Vincenzo Mastronardi, consulente legale della famiglia Varani, riferisce che la madre della vittima “appresa stamattina la notizia del suicidio di Marco Prato, ha pianto. Ho appena sentito il padre di Luca e di nuovo ho colto la grande umanità e la compostezza di questi genitori”. Poi ha aggiunto: “Seppur nella sofferenza immensa, la famiglia continua a ripetersi: ‘cosa avrà passato in quei momenti Luca, quando voleva riprendersi e realizzava, aveva franca percezione, che stava per morire’. Il loro pensiero va al vissuto del figlio negli ultimi istanti, lasciato a terra con un coltello infisso nel petto mentre gli assassini, stanchi, dormivano”. Alessandro Cassiani legale di parte civile per la famiglia di Luca Varani, nonostante precisi che questo episodio rappresenta “una tragedia nella tragedia“, non crede “che Prato si sia tolto la vita per rimorso o pentimento. Da quel punto di vista nè lui nè Manuel Foffo si sono comportati bene con i genitori di Luca – aggiunge Cassiani – Credo piuttosto che alla base del suicidio ci siano più fattori: fermo restando che il carcere era l’unica strada che lui e Manuel Foffo hanno meritato per la gravità del fatto loro attribuito, ritengo che abbiano pesato su Prato la lunga detenzione, l’estenuante attesa del processo che ha dovuto subire, due rinvii per lo sciopero degli avvocati quando si sarebbe potuto chiudere in fretta optando per il rito abbreviato, come ha fatto l’altro imputato, e soprattutto il fatto che in udienza avrebbe deposto, su citazione della procura, lo stesso Foffo, che avrebbe scaricato sull’ex amico ogni responsabilità”.

Michele Andreano, l’avvocato che ha seguito Foffo nel processo abbreviato con cui è stato condannato a 30 anni di carcere, parla di “notizia tragica”, ma precisa: “Noi avevamo lanciato l’allarme mandando fax e presentando istanze in cui segnalavamo il rischio a cui poteva andare incontro anche Manuel Foffo. Ci tengo a precisare che io non sono più l’avvocato di Foffo, ma questa vicenda – afferma Andreano – riapre la questione del controllo che alcuni detenuti devono necessariamente avere all’interno delle carceri. Attualmente Foffo è detenuto a Rebibbia in una struttura sorvegliata. Per Prato non so qualche fosse il regime cui era sottoposto ma i controlli sono assolutamente necessari”.