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Provincia e routine diventano un avamposto del presente: si parla di fuga, ma si continua a restare. “Resti in città” di MODNA riflette sulla stasi elettiva, mentre il mito del nomadismo digitale resta un racconto più che un progetto

DiPaul Polidori

Feb 6, 2026
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Ogni giorno, intorno alle tre del mattino, le città tornano alla propria ossatura. È un orario che non promette più nulla: i bar restano aperti per inerzia, il traffico si assottiglia, e quel fascino notturno che di solito avvolge le strade lascia spazio a una verità meno romantica, ma rivelatrice. In quel “silenzio finto”, dove il traffico è solo un’eco e le luci dei lampioni feriscono gli occhi, si consuma il paradosso di “Resti in città”, il nuovo singolo di MODNA scritto a quattro mani con Daniele Pirozzi tra le aule del Conservatorio Nicola Sala.

Ascolta su Spotify.

Il brano arriva in un momento in cui l’idea di “cambiare vita” è diventata una formula ricorrente, ma sempre più spesso resta confinata alle parole. Si parla di fuga, di ripartenza, di altrove, di viaggio come catarsi e di nomadismo digitale come massima aspirazione, mentre le giornate continuano a svolgersi nello stesso perimetro.

Con “Resti in città”, MODNA lavora in maniera controintuitiva, perché non racconta chi parte, ma chi decide di rimanere, o meglio, chi ha imparato perfettamente il linguaggio dell’andarsene assimilandone ogni concetto, senza mai trasformarlo in azione. Il sogno della fuga continua a esistere, ma si consuma nella ripetizione, fino a diventare un’abitudine, una promessa che non trova mai il compimento effettivo.

Il cantautore lucano d’adozione campana scatta così una polaroid tersa e precisa su una generazione che “vorrebbe ripartire da zero”, ma trova nel proprio spazio, nel proprio recinto urbano, una rassicurante, seppur incompleta, forma di protezione.

Il brano segue una donna dentro una routine che funziona, ma non la appaga totalmente. Lavora, esce, attraversa locali affollati, balla da sola in casa. Usa la città per restare in movimento senza mai spostarsi davvero. Accanto a lei c’è una presenza costante, mai invadente. Si riconoscono, si osservano, restano fermi un istante prima di una qualsiasi incarnazione di un noi. È un incontro che non produce svolte, perché le svolte non sono previste.

Nel testo, la frase «non siamo mica come Milano» delimita questo perimetro senza bisogno di spiegazioni. Non oppone provincia e metropoli, ma due tempi diversi: da una parte il mito della velocità come valore, dall’altra una sequenza di giorni simili che impedisce accelerazioni e deviazioni. L’asse si sposta dal dinamismo produttivo della prima alla verità nuda della seconda, dove si beve birra per calmare i pensieri e si balla soli in salotto, simili a una “Jennifer senza il ballo perfetto”. È un’osservazione priva di giudizio, che porta con sé solo il rigore di chi osserva un incontro fatto di sguardi che si incrociano in un bar affollato senza mai oltrepassare il confine.

Anche sul piano musicale il brano evita soluzioni risolutive. La produzione di Pirozzi – impreziosita dai Rhodes di Gianluca Sposito e da una sezione ritmica asciutta – regala un’atmosfera distesa che trova il suo compimento nel videoclip ufficiale, girato a Napoli da Alfonso Venafro e presentato in anteprima nazionale su Sky TG24.

Qui, la città non è sfondo ma co-protagonista, una pelle che la protagonista, interpretata da Carmen De Vita, indossa per sentirsi viva, anche a costo di restare irrisolta.

Guarda il video.

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«Esiste una dignità complessa nelle scelte che non si compiono – spiega MODNA –. “Resti in città” è un’evasione mancata che diventa identità. Io e Daniele Pirozzi abbiamo cercato di catturare quel punto di rottura in cui il desiderio di novità soccombe alla necessità di sentirsi al sicuro, anche se incompleti. Restare, talvolta, richiede molto più coraggio che andarsene.»

