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Storia dell’Arte, Paolo Battaglia La Terra Borgese: La pittura del paesaggio in Umbria, Toscana, Marche, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Liguria.

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Storia dell’Arte, Paolo Battaglia La Terra Borgese: La pittura del paesaggio in Umbria, Toscana, Marche, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Liguria

E gli Achei, i Romani, il Medio Evo, il Tre-Quattro-Cinque-Sei-Sette-Ottocento, il Vangelo, le Fiandre, la Germania e l’Ungheria, la Francia e la Polonia, l’Inghilterra, la Cina e il Giappone.

Il paesaggio, ovvero la rappresentazione di vedute di paese, ha una grande parte nella storia della pittura (e anche in quella del bassorilievo scultoreo), tanto da costituire in determinate epoche storiche un genere a sé e deipiù diffusi.

Ma piùspesso è stato un accessorio, un dato complementare della rappresentazione figurata nel dipinto, facendole da sfondo, da scenario naturalistico. Talvolta fu inteso come semplice elemento decorativo, e perfino personificato, cioè tradotto in simbolo, come avvenne, ad esempio, nella rappresentazione dei fiumi.

Nell’arte cretese-micenea sono frequenti le raffigurazioni di piante e di animali; queste tuttavia non stanno a significare gli elementi di un paesaggio; hanno solo scopo decorativo e s’inseriscono fra i personaggi che si muovono sulla scena e servono a spazieggiarli nel campo della composizione.

L’arte greca arcaica e classica diede importanza soprattutto alla figura: il paesaggio fu, quindi, quasi ignorato. L’arte ellenistica cominciò invece a trattare il paesaggio come genere a sé. Con perfetta aderenza alla realtà, il pittore ellenistico decorò sovente le pareti delle ville di sfondi paesistici: marine, campagne, vedute di ville.

L’arte romana raccolse questa eredità nella pittura dell’epoca imperiale, quella chiamata comunemente del IV stile o dell’illusionismo architettonico. Sulle pareti, entro sfondi architettonici in prospettiva, che fanno da cornice, si dipingevano, a vivaci colori, scene di giardini o di ville con intenti naturalistici.

Nel Medio Evo, l’arte bizantina trascura l’elemento paesistico; la sua natura astratta, la porta a ridurre il paesaggio a poche notazioni emblematiche ed allusive.

Nella pittura del Trecento il paesaggio ebbe aspetti diversi. Giotto, riducendolo a pochi accenni sintetici, gli attribuisce valore di semplice quinta al dramma umano rappresentato nelle storie. Ambrogio Lorenzetti lo tratta con spirito narrativo e aneddotico. Nei dipinti della cosiddetta «maniera gotica internazionale», il paesaggio ebbe grande parte. Gli artisti si compiacquero di minute descrizioni di elementi naturali: fiori, piante, cespugli, boscaglie ecc.

Nella pittura del Quattrocento, il paesaggio fa da sfondo alle rappresentazioni, crea l’ambiente spaziale e viene interpretato in infiniti modi a seconda della diversa sensibilità dell’artista fino a divenire campo di pure speculazioni prospettiche in Paolo Uccello e Piero della Francesca. Un significato tutto spirituale esso acquista nella pittura umbra, nella quale diviene elemento compositivo primario, fingendo vaghe lontananze e vasti cieli. Nel Vangelo assume somma importanza col Carpaccio e Gentile Bellini, creatori di sfondi lagunari, e si fa sempre modernamente poetico nel Giambellino (Giovanni Bellini).

Fuori d’Italia, nelle Fiandre, i fratelli van Eyck prendono a pretesto scene sacre per creare visioni paesistiche, vaste ed analitiche, in cui appaiono le vedute delle loro quiete città solcate da placidi fiumi, in lontananze azzurrine. In questo si imitano gli altri grandi maestri della scuola quali Roger van der Weyden e Memlinc e, più tardi, Pieter Bruegel e moltissimi altri.

L’influenza dei fiamminghi fu considerevole. Si sparse in Germania e in Ungheria, dove i pittori mutarono le placide visioni fiamminghe in raffigurazioni rispecchianti una più accesa fantasia.

