Terrorismo, da Berlino a Charlie Hebdo: gli assassini del Jihad avevano tutti un passato criminale

Quasi tutti cittadini europei, molti giovanissimi e comunque under 35, la maggior parte già denunciati o arrestati o anche segnalati dalle forze dell’ordine o dall’intelligence, alcuni con gravi problemi psichici. L’11 settembre continuo che sta vivendo il cuore dell’Europa in queste settimane ha un minimo comun denominatore: i massacratori che vestivano le divise di Al Qaeda o Isis e che Daesh ha dichiarato fossero suoi soldati erano uomini con un passato criminale. Fatto di furti o rapine, violenze domestiche, armi o traffico di droga, ma comunque “noti” alle forze dell’ordine e a volte anche ai servizi segreti. Poi la radicalizzazione – a volte last minute – il giuramento di fedeltà al Corano di Abu Bakr Al Baghdadi e la risposta agli appelli di Abu Muhammad al-Adnani. Alcuni di loro sono stati in carcere ed è anche dietro le sbarre che inizia il percorso verso il martirio loro e la strage di tanti innocenti. Come i bambini spazzati via sulla Promenade des Anglais a Nizza o al mercatino di Natale a Berlino

Anis Amri: Berlino

L’ultimo in ordine di tempo è Anis Amri, 24 anni, tunisino che con un tir si è lanciato, lunedì 19 dicembre, contro la folla che si aggirava negli stand del mercatino di Natale nella capitale tedesca. Il tunisino, sbarcato nella primavera 2011 a Lampedusa, fu arrestato dai carabinieri il 23 ottobre 2011 nel centro di accoglienza di Belpasso, nel catanese: con altri 4 immigrati aveva appiccato il fuoco nel centro e aggredito un operatore. Fu condannato a 4 anni di reclusione per danneggiamento a seguito di incendio, lesioni, minaccia, appropriazione indebita. Da qui inizia una vicenda di detenzione segnata da numerosi episodi critici: “Era segnalato e tenuto sotto stretta osservazione come un detenuto violento e riottoso”. Violento, pronto a soffiare sul fuoco della protesta, secondo diverse ricostruzioni poco religioso, ma da un certo punto in poi incline a comportamenti sospetti, assimilabili a quelli di un soggetto che medita un percorso di radicalizzazione e manifesta forme di adesione ideale al terrorismo di matrice islamica. In Germania è arrivato nel febbraio 2015. Era noto alle agenzie di sicurezza tedesche ed era in contatto con militanti islamisti in Nord Reno-Westfalia. Aveva inoltre fatto richiesta di asilo in Germania, domanda che però che era stata respinta a luglio. I tentativi di rimpatriarlo in Tunisia, tuttavia, erano falliti perché non aveva documenti di identità e le autorità di Tunisi avevano messo in dubbio che si trattasse di un cittadino tunisino. L’uomo si era spostato dal Nord Reno-Westfalia a Berlino a febbraio del 2016.

Rouen: Adel Khermiche
Adel Khermiche, uno dei due boia che hanno fatto irruzione durante la messa, era invece nato a Rouen 19 anni fa e nel giro di tre mesi si era radicalizzato anche se aveva cominciato a pensare al jihad dopo la starge di Charlie Hebdo. Il giovane aveva già provato due volte ad andare in Siria, prima nel marzo 2015 e poi di nuovo tre mesi dopo, nel maggio 2015, quando era stato arrestato e posto sotto controllo giudiziario. Dopo dieci mesi di carcere, è stato nuovamente posto sotto controllo giudiziario, con gli arresti domiciliari controllati con braccialetto elettronico il 18 marzo 2016.

Rouen: Abdel Malik Petitjean
Il secondo killer, complice di Kermiche, era Abdel Malik Petitjean, ragazzo francese nato nel 1996 e originario di Saint-Dié-des-Vosges, cittadina a 600 chilometri da Saint-Étienne-du-Rouvray dove il 26 luglio è avvenuto l’attacco. Anche lui, come il primo killer identificato già dopo l’attacco, era stato schedato con la lettera “S”, cioè ritenuto “radicalizzato e potenzialmente a rischio di passare all’azione”. Per questo era ricercato dal 21 luglio 2016. E anche anche lui tentò di andare in Siria. La nota segnaletica interna con tanto di foto diramata domenica 24 luglio dall’antiterrorismo alle forze dell’ordine francesi recitava così: “L’individuo sarebbe pronto a partecipare a un attentato sul territorio nazionale, potrebbe agire da solo o con complici”.

Ansbach: Mohammed Delel
Mohammed Delel, 27 anni, richiedente asilo siriano con problemi psichiatrici, aveva giurato fedeltà al sedicente califfo Abu Bakr al-Baghdadi in un video trovato nel suo cellulare, e aveva promesso di compiere una strage per vendetta contro la Germania “nel nome dell’Islam“ e così si è presentato con uno zainetto esplosivo al festival musicale di Ansbach. Il 27enne aveva già ricevuto due notifiche per l’estradizione in Bulgaria e l’ultima era arrivata lo scorso 13 luglio.

Il treno Baviera: Muhammad Ryad
Era originario dell’Afghanistan e aveva 17 anni Muhammad Ryad. Voleva vendicare un amico morto in Afghanistan uccidendo “infedeli” e su un treno da Treuchtlingen a Wurzburg ha usato un’ascia per ferire tre persone. In un video testamento l’intenzione di eseguire un attentato suicida. Durante l’attacco il ragazzo, che era un richiedente asilo, ha urlato “Allah akbar“. Anche in questo caso Isis ha rivendicato.

