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Morto lo scrittore Umberto Eco. Ci mancherà il suo sguardo sul mondo

DiPasquale Stavola

Feb 20, 2016

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Aveva 84 anni. E’ stato filosofo, semiologo e grande esperto della comunicazione. Non ha mai perso la voglia di osservare la politica. Aveva appena lanciato una nuova casa editrice “La Nave di Teseo”, dopo aver rifiutato di restare in quella che lui chiamò “La Mondazzoli”, la fusione Mondadori-Rcs. E’ stato anche storico collaboratore di Repubblica e de l’Espresso

Umberto Eco è morto. Il mondo perde uno dei suoi più importanti uomini di cultura contemporanei e a tutti noi mancherà il suo sguardo sul mondo. Aveva 84 anni, è stato scrittore, filosofo, grande osservatore ed esperto di comunicazione e media. La conferma della scomparsa dell’autore de “Il nome della Rosa” e de “Il pendolo di Foucault” è stata data dalla famiglia aRepubblica. La morte è avvenuta alle 22.30 di ieri sera nella sua abitazione.

Cultura in lutto, è morto Umberto Eco

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Nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932, Umberto Eco era un semiologo, filosofo e prolifico scrittore. Nel 1988 aveva fondato il Dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna.

L’ultima sua intervista: “Siamo pazzi, lasciamo la Mondazzoli” di FRANCESCO MERLO

Umberto Eco ha scritto numerosi saggi di estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo. Tra questi il già citato “Il nome della Rosa“, uscito nel 1980 e diventato in brevissimo tempo un bestseller internazionale con 14 milioni di copie vendute, traduzioni in oltre cento lingue, una trasposizione cinematografica che ha vinto 4 David di Donatello nel 1987, e “Il Pendolo di Foucault“, del 1988. Dal 12 novembre 2010  era socio dell’Accademia dei Lincei, per la classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche.

L’ultimo suo libro, pubblicato nel 2015, proprio il giorno del suo compleanno, è stato “Numero Zero” , uscito per i tipi della da Bompiani. Un libro ambientato nel 1992 che parla di una immaginaria redazione di un giornale, con forti riferimenti alla storia politica, giornalistica, giudiziaria e complottistica italiana, da Tangentopoli a Gladio, passando per la P2 e il terrorismo rosso. E uscirà postumo il suo ultimo libro con il titolo Pape Satan Aleppe. Lo ha annunciato poche ore dopo la morte Elisabetta Sagarbi: “L’ultima fatica di Umberto uscirà a maggio. Il libro lo aveva finito, consegnato e corretto. La copertina è disegnata dal suo amico Cerri. È un volume di saggistica, di interventi su temi di attualità e lo pubblicheremo insieme ai suoi precedenti dieci titoli di saggistica”. E sarà il suo contributo alla neonata casa editrice “La Nave di Teseo”.

Umberto Eco è morto. Il mondo perde uno dei suoi più importanti uomini di cultura contemporanei e a tutti noi mancherà il suo sguardo sul mondo. Aveva 84 anni, è stato scrittore, filosofo, grande osservatore ed esperto di comunicazione e media. La conferma della scomparsa dell’autore de “Il nome della Rosa” e de “Il pendolo di Foucault” è stata data dalla famiglia aRepubblica. La morte è avvenuta alle 22.30 di ieri sera nella sua abitazione.

Nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932, Umberto Eco era un semiologo, filosofo e prolifico scrittore. Nel 1988 aveva fondato il Dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna.

L’ultima sua intervista: “Siamo pazzi, lasciamo la Mondazzoli” di FRANCESCO MERLO

Umberto Eco ha scritto numerosi saggi di estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo. Tra questi il già citato “Il nome della Rosa“, uscito nel 1980 e diventato in brevissimo tempo un bestseller internazionale con 14 milioni di copie vendute, traduzioni in oltre cento lingue, una trasposizione cinematografica che ha vinto 4 David di Donatello nel 1987, e “Il Pendolo di Foucault“, del 1988. Dal 12 novembre 2010  era socio dell’Accademia dei Lincei, per la classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche.

L’ultimo suo libro, pubblicato nel 2015, proprio il giorno del suo compleanno, è stato “Numero Zero” , uscito per i tipi della da Bompiani. Un libro ambientato nel 1992 che parla di una immaginaria redazione di un giornale, con forti riferimenti alla storia politica, giornalistica, giudiziaria e complottistica italiana, da Tangentopoli a Gladio, passando per la P2 e il terrorismo rosso. E uscirà postumo il suo ultimo libro con il titolo Pape Satan Aleppe. Lo ha annunciato poche ore dopo la morte Elisabetta Sagarbi: “L’ultima fatica di Umberto uscirà a maggio. Il libro lo aveva finito, consegnato e corretto. La copertina è disegnata dal suo amico Cerri. È un volume di saggistica, di interventi su temi di attualità e lo pubblicheremo insieme ai suoi precedenti dieci titoli di saggistica”. E sarà il suo contributo alla neonata casa editrice “La Nave di Teseo”.

