Mafia capitale: «Cosma», la cassaforte di caminati

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ROMA – «Io sono ricco, te dico ’a verità. Io sono un bandito ricco. C’ho difficoltà a tirà fuori i soldi perché se nome li levano». Il re di Roma era nullatenente, gestiva milioni di euroma non aveva una casa. Degli affari che metteva a segno corrompendo assessori, consiglieri comunali e regionali, ufficialmente, nulla finiva nelle sue tasche. Massimo Carminati lo spiega chiaramente in un’intercettazione telefonica. Il Nero è in società con Buzzi, gestisce e garantisce appalti e commesse, ma in quella sterminata galassia di coop, i carabinieri del Ros hanno individuato una società direttamente riconducibile al boss, la coop Cosma, la struttura attraverso la quale Carminati rientrava in possesso dei soldi degli appalti. Scrive il gip: «Per permettere il rientro dei capitali in favore di Carminati, veniva fatto ricorso all’utilizzo della coop Cosma, una vera e propria scatola vuota, formalmente amministrata dall’avvocato Antonio Esposito, nella quale far transitare, almeno ufficialmente, i proventi dovuti a Carminati in relazione alle attività illecite perpetrate dal sodalizio per il tramite delle cooperative sotto la sfera d’influenza dello stesso.
Al riguardo, Buzzi e Caldarelli rivelavano il metodo escogitato a tal fine, concretizzato in una fittizia assegnazione di appalti alla Cosma, appalti il cui espletamento dei lavori sarebbe invece stato effettuato da altre cooperative legate al sodalizio, e, in primis, dalla 29 giugno. Le intercettazioni confermano. «La Cosma non è nostra è di Massimo – spiega Buzzi a un suo collaboratore a dicembre 2012 – ce l’abbiamo noi e lui c’hamesso un avvocato».

http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/mafia_capitale_cosma_cassaforte_carminati/notizie/1395965.shtml

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