• Dom. Gen 17th, 2021

Ciadd News Radio e TV

Per info tel 320 221 74 20 e-mail ciaddsrl@gmail.com

“Noi, terremotati di serie B. Lo Stato ci volta le spalle”

DiPaul Polidori

Nov 1, 2016

Guai a finire lontani dalle telecamere in caso di terremoto. Ben lo sanno i sindaci. «Nel 1997 – racconta il primo cittadino di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci – siccome l’attenzione dei media era tutta per Assisi e Foligno, città straordinarie per carità, ma nessuno si filava noi marchigiani, le risorse furono divise non equamente: il 65% andò a loro, il 35% a noi».

Ecco dunque perché si battono per avere un briciolo di attenzione. È la premessa per entrare nel cosiddetto «cratere», là dove poi arriveranno gli aiuti straordinari dello Stato. Per un territorio è questione di vita o di morte. Filippo Saltamartini, sindaco di Cingoli, nel maceratese, ha dovuto far evacuare l’ospedale e ora ha chiuso al traffico un imponente viadotto, già malandato, inoltre assiste una cinquantina di residenti che vivono fuori casa. Siccome Cingoli è fuori dal cratere, quel sindaco rischia di restare ingabbiato dal Patto di Stabilità, ossia senza i soldi dallo Stato e senza poter spendere nemmeno quelli del Comune. Dice: «Si dovrebbe guardare ai danni reali e permettere ai sindaci di intervenire, non questa pazzia del cratere sì o cratere no».

La storia si ripete a Matelica. E a Tolentino, burocraticamente parlando, il terremoto non si sarebbe sentito: peccato che da ieri siano in 400 senza casa e aumenta, ora dopo ora, la lista degli edifici dichiarati inagibili. A San Severino Marche il 40% delle case è lesionata, ma non è prevista alcuna procedura straordinaria. Sarebbe fuori dal cratere pure Camerino, che lamenta tanti danni e soprattutto è spaventata dalla fuga degli studenti universitari, motore dell’economia locale.

Già, l’economia. Don Vinicio Albanese, fondatore della comunità di Capodarco, che ben conosce queste zone, si è raccomandato: «La ricostruzione deve essere innanzitutto economica e sociale. Prima vengono le comunità, poi le case». È quello che paventano tanti sindaci. Dice Marco Rinaldi, da Ussita: «Se non aprono gli impianti da sci, cade il lavoro e muore il paese. Il rischio è la desertificazione». A Preci, Pietro Bellini sta cercando di frenare l’esodo dei suoi concittadini: «Se ne sono andati via in tanti ed è un dramma. I danni si riparano, le comunità non si ricreano».

Il sisma ha colpito duro un pezzo di Marche e di Umbria che vive di piccola e media industria. La Varnelli, per dire, pregiata produttrice di anice, ha fatto sapere che riprenderà subito la produzione. Così tanti salumifici della zona. Gli amministratori locali, intanto, sono tra l’incudine e il martello. Da una parte c’è il freddo che incombe. Dall’altra, il pericolo di spopolare paesi che già si reggevano a malapena. E a mandare via la gente o a chiudere strade, come riparte la produzione?

A Muccia, c’è un giovane vicesindaco, Samuele Cucculelli, che da giorni dorme in camper con moglie e due figli piccoli. «Più di tanto non possiamo reggere». Nel pomeriggio si festeggia con una merenda alla bell’e meglio il compleanno di Lorenzo, che compie 5 anni. E per fortuna oggi c’è il sole. «È vero, le persone non sono contente di andare via, ma con il gelo, come si fa…».

Qui la Protezione civile di fatto non è mai arrivata. Dal 24 agosto non è venuto un solo tecnico da fuori. Erano sempre gli ultimi nella lista d’attesa. S’infervora il sindaco, Mario Baroni: «I sopralluoghi li ha fatti il nostro ufficio tecnico. Avevamo sistemato 70 persone. Ma ora è tutto inagibile e sono in 920 senza casa». Una disattenzione che continua. A Muccia molti continuano a dormire in macchina, altri in una tensostruttura o nei container appena liberati dagli operai che lavoravano alla superstrada. Ai fornelli il cuoco che era dell’agriturismo.

E figurarsi che Muccia è considerata ufficialmente terremotata, ricompresa nella lista dei 64 Comuni del cratere. E chi è fuori? Zero assoluto. Dal piccolo Comune di Apiro, sempre nel maceratese, il sindaco Ubaldo Scuppa grida: «Ci hanno lasciati del tutto soli. Con le nostre forze abbiamo evacuato una settantina di persone. Ho 24 edifici pubblici inagibili e così tutte le chiese. Sono veramente amareggiato».

 

1944538d4c65cfe953d4b58d96b2e1ae-kjwb-u10901435891553zic-1024x576lastampa-it

http://www.lastampa.it/2016/10/30/italia/cronache/noi-terremotati-di-serie-b-lo-stato-ci-volta-le-spalle-SEsMlDwB0Ck5oaRkYWoXGP/pagina.html

 

(Visited 11 times, 1 visits today)