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Pena di morte, perché gli Usa potrebbero abolirla

DiPaul Polidori

Dic 21, 2015

Un giudice della Corte Suprema si è schierato contro la pena di morte. Altri quattro potrebbero seguirlo. Calano le esecuzioni.

Negli Stati Uniti sono state eseguite “solamente” ventotto condanne a mortenel corso del 2015. Si tratta del numero più basso degli ultimi sedici anni, il che alimenta le speranze di chi si batte per l’abolizione della pena capitale. “Il declino è evidente”, spiga un rapporto pubblicato il 16 dicembre dal Centro d’informazione sulla pena di morte (Dpic) degli Usa.

 

A far ben sperare è il fatto che tutte le esecuzioni siano concentrare in soli sei Stati americani, su un totale di trentuno che ancora prevedono la pena di morte. Solamente in tre di essi, Texas, il Missouri e la Georgia, si concentra l’86 per cento del totale, ovvero ventiquattro casi.

 

Sentenze di condanna ai minimi dagli anni Settanta

Altro dato incoraggiante è relativo al numero di sentenze di condanna emesse dalle corti d’assise americane: sono state quarantanove, in calo del 33% rispetto al 2014, e a livello più basso mai registrato dall’inizio degli anni Settanta. “Queste cifre non possiedono solamente un valore statistico, ma riflettono un cambiamento di mentalità, riscontrabile in tutto il paese”, ha commentato Robert Dunham, direttore del Dpic, parlando all’agenzia Afp.

Perfino in Texas, lo stato nel quale appare più radicata la pena capitale, “le condanne hanno registrato un calo record quest’anno”, ha dichiarato Kristin Houlé, della Coalizione texana per l’abolizione della condanna a morte. In effetti, si può notare che, dal 2011 ad oggi, su un totale di 254 sentenze capitali, il 70% risulta concentrato in sole otto contee.

 

Va detto che una delle “leve” del cambiamento potrebbe essere legata a fattori molto più pratici che etici. Negli Stati Uniti si registra una crescente difficoltà a reperire i prodotti che vengono utilizzati per le iniezioni letali: sono sempre più numerose le industrie farmaceutiche, soprattutto europee, che si rifiutano di fornire agli Usa sostanze mortali.

 

L’addio alla pena di morte potrebbe passare per la Corte Superma

Del tutto orientata ad una scelta morale e politica, è stata la presa di posizione a favore dell’abolizione del giudice della Corte Suprema Stephen Breyer, che nel mese di giugno aveva alimentato le speranze degli abolizionisti schierandosi dalla loro parte. È proprio sull’alta corte americana, che vengono esercitate le maggiori pressioni: vi risiedono nove membri e quattro, sono progressisti (oltre allo stesso Breyer, anche Ruth Bader Ginsburg, Elena Kagan e Sonia Sotomayor).

La stessa Corte Suprema sospese già la pena capitale nel 1972, per poi ripristinarla nel 1976. Il “piano” potrebbe essere di portare dalla parte degli abolizionisti Anthony Kennedy, conservatore moderato che sulle grandi questioni sociali ha spesso funto da ago della bilancia.

 

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http://www.lifegate.it/persone/news/cosa-abbiamo-cercato-su-google-nel-2015

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