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Terremoto in Nepal, migliaia di vittime. Nuova scossa di magnitudo 5.1, morto uno dei quattro italiani dispersi

DiPasquale Stavola

Apr 27, 2015

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Continua a salire il bilancio delle vittime del terremoto che sabato scorso ha colpito il Nepal. I morti, secondo gli ultimi dati forniti dal ministero dell’Interno nepalese, sono 4.138, mentre i feriti sono circa 6.800.

Quattro le vittime italiane. Tre sono trentini: Renzo Benedetti, Marco Pojer e Oskar Piazza. Quest’ultimo faceva parte della spedizione dei quattro speleologi italiani dati ieri per dispersi nei pressi del villaggio di Langtang, travolto da una valanga. Di questa spedizione è morta anche Gigliola Mancinelli, di Ancona, mentre gli altri due, Giuseppe Antonini e Giovanni Pizzorni, sono salvi e hanno contattato i familiari. Lo speleologo italiano Giuseppe Antonini è riuscito a mettersi in contatto con la famiglia nel primo pomeriggio di oggi, «una telefonata brevissima» fanno sapere i familiari a causa delle interferenze e soprattutto per il fatto che le batterie del cellulare «erano quasi scariche». Ci sono stati anche contatti con la compagna di Oskar Piazza, Luisa Zappini, che si trova in Trentino. «Pino sta bene – racconta il fratello Roberto all’ANSA -. Ci ha detto che erano nel villaggio di Langtang. Le case hanno resistito al terremoto, ma poi sono state inghiottite dalla valanga di neve, sassi e ghiaccio staccatasi dalla montagna. Loro sono rimasti intrappolati sotto. Non so come abbia fatto, ma Pino è riuscito a risalire a uscire». Giuseppe Antonini e il ligure Giovanni Pizzorni sono ora in attesa di essere portati a Katmandu.

Il dolore dei colleghi della speleologa. «Ho ancora qui sul telefonino gli Sms che Gigliola mi ha mandato prima di partire: mi aveva chiesto un cambio di turno, ci teneva tanto ad andare…». Il dottor Germano Rocchi è il responsabile del servizio di elisoccorso delle Marche. Gigliola Mancinelli, medico anestesista morta nel terremoto in Nepal, era anche volontaria presso la base dell’elisoccorso di Fabriano. «Era una bravissima anestesista e una carissima collega», dice. «Conoscevo Gigliola dagli anni della specializzazione ad Ancona. Aveva una grande passione per la speleologia: quando abbiamo aperto la base di Fabriano lei, che faceva già parte del Corpo nazionale del Soccorso Alpino, era l’unica già in possesso del brevetto per poter operare con il verricello», ricorda Rocchi. Giuseppe ‘Pino’ Antonini, 53 anni, anche lui di Ancona, scampato alla valanga che ha travolto il villaggio di Langtang, fa parte della squadra di istruttori che addestrano l’equipe di Rocchi, e il medico conosceva bene anche l’altra vittima della spedizione in Nepal, Oskar Piazza, del Soccorso Alpino del Trentino Alto Adige. «Noi – spiega all’ANSA – non avevamo esperienza di missioni Sar, e nel 2010 Piazza è stato il nostro primo istruttore. Erano persone esperte, portavano soccorso nelle valanghe, e invece…». Gigliola Mancinelli, due figli di 15 e 10 anni, riusciva a conciliare il lavoro di anestesista rianimatore con la famiglia e la sua grande passione, la montagna e le forre. «Si allenava nei fine settimana. Per questo viaggio aveva insistito tanto per ottenere un cambio di turno».

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/terremoto_nepal_morti_nuove_scosse_everest/notizie/1321369.shtml

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