Memorie di un fan di David Bowie

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Il giorno che mi appassionai a David Bowie era appena uscito l’album “Heroes”. Era il settembre del 1977. I costumi di Ziggy Stardust erano già in soffitta e il pallido Duca Bianco stava lasciando il posto al Bowie berlinese. Grande pezzo, “Heroes”, con i suoi riferimenti al muro e a quanto di brutto si trovasse dall’altra parte. In realtà, David Bowie non si occupò mai di politica ma fu una persona di grande cultura, sempre interessato a tutto. Cantante, musicista, autore, pittore, scrittore, mimo, attore: David Bowie era un artista, a 360°. I suoi testi invitavano spesso a riflettere e non erano mai banali. Oggi qualcuno lo definisce “satanista”, “massone”, dedito a culti magici, senza contare l’etichetta di omosessualità che si portò dietro per lungo tempo. Niente di tutto questo: David Bowie era semplicemente se stesso. Un personaggio poliedrico, un prisma che filtra la luce e la combina in base ai movimenti. Per sgomberare il campo da equivoci, basterà ricordare che Bowie era cristiano, come da egli stesso affermato e come confermato dalla moglie Iman in una lunga intervista. Pur interessatosi al Buddismo, al quale aderirono molti dei suoi amici, lo vediamo portare spesso al collo una catenina con una semplicissima croce. Figlio di un protestante ma con una madre cattolica, David confidò di sentirsi vicino ai cristiani gnostici, di cui condivideva alcune metodiche, se non altro per il desiderio di conoscere e di far progredire se stesso anche attraverso la conoscenza. Questo perchè, come si è detto, egli era un artista sempre incline alla sperimentazione. Allo stesso modo, mi piace ricordare una sua frase, che testimonia la sua fede in Dio, quando, chiacchierando con il regista Dario Argento, affermò categoricamente che la fede cattolica detiene una verità assoluta, che nessuno potrà mai cambiare e stravolgere: il ruolo dei dodici apostoli. Quanto alla sua presunta omosessualità, Bowie rivelò che ciò fu soltanto una messa in scena, dovuta al personaggio androgino di Ziggy Stardust. Dopotutto, ebbe due mogli, due figli, e non si sa quante fidanzate. Proiettato nel futuro, fu anticipatore di mode e tendenze artistiche, sempre decenni avanti rispetto a tutti i suoi colleghi. Senza David Bowie non sarebbero esistiti i Cure, Siouxsie, i Joy Division, David Sylvian e i Japan, Morrissey e gli Smiths, e tutto il movimento della new-wave nata dal punk, senza contare l’esercito infinito di malriusciti scimmiottatori. Nonostante gli eccessi da rockstar, tradottisi anche nell’assunzione di sostanze stupefacenti, Bowie fu figlio della sua epoca, con tutto ciò che deriva dall’esserne protagonista in un ruolo di successo. Ma David Bowie andrà sempre ricordato, non soltanto per l’immenso artista che è stato. Deve essere ricordato per l’eredità che ci ha lasciato e di cui egli fu sempre testimone ed esempio: quella di essere sempre noi stessi. Ciao David, grazie di tutto.

Joe The Lion

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