La strage di Nizza: Mohamed Lahouaiej Bouhlel
“Solitario” e “silenzioso”, “non particolarmente religioso”. Mohamed Lahouaiej Bouhlel era emigrato di origine tunisina ed era padre di tre bambini. Aveva avuto problemi economici e a marzo era stato condannato per un  diverbio. L’uomo aveva precedenti di polizia anche se non era noto ai servizi. Residente a Nizza, era nato il 3 gennaio 1985 a Msaken, a una decina di chilometri a sud di Sousse, teatro la scorsa estate della strage sulla spiaggia affollata di turisti. Guidando il camion che ha falciato 84 persone gridava “Allah Akbar”. Isis ha rivendicato.

Bruxelles: i fratelli el Bakraoui e Najim Laachraoui
È il 23 marzo 2016 Bruxelles piomba nel caos. Tutti e tre belgi i responsabili. Najim Laachraoui, 25 anni, si era addestrato in Siria nel 2013 ed è accusato di essere uno dei responsabili della logistica degli attentati di Parigi del 13 novembre. Khalid e Ibrahim el Bakraoui sono due fratelli nati a Bruxelles: uno si è fatto esplodere all’aeroporto Zaventem, l’altro è il kamikaze della metropolitana Maelbeek. Entrambi erano noti alle forze dell’ordine e risultavano già ricercati nell’ambito dell’inchiesta sugli attentati del 13 novembre. Khalid era stato condannato a cinque anni di carcere nel 2011 per furto di auto. Ibrahim, 30 anni, era stato condannato a nove anni per aver sparato contro la polizia durante una rapina a Bruxelles nel 2010.

Bataclan e Stade de France: Abdelhamid Abaaoud e i suoi “fratelli”
13 novembre 2015. Attacchi simultanei, sparatorie e kamikaze in azione a Parigi. Abdelhamid Abaaoud 27 anni, belga, poi ucciso nel blitz a Saint Denis, è la “mente” degli attacchi. Viveva a Molenbeek, a Bruxelles poi colpita da più attacchi, ed era considerato membro della cellula di Verviers, prima della fuga in Siria. Anche lui appariva in molti dossier di criminalità comune per fatti commessi a Bruxelles tra il 2010 e il 2011. Salah Abdeslam, è stato il ricercato numero uno per mesi: 26 anni, cittadino belga con genitori marocchini, era un irrequieto con precedenti di polizia prima di radicalizzarsi. Omar Ismail Mostefai, 29 anni, cittadino francese, piccoli precedenti penali, è morto al Bataclan, ucciso dalla polizia. Probabilmente dalla Turchia era riuscito a raggiungere la Siria nel 2013 prima di ritornare in Francia. Samy Aminour, 28 anni, cittadino francese, si è fatto esplodere nel teatro. Viveva vicino a Parigi. Era sotto osservazione da parte dei servizi francesi e classificato con la “S” che contraddistingue gli estremisti. Era stato in Siria. Brahnim Abdeslam, 31 anni, fratello di Salah, morto da kamikaze. Anche lui appariva in molti fascicoli della polizia come associato ad Abdelhamid Abaaoud. Bilal Hadfi, 20 anni, cittadino francese residente in Belgio. Per gli inquirenti aveva combattuto con l’Isis in Siria. Saltato in aria fuori dallo Stade de France. L’unico non cittadino europeo era un siriano chiamato “Ahmad al-Mohammad“, 25 anni, di Idlib. Gli inquirenti francesi avevano affermato che le sue impronte digitali e la foto erano state registrate sull’isola di Leros dalle autorità greche dove figurava come richiedente asilo.

Copenaghen: Omar Abdel Hamid el Hussein
Era nato in Danimarca da genitori palestinesi, fuggiti da un campo profughi, Omar Abdel Hamid el Hussein, il giovane di 22 anni autore di due attentati a Copenaghen. Era noto all’intelligence per il suo passato di violenze e attività legate al possesso di armi. Il ragazzo era uscito di carcere appena due settimane prima. Sulla foto profilo di Facebook aveva un lupo e i testimoni, al momento dell’attacco, lo avevano sentito gridare Allak Akbar. Non aveva viaggiato in zona di guerra e probabilmente era stato ispirato dai fatti di Parigi.

Hyper kosher a Vincennes: Amedy Coulibaly
9 gennaio 2015. Aveva un passato da criminale comune prima di convertirsi all’Islam radicale e al anche jihad Amedy Coulibaly, 32 anni, il sequestratore del negozio kosher di Parigi ucciso nel blitz costato la vita a quattro ostaggi. “Sono dello Stato islamico” disse al giornalista della tv francese che lo chiamò. Originario di Juvisy-sur-Orge, un piccolo comune a sud di Parigi, Coulibaly già da adolescente colleziona una serie di condanne. Poi nel 2005 l’incontro con Cherif Kouachi. Nel 2010 viene arrestato dall’antiterrorismo e viene scarcerato nel 2014. Isis rivendicò l’attentato pubblicando un video.

 

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/23/terrorismo-da-berlino-charlie-hebdo-gli-assassini-del-jihad-avevano-tutti-un-passato-criminale/2935340/

 

 

 

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