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Scandalo Kepha, la Fondazione era sotto la vigilanza del Vaticano

DiPasquale Stavola

Feb 16, 2016

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Investire 100.000 euro, fidandosi di promesse di rendimento tra il 5,5% e il 7,5%, non è cosa da poco. Però è quello che è successo a quasi 300 investitori belgi (ne abbiamo parlato qui) con le obbligazioni Kepha Invest. Si sono fidati grazie alla “garanzia” del Vaticano, sulle opere della gemella senza scopo di lucro, Kepha Onlus.
Sulla fondazione benefica c’era infatti la vigilanza della Santa Sede.
Quello che finora era stato taciuto o minimizzato emerge con chiarezza dallo statuto stesso della Onlus. Al punto 15 dell’articolo 2 si legge: “La Fondazione, godendo dell’Alto Patronato della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, è posta sotto la vigilanza della Santa Sede”.

Si tratta di una concessione consolidata già dal 2000, al termine della fase progettuale del Centro Internazione di Formazione “Kepha”. Un documento (in foto) inviato alla sede legale romana di Monsignor Patrizio Benvenuti (il prelato arrestato, qualche giorno fa per la sparizione di circa 30 milioni di euro, tra denaro investito e spese per fornitori) in via della Paglia, 15.
La missiva si chiude così: “Approfitto della circostanza per indirizzare il mio ben distinto ossequio e cordiale saluto a Lei e a tutti i suoi benemeriti collaboratori”. La firma è quella del cardinale Francesco Marchisano, allora presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa. Ma anche della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Un nome eccellente, spuntato anche nella lista di presunti ecclesiastici massoni, pubblicata da Mino Pecorelli (il giornalista ucciso nel 1979) su “OP-Osservatore Politico”. La messa funebre del cardinale fu celebrata nel luglio del 2014 da Angelo Sodano nella Basilica Vaticana. E a presiedere il rito dell’”Ultima Commendatio” e della “Valedictio” fu Papa Francesco in persona.

Monsignor Benvenuti, secondo la stampa belga, “ha affermato di essere stato vittima di un ricatto e di aver dovuto tacere per non macchiare il Vaticano e personalità legate alla Kepha”.
E’ come se qualcuno avesse utilizzato come garanzia per gli investimenti, l’appoggio della Santa Sede che però era limitata soltanto alla Fondazione per le opere benefiche.
Le personalità non si limiterebbero soltanto a quelle legate alla Kepha Onlus. Ce ne sarebbe infatti una molto in vista legata anche alla Kepha Invest: Stephanie de Lannoy, “una contessa futura regina del Lussemburgo – secondo Gilbert Dupont, dell’autorevole “La Denière Heure” – che sarebbe stata stipendiata a Bruxelles dalla Invest”.
Secondo Benvenuti, le vere responsabilità sarebbero da attribuire all’affarista latitante Christian Ventisette e al Conte Christopher de Fierlant (dei quali avevamo parlato in precedenza).
Gli aspetti da chiarire sono ancora tanti e l’impressione è che i livelli di consapevolezza e di conoscenza dei rapporti tra le due Kepha (Invest ed Onlus) siano quasi a tenuta stagna anche tra le persone più vicine al monsignore o agli altri indagati.

A Castelvetrano abbiamo incontrato l’avvocato Giovanni Miceli (che non è tra gli indagati), direttore del Centro Archeologico Museale sotto sequestro, chiedendogli che idea si fosse fatto di tutta la vicenda. Ci ha risposto così:

Il Cam non c’entra nulla con quanto accaduto. Era una cosa bellissima che funzionava bene. E’ stato sequestrato perché un domani, in caso di sentenza di colpevolezza potrebbe servire per i risarcimenti. D’altra parte, sono stati sequestrati tutti i beni della fondazione, compreso appunto il Cam. Io sconoscevo l’esistenza della Kepha Invest. Nessuno me ne aveva mai parlato. Certo, sapevo che avevano delle società all’estero e che si interessavano di compravendita di beni immobili di pregio e con gli utili facevano queste attività culturali. tant’è che avevano comprato questa villa di Piombino. Ma non ho mai saputo nulla di investimenti ed obbligazioni.
Il mio giudizio vale poco, ma io metterei la mano sul fuoco che Patrizio Benvenuti, come lui dice, sia vittima di questa situazione. E’ chiaro poi che di fronte al mondo, lui ne risponda in pieno, in quanto presidente della fondazione. Personalmente però ho avuto più contatti con Pandolfo Pandolfi (indagato nella stessa operazione ‘Opus’), che veniva a trascorrere le estati qui. Era quello che seguiva materialmente il Cam, pur facendo parte della Kepha Onlus.
Ma della Kepha Invest io non sapevo nemmeno che esistesse. Circa quattro mesi fa, mi capitò di vedere un video della tv belga, dove appunto parlavano dello scandalo. Ne parlai con Pandolfi e lui mi disse: ‘E’ una questione che abbiamo per adesso in Belgio, di cui noi siamo parte offesa’. Lui non mi ha detto altro ed io per delicatezza non feci altre domande.
Quindi, di questa situazione io ne so quanto voi, per averla letta. So solo che qui a Castelvetrano, la fondazione non ha fatto altro che portare una struttura di grandissimo livello. Le cose si facevano sempre con grandi sacrifici fin dall’inizio. La fondazione ha finanziato gli scavi, ma ci sono state difficoltà a pagarli. I soldi pubblici sono invece serviti soltanto per la ristrutturazione del baglio. Dopodiché, cerimonie e manifestazioni culturali, sono state pagate tutte dalla fondazione onlus, facendo sacrifici ed accordi.

Il CAM era una struttura di eccellenza che avrebbe dovuto prosperare. Non solo sul versante degli scavi, ma anche per gli spettacoli e le manifestazioni di altissimo livello. Se ne fece anche una internazionale, dove sono venuti tutti i più grandi responsabili della tutela del patrimonio culturale nel mondo. Ecco, questo era il CAM.
Il declino coincise con la crisi finanziaria dovuta a quella vicenda. Il CAM non aveva una sua autonomia, veniva mantenuto dalla fondazione Onlus. Da quello che ho capito, la Onlus prendeva i soldi dalla Invest. Evidentemente, quando ci sono stati quei problemi, a pioggia ne ha risentito anche questa struttura
”.

Gli chiediamo anche del Vaticano. Ma lui ci assicura che l’equivoco nasce dal fatto che Patrizio Benvenuti è un religioso e che si tratta di voci create dai giornalisti per fare notizia. E quando gli diciamo che addirittura il Vaticano viene citato nello statuto della Kepha Onlus, fa fatica a crederci, fin quando non lo legge nella copia recuperata tra le sue carte. Uno statuto in cui ad ogni piè di pagina sono indicati gli indirizzi on line della Kepha e del CAM.
Forse io questo statuto non l’ho mai letto – commenta l’avvocato Miceli – perché io non mi sono mai particolarmente interessato alla Kepha Onlus. Al Cam si, e le posso dire che è una mia creazione. Perché all’inizio il Cam era niente. Erano quattro stanze aggiustate e basta. Il Cam è diventato un’eccellenza grazie a me, alle mie idee e alla mia organizzazione. E loro con il sostegno finanziario. La fondazione Onlus qui non c’entra, era a Roma”.

http://www.tp24.it/2016/02/16/cronaca/scandalo-kepha-la-fondazione-era-sotto-la-vigilanza-del-vaticano/98034

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