NOTTE DI SAN GIOVANNI: ANTICHE USANZE

Molti neopagani chiamano questa festa Litha o Alban Heruin, o Casmaran oppure “le Erbe” e la celebrano rifacendosi a usi e a riti neo-wiccan, neo-druidici, nordeuropei o americani, conoscendo vagamente i poteri delle erbe solstiziali, della rugiada e dei fuochi sacri e dimenticando o trascurando come le tradizioni nostrane ancora conservino le antiche memorie pagane. Queste arcaiche usanze, pur se intessute di lugubri ispirazioni e anatemi cristiani come una bella stoffa macchiata e rovinata, sopravvivono nei proverbi, nelle preghiere, negli inni e persino nella letteratura più raffinata.
Canti, invocazioni, preci, aforismi: anche se il Battista e i suoi attributi (l’acqua benedetta, il sangue, la decollazione, sole/fuoco) sono pregnanti, le antiche usanze spuntano ovunque, e spesso sotto forma di elementi bucolici, campestri, di saggezza popolare e di sapienza meteorognostica: noci, iperico, ruta, lavanda, artemisia; mutamenti climatici, crescita delle messi, guarigioni miracolose: tutto è molto magico e poco consono all’ortodossia cristiana, che la Magia la rifugge

A SAN GIOVANNI, di Gabriele D’Annunzio, poesia tratta da “La figlia di Iorio”

Splendore:
Il tuo padre è a mietitura,
fratel caro; e la stella diana
s’è mirata nella falce,
nella falce che non riposa.
[…]

Ornella:
E domani è San Giovanni,
fratel caro; è San Giovanni.
Su la Plaia me ne vo’ gire,
per vedere il capo mozzo
dentro il sole, all’apparire,
per veder nel piatto d’oro
tutto il sangue ribollire.
[…]

Favetta:
Su, Vienda! Su, capo d’oro!
Guardatura di vinca pervinca!
Or si falcia alla campagna
quella spiga che ti somiglia.

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A field of flowers, Daniel Ridgway Knight

LE ERBE DI SAN GIOVANNI, di Maria Alinda Bonacci Brunamonti (Perugia, 21 agosto 1841 – Perugia, 3 febbraio 1903)
(la “ricetta” per fare l’Acqua di San Giovanni)


Le cimette io cogliea della mortella
spigo, timo, cedrina e vigorosa
menta, con rosmarino e nipitella
foglie di noce e qualche ultima rosa.

E tutta, entro una conca, l’odorosa
boccetta esposta alla Diana stella
con limpid’acqua, v’infondea gelosa
le spiche d’aglio e il pan, la nostra ancella.

Io ne ridea e le movea domanda:
perchè dell’aglio col maligno odore
offender l’aromatica lavanda?
Ella, facendo il segno della croce:
l’aglio di San Giovanni ha gran valore,
nè della strega or più l’occhio gli nuoce.

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The sensitive plant, Frank Dicksee

SAN GIOVANNI, poesia di Giovanni Pascoli tratta dall’ opera ‘Le canzoni di re Enzio (1908-1909)

