Per contrastare l’Isis l’Europa dialoghi ​in Siria con Assad”

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L’arcivescovo della chiesa Siriaca di Antiochia, Boulos Safar: “Se non lo faranno il terrorismo dell’Isis arriverà anche in Europa. È solo una questione di tempo”

Nel mosaico mediorientale esistono tantissime differenti chiese cristiane. Questa intervista nasce dall’incontro a Zhale, paese a maggioranza cristiana immerso tra i paesi sciiti della Valle della Bekaa, con l’arcivescovo della chiesa Siriaca di Antiochia, Boulos Safar. I siro-ortodossi sono tutt’oggi monofisiti in quanto credono in un Cristo solo apparentemente uomo, la cui natura è totalmente divina; pertanto non riconoscono i decreti del concilio di Calcedonia, il IV concilio ecumenico della cristianità del 451 d.c.

La Chiesa ortodossa siriaca utilizza come lingua liturgica il siriaco, un idioma appartenente all’aramaico. Il suo rito liturgico è quello siriaco occidentale. A capo della Chiesa è il Patriarca siro- ortodosso di Antiochia, con sede a Damasco.

In che paesi è presenta la comunità Siriaca Ortodossa?

Le nostre comunità sono presenti sia in Siria, che in Iraq, Libano, Giordania, Turchia e Terra Santa.

Lei va spesso in Siria, essendo il patriarca della sua chiesa a Damasco. Come è la situazione dei tanti Cristiani del Paese?

Durante il primo anno della guerra civile l’emigrazione della comunità non è stata eccessiva, poi con il peggiorare della situazione molti sono scappati in Europa, Canada e America. In pratica dovunque fosse possibile. Noi sotto il governo di Bashar al Assad stavamo molto bene, potevamo praticare la nostra fede liberamente. Come chiesa non siamo d’accordo con il punto di vista di molti paesi occidentali sul governo ufficiale siriano. Per noi non era la dittatura spietata di cui gli occidentali parlano e la rivoluzione non era democratica, ma spinta da interessi sauditi, americani e israeliani. Quando la gente ha visto che il regime perdeva il controllo in molte zone cristiane ha cominciato a spaventarsi. Per noi tutto è stato chiaro quando gli islamisti sono entrati a Raqqa e hanno cominciato a distruggere le chiese e a uccidere i cristiani che non si convertivano. Attualmente nel paese ci sono due tipi di immigrazione, una verso l’estero e una interna verso Damasco o le montagne a occidente di Homs o nelle zone in cui sono presenti gli Alawiti. Nelle regioni a maggioranza sunnita tutti i cristiani sono scappati. Per ora la maggioranza dei cristiani sono rimasti nel paese, mentre il 25 per cento ha già lasciato la Siria.

Appoggiate il governo ufficiale siriano?

Oggi esistono due governi nel paese l’Isis e Assad, l’opposizione moderata è estremamente fragile e in pratica non esiste, quindi è assolutamente inutile contare su di loro. Consapevoli di questa realtà, tra un governo che non ha mai creato problemi ai cristiani e un altro che ci uccide, non possiamo che stare con il governo ufficiale siriano. Per questo chiediamo all’occidente di ricominciare a dialogare con Bashar al Assad. Bisogna inoltre chiedere alla Turchia di smettere di ospitare i terroristi che vanno a combattere contro Damasco e di non permettergli più di entrare in Siria.

L’Iran e gli Stati Uniti hanno firmato un accordo quadro sul nucleare che verrà finalizzato nei prossimi mesi. Ora che i due nemici storici si stanno riavvicinando e già collaborano in Afghanistan e Iraq, ha senso non dialogare con Damasco?

Non ha molto senso, infatti gli Stati Uniti, al contrario dell’Europa, di nascosto già parlano con il governo di Bashar Al Assad. Ma ci sono molte resistenze da parte dell’Arabia Saudita, della Turchia e di Israele che antepongono i loro interessi nazionali a quelli dei siriani.

Come è la situazione in Iraq?

Nei territori controllati dall’Isis i cristiani che si sono salvati sono ormai scappati tutti. Nella parte controllata dal governo ufficiale abbiamo chiesto che la costituzione riconosca autonomia alla comunità cristiana. Per ora non ci hanno risposto, ma i rapporti con gli sciiti, maggioritari in questa aerea, sono comunque positivi. Per ora solamente la zona autonoma Curda di Arbil ha accettato di riconoscere una certa autonomia ai cristiani. Bisogna però ricordare che l’80 per cento del 800 mila cristiani del paese se ne è già andato.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/contrastare-lisis-leuropa-dialoghi-siria-assad-1114594.html

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