Copenaghen, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, rivolse un accorato appello agli ebrei europei perché si trasferissero in Israele: “Degli ebrei sono stati uccisi di nuovo in Europa solo per il fatto di essere ebrei – affermò Netanyahu . Questa ondata di attentati si teme che possa durare a lungo, dando luogo a sanguinosi attacchi antisemiti. Naturalmente gli ebrei meritano di essere protetti in ogni Paese, ma noi diciamo ai fratelli e alle sorelle ebrei: Israele è la vostra casa. Ci stiamo preparando ad assorbire una immigrazione di massa dall’Europa”. A tutti gli ebrei d’Europa dico che Israele vi attende a braccia aperte”, assicurò il primo ministro, “Il terrorismo dell’islam fondamentalista ha di nuovo colpito in Europa. Di nuovo un ebreo europeo è stato ucciso in quanto ebreo e questo genere di attentati può nuovamente verificarsi”. Netanyahu aggiunse che il suo esecutivo intende adottare un piano per incentivare l’immigrazione di giovani ebrei della Francia, dal Belgio e dall’Ucraina, per un ammontare complessivo di circa 45 milioni di dollari.

LA “CHIAMATA” DI NETANYAHU
All’appello-denuncia di Netanyahu, Il presidente francese François Hollande rispose che non permetterà “che le dichiarazioni rilasciate in Israele convincano gli ebrei di non poter più restare in Europa e in particolare in Francia”. In Danimarca il capo rabbino Jair Melchior rimproverò Netanyahu, sottolineando che “il terrorismo non è una buona ragione per trasferirsi in Israele”. John Mann, presidente della commissione del parlamento britannico contro l’antisemitismo, criticò con queste argomentazioni le dichiarazioni del primo ministro israeliano .“Netanyahu ha pronunciato le stesse parole dopo Parigi. È solo propaganda. Non è un caso che Israele si prepari alle elezioni generali. Non siamo disposti a tollerare che in questo Paese o in un altro Paese europeo gli ebrei si sentano costretti a partire”. In quei giorni così drammatici, titoli a tutta pagina evocavano un esodo di massa degli ebrei francesi, inglesi, danesi, italiani….per timore di non essere sufficientemente protetti dagli epigoni di al-Baghdadi in azione nel Vecchio Continente.

FUGA DALL’UCRAINA PIU’ CHE DALLA FRANCIA
Ora, le parole lasciano il passo ai fatti. O per meglio dire, ai dati. Quelli forniti dall’Agenzia Ebraica, di cui l’Huffington Post ha preso visione. Ebbene, quei dati raccontano un’altra storia, e offrono altri titoli. Il dato complessivo, anzitutto: nei primi quattro mesi del 2015, l’immigrazione in Israele, garantita dalla “Legge del Ritorno”, è aumentata del 41% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il 2014. E la grande maggioranza di coloro che hanno compiuto l’Aliyah (Salita) proviene dall’Ucraina e da altre repubbliche dell’ex Unione Sovietica. All’incirca un terzo delle 6.499 persone “sbarcate” all’aeroporto Ben Gurion per l’Aliyah, rileva il rapporto dell’Agenzia Ebraica, provenivano dall’Ucraina, e un’altra parte significativa da altre repubbliche dell’ex pianeta sovietico. Nel dettaglio: nei primi quattro mesi del 2015, l’immigrazione ebraica dall’Ucraina in Israele, ha riguardato 1.971 persone nei primi quattro mesi del 2015 in rapporto alle 625 registrate nei primi tre mesi del 2014: un incremento percentuale del 215%. Alla base di questo incremento, rileva il rapporto, c’è la situazione di instabilità e di aperto conflitto che ha destabilizzato l’Ucraina dopo la rivolta che ha portato alla defenestrazione del presidente (filorusso) Viktor Yanukovych e alla successiva ribellione armata delle regioni a maggioranza russa dell’Ucraina.

