• Mar. Dic 1st, 2020

Ciadd News Radio e TV

Per info tel 320 221 74 20 e-mail ciaddsrl@gmail.com

Perché Renzi ha sbaciucchiato Putin

DiPasquale Stavola

Mar 8, 2015

renzi-mosca-kiev-2

La visita di Renzi a Mosca ha raggiunto i risultati economici e di visibilità che ragionevolmente si proponeva. Il nostro presidente del Consiglio sapeva benissimo che l’Italia non è in condizioni di influire sulle decisioni russe sull’Ucraina né di convincere la Russia di darci una mano in Nord Africa per combattere la diffusione del radicalismo jihadista. Non può neppure attenuare ufficialmente le sanzioni e le contro-sanzioni fra Mosca e l’UE.

Certamente, l’incontro di Renzi con Putin è stato visto con fastidio dai principali paesi europei e dagli USA. Essi l’hanno però accettato senza commenti ufficiali. Forse perché si rendono conto che l’economia italiana è stata particolarmente danneggiata dai recenti eventi internazionali e dalle sanzioni decise da altri. L’Italia non si è adeguata a queste ultime per convinzione, ma per solidarietà atlantica ed europea. Con molti degli Stati che conoscono difficoltà interne o che sono stati sottoposti a sanzioni, il nostro Paese aveva interessanti rapporti commerciali con Russia, Libia, Siria, Iran e Iraq.

Il costo per l’Italia non è stato attenuato da nessuna compensazione economica, né dall’aumento di peso o di prestigio politico. Era necessario dire basta. La scusa che l’incontro a Mosca dovesse spianare la strada al sostegno della Russia al Consiglio di Sicurezza per l’eventuale risoluzione ONU d’intervento internazionale per por fine al caos libico, era solo una foglia di fico per mascherare i veri obiettivi della visita, che erano soprattutto commerciali e di segnalare ai nostri alleati di tenere conto degli interessi italiani.

L’Italia ha avuto una reazione meno preoccupata degli altri europei sulle iniziative russe in Ucraina. Il suo atteggiamento non è derivato solo dal suo ridotto interesse per la modifica degli assetti europei post-guerra fredda, ma soprattutto dalla realistica valutazione che, sostenendo Maiden, l’Occidente faceva un passo più lungo della gamba e si imbarcava in una via senza uscita. Mentre per la Russia l’Ucraina fa parte del suo spazio vitale di sicurezza, per tutti gli Stati occidentali, con l’eccezione di quelli europei centrorientali, ha solo un valore ridotto.

Per l’Ucraina Mosca, è disposta a combattere. La contiguità territoriale e la presenza di una forte minoranza filo-russa, la favoriscono. Combatterà anche se il conflitto dovesse prolungarsi ed estendersi territorialmente. Nessun occidentale è disponibile a morire per l’Ucraina. Nei confronti di Mosca l’Occidente deve re-imparare i concetti della geopolitica classica. E’ stato “politicamente corretto” dimenticarsene. Ha dominato la moda di attribuire ai principi e ai valori un’importanza maggiore di quella che in effetto hanno nelle relazioni internazionali. In essa continuano a dominare i rapporti di forza, la geografia e la storia. Una buona cura di realismo politico farebbe bene all’intero Occidente.

Nella crisi dei rapporti con la Russia e nella stessa visita di Renzi a Mosca è nuovamente tornato in evidenza un fatto che ha meravigliato molti europei e che, soprattutto in Italia, siamo portati a considerare una stranezza malgrado le visite di Matteo Salvini a Mosca e l’applauso diMarine Le Pen per l’annessione della Crimea alla Russia. Esso è stato brillantemente illustrato, nel marzo dello scorso anno, nell’articolo di Foreign Affairs “Putin’s Brain – Alexander Dugin and the philosophy Behind Putin’s Invasion of Crimea”. Vi si spiega come le teorie geopolitiche eurasiste, di cui Dugin è l’esponente di maggior spicco in Russia, abbiano influenzato la visione geopolitica di Putin.

L’eurasismo, contrapponendo la massa continentale alle potenze oceaniche (“pluto, giudaico, massoniche”, avrebbe detto Mussolini!) ha ispirato le ideologie delle destre europee, soprattutto quelle più populiste. Anche in Italia. La Società Editrice “Barbarossa” di Milano ha pubblicato vari scritti di Dugin, soprattutto da quando divenne animatore, ancora negli anni di Eltsin, del Centro di Geopolitica della Duma russa, e fu incaricato dal presidente di definire “un’idea di Russia”, che sostituisse non solo l’ideologia comunista, ma anche quella dell’impero, come la Russia era sempre stata.

http://www.formiche.net/2015/03/07/renzi-mosca-putin/

(Visited 19 times, 1 visits today)