Nel sec. XVI Leonardo da Vinci studiò il paesaggio con acuto spirito di scienziato e si valse del magico sfumato per creare suggestive visioni di rocce scheggiate; Raffaello nei suoi sfondi paesistici creò profondità spaziali, conferendo un più ampio e solenne respiro alle composizioni. Ai veneti del Cinquecento va il merito di aver creato il paesaggio come «soggetto» a sé, esprimere un vero e proprio stato d’animo. Giorgione, l’inventore della pittura tonale, fece spesso del paesaggio il protagonista del dipinto, come nella famosa «Tempesta». Non diversamente Tiziano, Lorenzo Lotto, il Tintoretto, Paolo Veronese, interpretarono il paesaggio, ognuno secondo il proprio temperamento.

Nel Seicento la eclettica scuola bolognese dei Carracci fonde le varie idealità venete, fiorentine e fiamminghe, e produce paesaggi decorativi, scenografici, rappresentativi. Nicola Poussin, Claudio Gellée detto il Lorenese, diffondono questo genere all’estero, Nel Napoletano sentì il paesaggio in modo assolutamente personale, spiritoso e romantico la bizzarra natura di Salvator Rosa.

Il paesaggio diviene alta manifestazione di sentimento nel Settecento in Alessandro Magnasco; si fa scenografico e freddo nello Zuccarelli, analitico e narrativo nel Canaletto e nel Bellotto, rapido e guizzante nei capricci del Guardi, precorritore delle vibrazioni atmosferiche degli impressionisti. Paesisti famosi furono gli inglesi da J. M. W. Turner a J. Constable; si può dire, anzi, che l’Inghilterra occupi il primo posto nel gusto paesistico europeo fin sullo scorcio dell’Ottocento.

Dopo le parentesi del neoclassicismo, il paesaggio domina incontrastato il campo della pittura europea, in grazia del «ritorno alla natura» predicato dal romanticismo. La scuola di Barbizon in Francia, quella di Posillipo in Italia, gli impressionisti, i macchiaioli ricercano attraverso il paesaggio la rigenerazione della pittura. Il paesaggio è ormai studiato dal vero e colto nelle infinite modulazioni della luce e dell’atmosfera, inteso come fatto emozionale, trasfigurato spesso nei suoi elementi costitutivi, non più rappresentazione oggettiva, ma ricreazione lirica.

Le ultime maniere ottocentesche, volte alla ricerca delle vibrazioni atmosferiche rese con tecniche appropriate (divisionismo, puntinismo) gli conferiscono aspetti di luminosità e trasparenza quasi evanescenti. Oggi, con il ritorno ad una pittura rigorosamente plastica e quasi programmaticamente antinaturalistica, quale quella dei movimenti del cubismo, del fauvisme e dell’astrattismo, il gusto del paesaggio è in declino.

Un cenno va fatto al paesaggio cinese e giapponese. Nato da intendimenti puramente decorativi, acquista importanza come genere d’arte verso la fine del VII sec. Tende poi ad esprimere volume, spazio e moto verso l’VIII sec. Crea freschissime e raffinatissime visioni e delicati effetti coloristici, pur rimanendo nell’ambito dell’arabesco. La natura nel paesaggio cinese e giapponese è sempre fantasticamente trasfigurata. Schivo di motivi particolaristici, assume un aspetto cosmico, lontano dalla realtà oggettiva, tradotto in visioni di astratta, ritmica bellezza.

Oggi di vero c’è che dipingere un paesaggio narrandone la stagionalità, gli odori, i movimenti atmosferici, le emozioni assorte degli astanti immaginati, ma anche i colori, l’umido, le ombre cariche di suggestioni, la vitalità animale e vegetale, le sensazioni al tatto dei minerali, il freddo e il caldo, l’aria e la pioggia, non è cosa di chiunque. E sono oramai assai lontani i tempi del Paesaggio d’Umore espresso in Germania nel sec. XIX.