Col manipello delle spighe in capo
torna la schiava. Tra i capelli neri
ha paglie e reste e foglie di rosette
che paion ali rosse di farfalle.
“Va’, Flor d’uliva, va’ con le mie figlie,
monta sul pero, monta sul ciriegio.
Domani viene San Zuanne e vuole
le prime pere e l’ultime ciriegie.
Le porterete in piazza di Bologna
coperte con le pampane di vite”.
“Va’, Flor d’uliva, va’ con le mie nuore,
cava nell’orto l’aglio e le cipolle.
Per San Zuanne chi non compra l’aglio,
per tutto l’anno non arà guadagno.
Prendi la maggiorana e petroselli,
la camomilla e spighe di lavanda”.
“Va’, Flor d’uliva, va’ con la cognata
per medesine e benedizioni:
foglie di nose e flori di pilatro,
vesiche d’olmo e fiori di sambuco.
Nell’acquastrino prendi le ramelle
del salcio d’acqua detto l’agnocasto”.
Va Flor d’uliva, torna va ritorna,
ma lieta in cuore, che vedrà domani,
vedrà Bologna e le sue grandi torri;
e canta… E per le spalle a mo’ de l’onde
scorrèn le longhe ciocche blonde…
Domani è il Santo delle innamorate.
Siedono su le panche le pulzelle.
Son li amadori a’ loro piè col mento
sopra le mani, e i gomiti sull’aia.
Gli occhi guardano, palpitano i cuori:
palpitano le lucciole nel buio.
Parlano e dànno in lievi risa acute;
fanno le rane prova di cantare.
Ma Flor d’uliva siede in terra e intreccia
le lunghe reste; ch’ella non ha drudo.
Le code intreccia, e mette, ad ogni volta
data alle code, un capo d’aglio nuovo;
ma gode in cuore, ché vedrà le torri,
che in una torre c’è una caiba, e, dentro,
re Falconello, le catene d’oro,
i ceppi d’oro, anche i cavelli d’oro.
I lunghi pioppi scotono le vette:
son li aierini che vi fan la danza.
I barbagianni soffiano dai buchi:
son le versiere che ansimano andando.
La guazza cade: è ora di partire.
Partono i drudi, per non far incontri.
Cade la guazza, che fa bene e male.
Rincasan ora le pulzelle; ancora
la schiava è là, sola con li aierini
che si dondolano… Oi bel lusignolo!
canticchia: torna nel meo broilo!…
Non vanno a giro omai che le versiere;
vanno alle case dove è un lor fantino;
il lor fantino nato da sette anni
in questa notte, ch’era San Giovanni.
Chiamano all’uscio. Stesi sulle siepi
son fascie e teli, a prendere la guazza;
e li aierini passano soffiando
sui bianchi teli, sulle bianche fascie,
tremanti al soffio. Qua e là nell’aie
muoiono i fuochi crepitando appena.
È mezzanotte, l’ora che al sereno
prende virtù l’erba, la foglia, il fiore,
e l’olio chiuso nelle borse d’olmo,
e il ramo puro, il ramo d’agnocasto.
Ora il tesoro ch’è sotterra, sboccia,
fiorisce un tratto, e subito si spegne.
Ora si trova l’erba che riluce,
che fa vedere ciò che fu sepolto.
Ora si vede al lume di tre lumi
chi è lo sposo a cui dormire accanto.
Ora nei trebbi, incerte del cammino,
sostano un poco insieme le versiere.
A li aierini chiedono la strada,
e li aierini ridono. Ma ecco,
di qua di là, lente tra il sonno e piane,
ton, ton, suonano le campane.

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A moment’s rest, Daniel Ridgway Knight

SAN GIUVAN-DE-GGIUGGNO, di Giuseppe Gioacchino Belli,

Domani è Ssan Giuvanni? Ebbè ffío mio,
cqua stanotte chi essercita er mestiere
de streghe, de stregoni e ffattucchiere
pe la quale er demonio è er loro ddio,
se straformeno in bestie; e tte dich’io
c’a la finosomia de quelle fiere,
quantunque tutte-quante nere nere
ce pòi riffigurà ppiú dd’un giudio.
E accusì vvanno tutti a Ssan Giuvanni,
che llui è er loro Santo protettore,
pe la meno che ssia, da un zeimilanni.
Ma a mmé, cco ’no scopijjo ar giustacore
e un capo-d’ajjo o ddua sott’a li panni,
m’hanno da rispettà ccome un Ziggnore.
Traduzione: Domani è San Giovanni? Ebbene, figlio mio, questa notte coloro che esercitano il mestiere di streghe, stregoni e fattucchiere e per i quali il demonio è il loro dio, si trasformano in bestie, e ti dico anche che la fisionomia di queste fiere, quantunque tutte quante nere nere, rassomiglia a più di un giudeo [gli ebrei, nell’immaginario dell’ignorante popolino romano, passavano per abilissimi incantatori]. E poi vanno tutti a San Giovanni che è il loro santo protettore da almeno seimila anni. Ma a me con uno scopiglio al giustacuore e una o due teste d’aglio sotto i panni, mi devono rispettare come un signore [alla scopa e all’aglio si attribuivano facoltà protettive contro streghe e stregonerie].

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The Signal, Daniel Ridgway Knight
«La note de San Zuene
destina mosto, sposalizi, gran e pane. 
»
(proverbio dialettale veneto)

Trad.: “La notte di San Giovanni destina il mosto, i matrimoni, il grano e il granturco.”
Questo proverbio ci indica alcuni dei sortilegi compiuti durante la nottata magica: per la mietitura si avanza qualche dubbio a causa della rugiada che, secondo la tradizione, cadrebbe questa notte sul grano; anche il granoturco e l’uva si trovano in una fase delicata dei loro processi; per quanto riguarda il matrimonio, le ragazze cercano di interpretare i presagi per capire le loro sorti amorose.