“Numero Zero” – Eco-Scalfari, dialogo sull’Italia e i suoi giornali

La scommessa sulla Nave. L’ultima sua intervista, invece, fu a Repubblica lo scorso 24 novembre quando lo scrittore decise insieme a Sandro Veronesi, Hanif Kureishi, Tahar Ben Jelloun ed altri di non pubblicare più per il nuovo colosso Mondadori-Rcs controllato da Segrate, pur essendo tra i migliori della scuderia Bompiani. E di seguire Elisabetta Sgarbi in una nuova avventura, la casa Editrice “La nave di Teseo”. E proprio questa nuova “avventura” di Umberto Eco, appresa la notizia della scomparsa, ha voluto salutare con un tweet la sua “guida”. “La nave di Teseo saluta il suo capitano. Grazie Umberto”.

De “La Nave di Teseo” Umberto Eco aveva parlato, come detto, al nostro giornale. Il punto della massima chiarezza è stato anche quello della massima oscurità, quando, raccontava Umberto Eco, “si sono incontrate per non capirsi Elisabetta Sgarbi e Marina Berlusconi”, non donne incompatibili e incomunicabili per ideologia, ma per antropologia. È da quell’incontro che è nata “La Nave di Teseo”, due legni arcuati e all’insù come simbolo, la nuova case editrice finanziata dagli scrittori, a partire dai due milioni messi proprio dallo scrittore che, faceva progetti con l’entusiasmo e i rischi di un ragazzo, pur sapendo di avere ormai 84 anni (ancora da compiere): “Perché il progetto è l’unica alternativa alla Settimana Enigmistica, il vero rimedio contro l’Alzheimer”. Velleitari? “Peggio, siamo pazzi”, diceva a Francesco Merlo che lo intervistava per Repubblica, di cui Eco è stato storico collaboratore, così come con l’Espresso.

Eco ammetteva che con questa nuova esperienza potevano rischiare il magnifico fallimento. L’editoria infatti – ragionava lo scrittore assieme agli altri che lo hanno voluto seguire in questa nuova avventura – è il modo più elegante per dissipare i propri risparmi, magari in modo lento, ma sicuro. Inoltre – sosteneva ancora – in un’epoca non creativa, l’editore può essere destinato all’impotenza.

Ma lo scrittore spiegava: “Teseo è solo un pretesto, un nome come un altro. L’importante è la nave, non Teseo”, tirando fuori la sua tanto amata semiologia, riferendosi anche al fatto che la nave di Teseo è proprio quella che perde e sostituisce i pezzi, un po’ premonitore della sua scomparsa. Eco ha voluto a tutti i costi che la nave continuasse a navigare, con o senza di lui, pur sapendo, forse, di avere poco tempo a disposizione per condurla in acque sicure.

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita – aveva detto in passato – Chi legge avrà vissuto 5000 anni. La lettura è un’immortalità all’indietro”.

Eco e la politica. Una scelta, quella di lasciare il gruppo editoriale della famiglia Berlusconi, che ha probabilmente origine nelle posizioni che Eco prese nei vent’anni del Cavaliere. Lui, da garante di Libertà e Giustizia, fu sempre in prima fila nel denunciare gli eccessi politici e personali del premier. “Noi credevamo che il nostro presidente del Consiglio avesse con Mubarak in comune solo una nipote, ma invece ha anche il vizietto di non voler dare le dimissioni” diceva nel 2011 a Firenze.

I suoi studi universitari e il suo rapporto conflittuale con la Chiesa. Figlio di un negoziante di ferramenta, in gioventù fu impegnato nella GIAC (l’allora ramo giovanile dell’Azione Cattolica) e nei primi anni cinquanta fu chiamato tra i responsabili nazionali del movimento studentesco dell’AC (progenitore dell’attuale MSAC). Nel 1954 abbandonò l’incarico (così come avevano fatto Carlo Carretto e Mario Rossi) in polemica con Luigi Gedda.

Durante i suoi studi universitari su Tommaso d’Aquino, smise di credere in Dio e lasciò definitivamente la Chiesa cattolica; in una nota ironica, in seguito commentò: “si può dire che lui, Tommaso d’Aquino, mi abbia miracolosamente curato dalla fede”.

http://www.repubblica.it/cultura/2016/02/20/news/morto_lo_scrittore_umberto_eco-133816061/

 

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