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I papiri di Ercolano sono stati scritti con inchiostro al piombo

DiPaul Polidori

Mar 27, 2016

La presenza di metallo nell’inchiostro per scrittura era la norma nel Medioevo, e la sua prima testimonianza risaliva finora al 420 d.C. Uno studio pubblicato sui “Proceeding of National Academy of Sciences” da Vito Mocella dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi (IMM) del CNR di Napoli e colleghi dell’Università di Grenoble-Alpes, del CNRS francese e dell’Università di Gand, in Belgio, dimostra ora che questo tipo di tecnica per la scrittura era già usata quattro secoli prima, perché si trova in due frammenti dei cosiddetti papiri di Ercolano.

Gli autori hanno analizzato la composizione di frammenti di papiri carbonizzati in seguito all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e scoperti tra il 1752 e il 1754 a Ercolano, nella Villa del Papiri, di epoca romana. Alcuni di questi frammenti sono stati analizzati in diverse occasioni, con risultati contrastanti: alcune analisi hanno rilevato piombo e stronzio in concentrazioni relativamente elevate, ma senza produrre una mappatura completa degli elementi presenti.

Per analizzare i reperti, Mocella e colleghi hanno usato diversi metodi di imaging, tra cui fotografie in luce visibile, microscopia a raggi infrarossi e di fluorescenza a raggi X, grazie all’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble. Quest’ultima tecnica in particolare ha permesso di distinguere la composizione del papiro da quella dell’inchiostro, presente in quantità tali da escludere una contaminazione ambientale. Questo significa che il metallo veniva aggiunto deliberatamente all’inchiostro.

“Grazie alla potenza di fascio di sincrotrone dell’ESRF, le analisi sono state molto veloci, un decimo di secondo a pixel, permettendoci di acquisire numerosi dati rapidamente e su tutti i campioni”, ha aggiunto Mocella. “Abbiamo quindi la certezza della correlazione tra informazione chimica e traccia visibile delle lettere”, che si trovano sul papiro.

La scoperta apre una nuova prospettiva anche per altri studi di archeologia.

“Grazie alle competenze diversificate messe in campo e all’uso delle tecniche disponibili su diverse linee di luce di ESRF, abbiamo spinto a un livello mai raggiunto la nostra conoscenza degli inchiostri del periodo classico dell’antichità e pensiamo di poter ottimizzare tecnica e lunghezze d’onda della luce da usare per l’analisi e la lettura di altri documenti antichi”, ha concluso Mocella.

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http://www.blueplanetheart.it/2016/03/24/i-papiri-di-ercolano-sono-stati-scritti-con-inchiostro-al-piombo/

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