Mussolini da ragazzo, la passione per l’arte, il destino nell’oratoria

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“Il trionfo della giustizia” e il “Michele Perrin” sul palcoscenico del Teatro Comunale di Forlimpopoli

Due documenti e due testimonianze dirette ci raccontano il giovane Benito degli inizi del Novecento

Siamo all’inizio dell’anno 1901. Benito Mussolini frequenta la Scuola Normale di Forlimpopoli, ha 17 anni e mezzo. Anche di questo momento storico abbiamo trovato documenti molto interessanti: anche questi li abbiamo visti esposti alla mostra dedicata al giovane Mussolini a Predappio lo scorso anno e, come per altri documenti, siamo andati a cercarli per averli tra le mani presso l’Archivio di Stato di Forlì. Si tratta di due locandine del Teatro Verdi di Forlimpopoli che annunciano due eventi culturali: la messa in scena del dramma in tre atti “Il trionfo della giustizia” del 27 gennaio 1901 e la recita di beneficenza con la commedia in due atti “Michele Perrin”, del 10 febbraio dello stesso anno.

Di queste due vicende parlano Rino Alessi nel suo “Il giovane Mussolini” ed Edoardo Bedeschi in “La giovinezza del Duce”. Sia Alessi che Bedeschi sono compagni di scuola di Benito, dunque il loro racconto è riferito da esperienza diretta. Altri autori poi raccontano gli episodi relativi a questo momento, ne parleremo. Prima di tutto vediamo di cosa si tratta e cominciamo con il dramma che va in scena domenica 27 gennaio. Si chiama “Il trionfo della giustizia”, anche questa è una recita di beneficenza “a favore del Comitato Forlimpopolese data dai convittori del Collegio G. Carducci”. Al titolo della rappresentazione segue l’elenco dei personaggi ed interpreti: Benito Mussolini riveste il ruolo di Gregor, ispettore generale. In fondo alla locandina si legge: “La scena avviene in Iscozia – epoca: secolo XVI”. Sotto: “Funerali e danze – Brillantissima farsa con prologo. La scena avviene in Bologna all’epoca moderna. Prezzi: ingresso cent. 30 – posti distinti cent. 20 oltre l’ingresso”.

Vediamo il secondo documento: il “Michele Perrin” va in scena domenica 10 febbraio 1901 alle 20. C’è in scaletta, dopo la commedia, la cui “scena avviene a Parigi all’epoca della Rivoluzione”, un concerto di flauto, quindi una “farsa brillantissima” e “negli intermezzi A. Calderara, accompagnato al piano da M. Alberici, canterà alcune canzonette in dialetto bolognese”. In fondo alla locandina troviamo scritto: “La recita sarà preceduta dalla commemorazione di Giuseppe Verdi fatta dall’allievo del III Corso Benito Mussolini”. Giuseppe Verdi, infatti, è scomparso da pochi giorni, esattamente il 27 gennaio 1901. Vediamo ora come Bedeschi e Alessi ci raccontano queste esperienze scolastiche di inizio secolo: “Alla fine di gennaio muore Giuseppe Verdi, il più fulgido genio musicale italiano.

. Il Rettore dell’Istituto dà incarico a Mussolini di commemorare il grande scomparso nel teatro comunale di Forlimpopoli alla presenza del pubblico e dei convittori. Fu il suo primo discorso ufficiale ed insieme il suo primo trionfo oratorio, che ben meriterebbe di essere ricordato nel marmo più dell’eroicomico gesto, precedentemente compiuto dal ‘Re della strada e della foresta'”.

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Alessi invece approfondisce la vicenda e comincia riferendo di come nasce l’idea di mettere in scena questi spettacoli: “Al vecchio Valfredo [il direttore della Scuola, Ndr] venne in mente un’idea […]: organizzare una serie di spettacoli teatrali con  commedie edificanti, in cui non fosse indispensabile la partecipazione di donne [siamo nel 1901 …]. In verità, l’idea non era nuova: l’aveva avuta, in altri tempi, il professor Carlo Giovanni Mor, un uomo con un cuore grande come quello di Giuseppe Garibaldi, che soleva cucinare in tutte le salse e con effetti sempre salutari. Il professor Mor accettò l’incarico con la certezza di un pieno successo. Chiamò Mussolini e gliene parlò, lusingando il suo amor proprio. Le rappresentazioni avrebbero avuto luogo nel teatro del ‘Passatore’, alla Roca degli Oderlaffi. La prima recita, a sala e palchi gremiti, ebbe luogo alle venti del 21 gennaio 1901 [Alessi ricorda male la data, abbiamo visto infatti dal documento originale che si tratta del 27 gennaio] con il dramma ‘Il trionfo della giustizia’. Dove il professor Mor avesse scovato questo soggetto rimase sempre un mistero. Forse lo aveva scritto lui stesso, per una grande parte di protagonista, adatta alla sua persona. Nel corso dei tre atti il professor Mor, nei panni del signore di Alinod, fingeva di essere nato sordo e muto. Con questo trucco riusciva a scoprire l’autore del delitto di cui la polizia non aveva potuto trovare il bandolo. Benito ed io partecipammo a questa messinscena; Benito come ispettore capo di polizia ed io come ufficiale [infatti sulla locandina si legge: “Thomm, ufficiale – R. Alessi]. A salvare la situazione della serata venne rappresentata una famosa farsa intitolata ‘Funerali e danze’, che allora era la delizia di tutte le filodrammatiche dell’Emilia e Romagna. Il pubblico, di buon palato e sempre generposo coi convittori, rimase soddisfattissimo. Accolse perciò con piacere dai manifesti murari che il 20 febbraio [anche qui c’è un errore di data: la locandina originale, come dicevamo, riporta la data del 10 febbraio] alle ore venti ci sarebbe stata una seconda recita con la commedia ‘Michele Perrin’, seguita da un concerto di flauto e, dulcis in fundo, dalla commemorazione di Giuseppe Verdi, appena morto, ‘fatta dall’allievo di III Corso, Benito Mussolini’. Il concerto di flauto con accompagnamento di chitarra toccò a me. Il tema era un’aria melodica tolta dalla ‘Luisa Miller’ di Verdi. Fu un autentico disastro perché, a un certo punto, il chitarrista perdette il ritmo e per finire si mise a strimpellare come se accompagnasse un valzer di Zaclèn, famosissimo violinista adorato in tutte le ‘balere’ della Romagna. Con la faccia che mi bruciava per la patita vergogna fuggii dietro le quinte, mentre, chissà perché, gli applausi piovevano da tutte le parti”.

http://www.ilgiornaleditalia.org/news/la-nostra-storia/865853/Mussolini-da-ragazzo–la-passione.html

 

 

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