Paolo Battaglia La Terra Borgese

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Chiara Fiume

Paolo Battaglia La Terra Borgese (Piazza Armerina, 28 luglio 1960) è un critico d'arte, saggista e politico italiano. È il più giovane di due figli del funzionario della Regione Siciliana Giuseppe Battaglia La Terra Borgese (1937-2003) e di Giuseppa Ligotti (1942). Il suo nome all’anagrafe è Paolo Waldimiro Gromiko Palmiro. A conclusione di un percorso di studi magistrale, nel 1984 si è laureato in Scenografia con il massimo dei voti e la lode. Coniugato due volte, ha due figli, di cui uno avuto da una terza donna. In una intervista condotta da Andrea Giostra per Fattitaliani.it, Battaglia La Terra Borgese ha dichiarato che il critico d’arte, come il mediatore culturale, è un delegato bilingue che media tra condividenti monolingue ad una chiacchierata di due collettività filologiche differenti. Sino al 1999 ha affiancato aziende di nicchia per l’arte e l’editoria artistica per bibliofili. Dal 2000 in poi i suoi lavori sono concentrati nella redazione di testi per terze parti. A queste cede anche i diritti di legge. Nel 2011 ha fondato il Premio Arte Pentafoglio, onorificenza atta ad insignire annualmente artisti, letterati e comuni cittadini che hanno orientato il loro pensiero e la loro azione verso il bene umanitario. Tra le figure più autorevoli insignite dell’onorificenza spicca quella di Philippe Daverio. Nel 2012, sigla una convenzione (protocollo 50905/2012) con l’Università degli Studi di Palermo, divenendo Tutor nei tirocini per laureati e laureandi. Nel 2013 l’Accademia di Sicilia lo nomina, insieme alle massime Autorità siciliane, tra i membri del Comitato d’Onore permanente del Premio Nazionale Liolà, importante riconoscimento del quale sono stati insigniti illustri personaggi come l’attrice Debora Caprioglio e Damiano Damiani, regista de La Piovra, miniserie RAI. Nel 2013 è eletto Consigliere Provinciale Acli Terra, l’associazione professionale delle ACLI la cui iniziativa favorisce l’integrazione e interscambio fra culture e tradizioni sui territori, nella fedeltà a valori e radici comuni. Si dimette dopo un anno. Nel 2014 conia il termine “partecipativa”, intendendo riqualificare e reinterpretare il ruolo dell’Artista nelle mostre collettive. Per il 2014 / 2015 è nominato Prefetto del Rotary Club Palermo Sud. Dal 2015 al 2018 ha prestato consulenza artistica al Comune di Castronovo di Sicilia, dove ha curato la nascita del Museo Civico di Arte Contemporanea di Palazzo Giandalia. Ha operato a fianco dell’Ambasciata di Polonia in Italia, dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia, dell’Ambasciata d’Austria, di Organismi Internazionali tra i quali UNESCO, Scuole Pubbliche, Ordine dei Giornalisti, Ordine dei Medici, Ha curato annulli filatelici con Poste Italiane, ha insignito docenti dell’Università di Berna. Nel 2016 è insignito quale Cavaliere onorario del Supremo Ordine dell’Antico e Rigenerato Rito Templare – Supremo Gran Consiglio del 9° Grado Cathedrale, quale uomo di cultura. Nel 2017 ha fondato a Milano il partito Italia Attiva con altre persone. Il partito di area assolutamente liberale si propone anzitutto treno del libero pensiero per i comparti produttivi del Paese con particolare attenzione al mondo delle professioni, per lo sviluppo sano della società italiana e comunitaria dell’Europa. Sue ultime opere sono: “Esseri”, Bonanno Editore, 2015. ISBN 9788896950913; “In viaggio con Dante”, Bonanno Editore, 2015. ISBN 97888961807253. Repertorio: https://www.comune.palermo.it/noticext.php?id=7421 | http://www.palermotoday.it/cronaca/philippe-daverio-riconoscimento-premio-arte-pentafoglio.html | http://livesicilia.it/2014/07/03/rotary-club-palermo-sud-ecco-il-nuovo-direttivo_512143/ | http://www.comune.castronovodisicilia.pa.it/albo-pretorio/images/Determina-del-Sindaco-n.-21.pdf | https://www.comune.palermo.it/js/server/uploads/_01122016111137.pdf | https://www.comune.palermo.it/noticext.php?id=3007#.VSvScdysV8E | http://www.lopinionista.it/mostra-pittorica-palermo-zamenhof-lesperanto-la-lingua-per-tutti-11212.html | http://www.mercurpress.it/2018/05/morgantina-giornalisti-al-museo.html | https://www.ordinemedicipa.it/notizia.php?tid=2829 | http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/09/20/news/memorial_d_acquisto_strade_chiuse_in_centro-123275082/ | https://video.repubblica.it/edizione/palermo/a-palermo-l-orgoglio-massone/270918/271386