“Resti in città” parla di chi immagina un altrove, ma continua a vivere dove si sente al sicuro, anche a costo di restare incompleto. Una condizione sempre più diffusa e sempre meno raccontata senza giudizio.

MODNA, forte di un percorso che lo ha visto passare dai palchi Rai alla finale del Premio Arte d’Amore, conferma qui una maturità intellettuale già intravista nel suo esordio letterario “Il rumore dentro”. La sua non è una proposta di intrattenimento, ma una proposta di senso. Ciononostante, il brano evita il rischio del compiacimento malinconico, grazie ad una struttura argomentativa solida, un lessico ricercato ma mai artificioso, e un ritmo di prosa musicale che segue quello della vita reale: sincopato, incerto, profondamente umano. È una canzone che non parla per noi, ma di noi. Di quel caffè preso in silenzio e di quella voglia di sparire che, puntualmente, si ferma davanti al primo semaforo rosso della propria via di casa.

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Biografia.
MODNA, all’anagrafe Mauro Tummolo, è un cantautore dalla scrittura decisa, che richiama la concretezza della sua terra, la Basilicata. La sua formazione artistica si sviluppa tra scrittura, musica dal vivo e ricerca interpretativa, con un percorso che negli anni lo porta a muoversi tra circuiti televisivi, palchi istituzionali e contesti autoriali. Nel 2010 vince il programma “Stasera è la tua sera” in onda su Rai 1, condotto da Max Giusti. Tra il 2011 e il 2012 è in tour con “Man in Frack”, progetto-tributo dedicato a Domenico Modugno sotto la direzione del Maestro Carlo Maria Cordio. Nel 2017, con la sua band, è ospite sul palco del Capodanno di Venosa, in concomitanza con quello di Maratea trasmesso su Rai 1. Nello stesso periodo è semifinalista di un talent in onda su Joy TV tra Bratislava e Praga. L’attività live lo porta a esibirsi in Italia e all’estero, collaborando e aprendo i concerti di artisti come Marco Carta, Maria Nazionale, The Kolors, Neri Per Caso, Erika Mou, Maldestro, Alfa e Cristina D’Avena, oltre a condividere il palco con musicisti che hanno collaborato con Modà, Claudio Baglioni e Nek. Partecipa inoltre a un musical con Mario Rosini ad Andria ed è corista in un mini tour con Dodi Battaglia. Nel marzo 2022 pubblica l’album “La mia seconda pelle”, prodotto da Walter Babbini. La traccia “Pianeti diversi” vede la partecipazione di Chicco Gussoni alle chitarre e Mario Guarini al basso. Nel gennaio 2023 esce il singolo “Non si impara dalle guerre”. Seguono partecipazioni televisive su Rai 2 e su Antenna Sud. Nel 2023 è presente al MEI di Faenza e pubblica il singolo “Quell’inutile chiasso”, con cui nel 2024 si classifica secondo al Premio Arte d’Amore di Verona. Nello stesso anno intraprende un live tour con Azzurra Spettacoli e partecipa come corista ai concerti di Tony Tammaro. Svolge inoltre uno stage musicale con Mariella Nava ed è ospite negli studi Rai di Isoradio. Nel novembre 2024 ottiene il secondo posto al Cantautori Bitonto Suite. Il 6 dicembre 2024 pubblica il singolo “Giro verticale”. Nel febbraio 2025 apre il concerto di Morgan al Bravo Caffè di Bologna. A marzo 2025 esce il disco “Un metro dal finale”. Nel novembre 2025 è finalista al Premio Palco d’Autore di Salerno. Nel dicembre 2025 debutta anche come autore con il libro “Il rumore dentro”. È laureando in Canto Pop presso il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento. Su Spotify i suoi brani superano complessivamente i 500.000 stream. È attivo anche sui social e su YouTube, dove sono disponibili i videoclip ufficiali dei suoi lavori.

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