Tutto ciò ha provocato una crisi economica e finanziaria che, unita al rischio di essere coinvolti nella guerra, ha spinto molti gli ebrei ucraini ad affrontare la “Salita” verso Israele. Ricordava Daniele Raineri sul “Foglio” che il primo a sollevare la questione dell’uso spregiudicato dell’antisemitismo da parte del governo Yanukovich in occidente è stato Timothy Snyder, uno storico specializzato sull’Ucraina, che sulla “New York Review of Books” ha scritto che Kiev contemporaneamente chiede al mondo di schierarsi contro i rivoltosi antisemiti del Maidan e chiede alla polizia di sventare il complotto ebraico. Nei mesi cruciali della rivoluzione di “Piazza Maidan” ci sono stati atti antisemiti in Ucraina. Ebrei attaccati, sinagoghe imbrattate con svastiche. “Qualcuno ha dipinto svastiche su una sinagoga a Sinferopoli, in Crimea, lo stesso giorno dell’inizio dell’occupazione russa. Per vent’anni non era mai successo nulla – annota Zissels – In Crimea i nazionalisti ucraini sono praticamente assenti e gli ebrei di Crimea hanno relazioni cordiali con i tatari musulmani. Il rabbino di quella sinagoga pensa che questa sia stata una provocazione e io sono d’accordo perché le uniche forze interessate a destabilizzare la situazione in Crimea sono quelle filorusse. Il rabbino di quella sinagoga imbrattata con le svastiche ha poi firmato un messaggio aperto al mondo chiedendo protezione contro l’invasione russa. Non abbiamo prove concrete su quanto è successo, perché laggiù non ci sono state indagini, hanno altre cose a cui badare ora. Ma ci siamo fatti un’opinione al riguardo e corrisponde con l’opinione del rabbino, a proposito di questi atti d’aggressione”. “Condanniamo tutte le espressioni di estremismo e intolleranza religiosa, incluso l’antisemitismo”.

Così si era espresso il segretario di Stato americano John Kerry in conferenza stampa dopo l’incontro internazionale a Ginevra sulla crisi ucraina, il 17 Aprile di un anno fa. In quel frangente, Kerry ha fatto esplicito riferimento alle “minacce” di deportazione e confisca dei beni rivolte agli ebrei ucraini nella città Donetsk, nell’Est del Paese, dai militanti filo-russi. “Questo tipo di comportamento – ha detto Kerry – non è solo grottesco, ma non sarà tollerato”. Kerry ha poi aggiunto che nell’Est dell’Ucraina i “gruppi di militanti devono essere disarmati, così come le strade e gli edifici occupati illegalmente devono essere liberati”. Negli stessi giorni, una richiesta urgente di aiuti veniva rivolta al premier israeliano Benyamin Netanyahu e al ministro della Difesa Moshe Yaalon dal direttore generale dell’Associazione delle organizzazioni ebraiche in Europa, il rabbino Menachem Margolin, in seguito al moltiplicarsi di episodi di antisemitismo in Ucraina. In particolare, riferivano i media israeliani, viene richiesto l’invio urgente in Ucraina di guardie di protezione. In parallelo il rabbino Margolin aveva chiesto all’Unione europea di insistere con gli attuali responsabili della sicurezza a Kiev affinché impedissero gli attacchi contro la minoranza ebraica. In Ucraina, concludeva il rabbino Margolin, per gli ebrei “si è creata una situazione di emergenza” . E’ passato un anno da quell’accorato appello, ma l’emergenza antisemita denunciata dal rabbino Margolin non solo non è finita ma, come dimostrano i dati dell’Agenzia Ebraica, si è ulteriormente aggravata.

FUGA DALLA RUSSIA
Quella della “Salita” verso Israele è scelta compiuta anche da tanti ebrei russi. L’Aliyah dalla Russia, evidenzia il rapporto dell’Agenzia Ebraica mondiale, ha avuto una drammatica impennata, passando (il rapporto è sempre fra i primi quattro mesi del 2015 e l’analogo periodo del 2014), da 1.016 a 1.515. A pesare in questo caso, è la crisi economica che ha investito la Federazione Russa, una crisi esacerbata dalle sanzioni imposte dall’Occidente a Mosca dopo l’annessione, avvenuta lo scorso anno, della Crimea. Quanto ai Paesi segnati dagli attacchi jihadisti, per ciò che concerne la Francia, dal Gennaio a Marzo di questo anno, sono 1.413 gli ebrei francesi che hanno deciso di emigrare in Israele, a fronte dei 1.271 dello stesso periodo dell’anno precedente. Una variazione minima, anche se resta la gravità della ragione primaria che ha motivato questa scelta, e che fa riferimento non solo alla paura di essere bersaglio dei jihadisti ma anche per le violenze antisemite che hanno segnato precedentemente la Francia. Un rapporto pubblicato dal ministero per gli Affari della Diaspora e realizzato dal «Forum per il coordinamento contro l’antisemitismo», sottolinea come nel 2014 vi è stato “un aumento del 400% di incidenti antiebraici» dovuto in gran parte a gruppi arabo-musulmani che in Europa hanno sfruttato il conflitto a Gaza per lanciare ogni sorta di attacchi ed aggressioni.

http://www.huffingtonpost.it/2015/05/02/ucraina-antisemita_n_7195474.html

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