« Chi nasci la note de San Zuene
no vedi strighe e no sogna fantasme. 
»
(proverbio dialettale veneto)

Trad.: “Chi nasce la notte di San Giovanni non vede streghe e non sogna fantasmi.”
Il proverbio evidenzia che i fortunati che nascono in questa notte sono investiti di poteri straordinari.

« San Giovanni col su’ fogo
el brusa le strighe, el moro, e ‘l lovo
 »
(proverbio dialettale istriano)

Trad.: “San Giovanni con il suo fuoco, brucia le streghe, il moro ed il lupo.”
Il proverbio rileva l’usanza antica di accendere i fuochi, utili per allontanare la sfortuna e i contagi.

Quand che la lavanda
la sent Sant Zvàn avnì
la lavanda la vò fiurì
la guaza ‘d San Zvàn
la guarés ogni malàn

Trad.: “Quando la lavanda sente San Giovanni arrivare, la lavanda vuol fiorire, la guazza di San Giovanni guarisce tutti i malanni.” Proverbio romagnolo.

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Summer, William Adolphe Bouguereau

– La raccolta di 24 spighe di grano, da conservarsi tutto l’anno, se custodite gelosamente servivano come formidabile amuleto contro le sventure.
– Era costume recarsi all’alba sulla riva del mare a bagnarsi per preservarsi dai dolori reumatici.
– Era credenza comune che il bagno con l’acqua odorosa che veniva tenuta fuori l’intera notte, perchè la Madonna e San Giovanni passando la benedissero, avesse effetti strabilianti. Si poteva ricorrere ad un recipiente piccolo, possibilmente una bacinella, lasciato sul davanzale durante la sera della vigilia con immersi dei fiori di campo (camomilla, margherite, melissa, ginestra), con la convinzione che una volta benedetta dal Santo fosse efficace contro il malocchio, l’invidia e le fatture, specialmente sui bambini.
– La prima acqua attinta la mattina della festa manteneva la vista;
– All’uso del bagno si affiancava anche l’uso dei comparati. Per stabilire il comparato, una persona inviava all’altra, la vigilia di San Giovanni, un mazzolino di fiori che quella ricambiava poi la vigilia di san Pietro.
– I contadini portavano sul lido le bestie, buoi e cavalli, perchè si rinvigorissero e fossero immuni da malattie.
– L’uva raccolta al sorgere del sole e data in pasto ai polli, evitava che questi danneggiassero la vigna.
– Quelli che nella viglia di San Giovanni Battista fanno fuochi, passando sopra di quelli toccandosi per la mano, poi si chiamano compari e comadri di San Giovanni. Durante la notte ardevano nelle campagne molti falò, specie in cima alle colline o a dossi, in modo da poter rotolare lungo i pendii ruote infuocate. Il contadino, con questi fuochi, voleva aiutare il sole che cominciava a scendere sull’orizzonte perchè non l’abbandonasse e continuasse a offrire la sua energia ai campi. Ma i fuochi sono stati interpretati anche come festa in onore del sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale.

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Antiche usanze e nuovi gesti: come celebrare questa festività nel presente
Iperico: è l’Erba di San Giovanni per antonomasia, una pianta potente, sacra e magica: le inflorescenze si adoperano, assieme alle radici della pianta, per creare sacchettini di protezione da conservare o da donare: Sacchettini di protezione
I fiori si usano anche per fare il tipico oleolito. Raccolto a mazzetti, l’iperico si potrà appendere sull’uscio di casa, come protezione, e negli ambienti: nelle camere dei bimbi, nelle stanze dei convivi, in giardino, nelle stalle e vicino alle cucce dei nostri animali da compagnia. In questo link sono riportate informazioni, tradizioni, usi magici e curiosità, e anche dei suggerimenti per fare l’oleolito: Iperico, magico e solare

Salto del fuoco: durante il Sabba, con il sacro falò, saltare oltre le braci, alle donne propizia la fertilità.

