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Roma, Marino si barrica e ritira le dimissioni: «Non mi sento un martire ma combatto»

DiPasquale Stavola

Ott 30, 2015

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«Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato». Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha citato le parole di Salvador Allende durante la cerimonia di intitolazione del parco di Tor Vergata al presidente cileno assassinato l’11 settembre 1973.

Nel giorno successivo al ritiro delle dimissioni Marino, dopo avere scoperto la targa, ha citato Allende dicendo che «il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli». Col sindaco, presente l’ambasciatore della Repubblica del Cile in Italia Fernand Ayala.

«Io mi chiedo perché in questo momento di fronte a un sindaco che ostinatamente e orgogliosamente chiede un confronto in un luogo democratico e deputato in Aula le forze politiche utilizzino ogni strumento possibile, anche le dimissioni di massa, per impedire un confronto?», ha poi detto il sindaco.

«Non bisogna confondere il percorso della magistratura con il percorso della politica. Le questioni della magistratura devono essere risolte dalla magistratura nella sua indipendenza, quelle della politica dalla politica», ha aggiunto Marino.

Marino insomma come già ribadito ieri vuole andare avanti: ammette gli errori fatti ma rivendica con orgoglio anche i risultati raggiunti, dal «risanamento dei debiti miliardari nel Comune e nelle aziende municipalizzate» al «ripristino della legalità». E, proprio attraverso la lettera con cui ritira le sue dimissioni, fa appello alla sua maggioranza. Chiede di non «eludere il dibattito pubblico, con un confronto chiaro per spiegare alla città cosa sta accadendo e come vorremo andare avanti». L’atteso confronto nell’Aula consiliare.

Il ritiro delle sue dimissioni, annunciato ieri nel pomeriggio, diventa ufficiale in serata quando il documento viene protocollato in Campidoglio. «Sono stato eletto con il voto favorevole del 64 per cento delle romane e dei romani. Con un programma che ha fermato il consociativismo, ha fortemente voluto il risanamento dei debiti miliardari nel Comune e nelle aziende municipalizzate. Oggi la città può riprendere ad investire – rivendica Marino -. Mentre sono certo che il nostro operato abbia con fatica raggiunto l’obiettivo di ripristinare legalità e trasparenza dell’agire amministrativo, mi è chiaro che questo sforzo non è stato da solo sufficiente a garantire i necessari risultati di buon governo della città – la sua ammissione -. Pur rivendicando ogni atto e ogni scelta fatta in questi due anni e mezzo per cambiare Roma, non ho difficoltà ad ammettere alcuni errori. Costretto dalle difficoltà e dalla resistenza dei poteri che stavamo sfidando a lavorare giorno e notte per portare a risultato ognuna delle nostre scelte, ho dato l’impressione di non voler dialogare e di non voler condividere queste scelte con la città, che talvolta ha così ha percepito di subirle».

http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CAMPIDOGLIO/marino_ritira_dimissioni_pd_roma/notizie/1650521.shtml

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