Si lavora all’atlante globale delle ‘spie’ dei tumori

Dopo le banche dati dei tumori, si lavora ora ad un’altra ambiziosa sfida, quella di un atlante dei segnali-spia della trasformazione di un tessuto sano in uno malato. La banca dovrebbe cioè raccogliere il Dna caratteristico di quella che i ricercatori chiamano ‘l’adolescenza’ del cancro. Una volta completata, potrebbe diventare uno strumento importante per la diagnosi precoce, nonché per lo sviluppo di terapie capaci di fermare la corsa del tumore prima che diventi maligno.

Il progetto, cui stanno per ora lavorando diversi lavoratori di ricerca Usa, è stato proposto al convegno dell’Associazione americana di ricerca sul cancro a Washington da diversi ricercatori, per arrivare ad uno sforzo condiviso e coordinato. “E’ un progetto che è quasi arrivato in cima alla lista dei desideri nella ricerca sul cancro”, e che potrebbe diventare uno dei prossimi grandi progetti sul cancro, ha spiegato l’oncologa Elizabeth Jaffee, della John Hopkins University di Baltimora.

Il modello a cui ispirarsi è l’Atlante del genoma del cancro, uno dei primi e grandi progetti, che è riuscito a identificare il genoma di 33 tipi dai campioni di oltre 11mila persone. L’Atlante del genoma delle lesioni-spia potrebbe aiutare a studiare il cancro nell’arco del tempo, con tante ‘istantanee’ del suo sviluppo, in modo da capire quali sono i cambiamenti che lo portano al punto critico in cui diventa maligno.

Alcuni laboratori americani hanno già iniziato a lavorarci per loro conto: l’università di Boston nel Massachusetss per il tumore al polmone, e l’Università della California di San Diego sui tumori liquidi, come la leucemia. “Ma uno sforzo coordinato potrebbe potenziare l’impatto di questi singoli progetti”, ha detto Rafael Bejar, dell’Università della California di San Diego.

Il progetto è stato discusso a marzo presso il National Cancer Institute americano. “Una sfida importante – commenta Francesca Ciccarelli, professore associato di Genomica presso il King’s College di Londra -, dove la difficoltà principale è rappresentata dal dover identificare lesioni pre-cancerose in persone che non hanno sintomi nè predisposizione genetica. Non tutte le lesioni benigne diventano maligne, ma quelle che si trasformano in tumore potrebbero già avere le mutazioni ‘maligne’ già alla stadio di partenza, benigno”. “Il genoma del cancro muta nel tempo e nello spazio – conclude Ciccarelli – e quindi seguirne l’evoluzione nel tempo può essere molto utile per personalizzare le terapie”.

 

http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2017/04/06/arriva-latlante-globale-delle-spie-dei-tumori-_2202c1f2-4fcb-4cdb-9f23-39b51ed55ebe.html

 

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