Acqua lustrale (detta anche Acqua Lucis): ogni regione ha le proprie varianti e i propri rituali, riguardo alla persona deputata alla preparazione, al tipo di “ricetta”, alle erbe e ai fiori adoperati, agli usi di questa acqua magica e ai momenti precisi in cui farla e in cui adoperarla. C’è chi la prepara nella sera precedente il solstizio (tra il 20 e il 21 giugno) e chi si attiene al folclore della notte di S. Giovanni. Chi al mattino ne fa abluzioni, e chi durante il Sabba passa la ciotola ai fratelli e alle sorelle per bere il mistico liquido. Per tradizione, l’acqua lustrale andrebbe fatta con l’acqua di sette fonti e mescolata col tizzone del falò solstiziale.
Per una tradizione semplice, alla portata di tutti, basterà reperire le erbe magiche classiche: iperico, artemisia, ruta, lavanda, aglio, elicriso, verbena, felce, timo, potentilla, e anche le altre erbe il cui tempo balsamico è di questi giorni solstiziali: mentuccia (la nepitella), prezzemolo, fiori di convolvolo selvatico, rosmarino, erba cedrina e, naturalmente, petali di rosa.
Si pongono rametti, inflorescenze e foglie in una ciotola, la si riempie di acqua e la si posa nell’erba alla sera, affinché durante la notte vi si raccolga la rugiada. Al mattino si usi quest’acqua per lavacri e mistiche abluzioni: al mattino ci si asperga il viso e le braccia.
Infine si scoli l’acqua e la si imbottigli: la si adopererà per purificare gli ambienti, via via durante l’anno: se ne aggiunga un po’ nell’acqua per lavare i pavimenti, i vetri di casa: la si può spargere per casa come atto purificatorio, specialmente sull’uscio, contro le presenze nefaste.
Chi beve di quest’acqua durante il Sabba, sarà unito da sorellanza e fratellanza per un anno, da questo solstizio al prossimo.

Divinazione con l’acqua: questo Sabba è un festa del Fuoco e anche dell’Acqua: è tradizione divinare con l’uso di bacili e con l’ausilio dell’acqua lustrale: Idromanzia, lecanomanzia 

Barca di San Giovanni: benchè la tradizione abbia spostato questo rito alla notte dei santi cattolici Pietro e Paolo, il 29 giugno, l’uso più arcaico vuole che questa divinazione avvenga nella notte solstiziale. Il rituale cambia di regione in regione e sulla pagina di Wikipedia c’è una breve ma esauriente spiegazione: https://it.wikipedia.org/wiki/Barca_di_San_Pietro

Nocino di San Giovanni: il tipico liquore fatto con le noci ancora verdi: sul web si possono reperire molte ricette: cercate quelle più tradizionali senza troppe varianti, in modo da creare un nocino all’insegna della tradizione. Ricordate che anche la raccolta delle noci ha un ricco simbolismo magico e mistico.

La Notte delle Fate: come nella notte del 1° novembre si assottiglia il velo tra i mondi, in questo Sabba estivo, si assottiglia il passaggio con il mondo delle Fate, che in questa notte mistica giungono a visitare la nostra realtà. Le Lucciole ne sono un’anticipazione

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SERA D’ESTATE, di Rainer Maria Rilke

“S’è sciolto in spruzzaglia il gran sole.
La sera d’estate, divampa;
riarde di febbre nel volto.
Sospira di schianto: « Vorrei…. »;
ma quindi ripete – « Son stanca… »

Sussurran preghiere i cespugli.
Nel folto, una lucciola splende
(eterna fiammella) a mezz’aria.”

Recinge ogni candida rosa,
vermiglia raggiera – il tramonto.


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Acqua Lucis:


“Unguento unguento, mandame alla noce de Benevento. Supra acqua et supra vento et supra omne maltempo.” Bellezza Orsini dicit
Fonti e approfondimenti:

– SALOME’ – LA TESTA E LA SPADA

– IDROMANZIA

– IPERICO, MAGICO E SOLARE

– SACCHETTINI DI PROTEZIONE

– LITHA – IL SABBA DEL SOLSTIZIO D’ESTATE

– LA MAGIA DEL 24 GIUGNO: SAN GIOVANNI

– “Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno”, di Alfredo Cattabiani, Ed.: Mondadori
– http://mondodelbelli.blogspot.it/2010/06/l…giovanni-e.html
– www.tarmassia.it/notizie/?menu=1797…heda&id=1539507
– https://it.wikipedia.org/wiki/La_notte_di_…_e_il_granturco

https://pietrediluna.forumfree.it/?t=72665687&fbclid=IwAR3LQR_q3vUh5Jia3EAxLBFi6JN8AwI84Mr8mZ_r0vGXKW0tBWp8wdQqjrQ
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