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David Bowie era nazista

DiPasquale Stavola

Gen 13, 2016

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Genova – Il famoso saluto nazista alla stazione Victoria di Londra nel maggio 1976 e qualche frase buttata qua e là, del tipo «L’Inghilterra ha bisogno di una dittatura», oppure i libri su Goebbels che gli vennero sequestrati dalla polizia russa al confine con la Polonia, dando vita a una leggendaria sfuriata contro i comunisti dell’allora ventinovenne rockstar. O, ancora, la frase «Sono un superuomo ariano» che accosta al «sottile Duca Bianco» da cui prende uno dei suoi soprannomi.

Tutto questo e molto altro ancora, oltre alla sua lunga permanenza a Berlino, ha contribuito ad alimentare la leggenda di un David Bowie filonazista. Difficile dire se ci abbia creduto veramente, ma nella sua vita Bowie ha avuto comportamenti che Hitler avrebbe sicuramente disapprovato, come sposare una somala, avere un ebreo tra i migliori amici, proclamarsi omosessuale, bisessuale, vestire da androgino…

Probabilmente la verità è che Bowie, tra le sue mille trasformazioni, abbia in un periodo della propria vita frequentato anche alcune letture considerate di destra, a cominciare da una certa letteratura massonico-cabalistica (l’Alba Dorata et similia) per approdare a Nietzche, come testimonia la prima moglie Angie, la quale però attribuisce queste sue passioni tanto transitorie quanto compulsive anche a problemi con la cocaina e altre droghe.

Bowie, la sinistra e l’Italia del 1977.
All’uscita di Heroes, nel 1977, David Bowie e più di lui i suoi produttori, avevano un problema, non enorme, ma comunque un problema: come promuovere l’album in Italia? In quel periodo il panorama musicale italiano era molto orientato dal giudizio politico. Fare concerti era complicato, tra autoriduttori che sfondavano i cancelli per non pagare il biglietto e chi contestava tutto quello che veniva considerato “reazionario”: se persino Lou Reed (peraltro amico di Bowie) fu vittima di un assalto nel 1975, figuriamoci che cosa sarebbe potuto succedere con il “superuomo ariano”.

E Bowie, infatti, quella volta non incluse date italiane nel suo tour, ma si limitò a una promozione con interviste su tv radio e giornali. Interviste in cui sottolineava la sua apoliticità e abiurava al gesto di Victoria Station o a dichiarazioni apparentemente filonaziste: «Mi hanno accusato di essere nazista soltanto perché ho detto che l’Inghilterra sta andando sempre di più verso una dittatura», disse ad Aldo Baglio del mitico settimanale “Ciao 2001”.

http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2016/01/11/ASGzFw8-nazista_videodocumento_bowie.shtml

 

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