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Tumore del pancreas: ricercatrice italiana al MIT di Boston inventa una pellicola “impiantabile” che ne blocca la crescita

DiPaul Polidori

Apr 19, 2016

Il tumore del pancreas è una delle patologie oncologiche più letali, in parte perché è molto difficile, per i farmaci chemioterapici, raggiungere l’organo alle giuste concentrazioni.

Per superare quest’ostacolo, i ricercatori del MIT di Boston e del Massachusetts General Hospital hanno sviluppato un particolare innesto, una sottile pellicola flessibile, che permette di rilasciare il farmaco direttamente sul tumore.

Studi su modelli animali hanno mostrato un’efficacia di questo approccio fino a 12 volte superiore rispetto alla chemioterapia tradizionale, che nei tumori del pancreas avviene tramite iniezioni intravenose.

Laura Indolfi, una delle coordinatrici dello studio, ritiene che questo meccanismo abbia un grande potenziale: «Si può innestare per ottenere un rilascio localizzato del farmaco e controllare la progressione del tumore, e potenzialmente ridurlo a dimensioni tali da poterlo asportare chirurgicamente».

Un approccio simile potrebbe essere riadattato per il trattamento di altre forme di tumori similmente difficili da raggiungere con metodi tradizionali.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Biomaterials, è parte di un progetto congiunto del MIT e del Massachusetts General Hospital, iniziato circa tre anni fa, con un particolare interesse verso il tumore del pancreas. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, per questa patologia, è inferiore al 6%.

Inoltre, la chemioterapia tradizionale spesso fallisce e i farmaci non hanno efficacia per svariate ragioni: la posizione “profonda” dell’organo nell’addome, ma anche le particolarità del tumore, povero di vasi sanguigni e spesso circondato da un rivestimento fibroso. Tutti fattori che impediscono ai farmaci di raggiungere fisicamente il loro obiettivo.

I ricercatori hanno perciò sviluppato una pellicola sottile basata su un polimero, il PLGA, ampiamente usato in medicina.

Questa pellicola viene “arrotolata” in un tubicino e inserita attraverso un catetere: una procedura chirurgica relativamente semplice.

Una volta che la pellicola raggiunge il pancreas, si dispiega e si avvolge attorno al tumore, adattandosi alla sua forma. Nella pellicola sono incorporati i farmaci (in questo caso si è trattato del paclitaxel), che vengono rilasciati lungo un periodo di tempo prestabilito.

Inoltre, solo il lato della pellicola direttamente a contatto con il tumore rilascia il farmaco, cosa che permette di minimizzare gli effetti collaterali a carico degli organi vicini.

La sperimentazione sui modelli animali ha permesso di testare l’efficacia del metodo, comparandola con la più tradizionale iniezione intravenosa: nei topolini trattati con il nuovo metodo, la crescita tumorale è stata rallentata e in qualche caso i tumori si sono ridotti di dimensione.

È inoltre aumentato il volume di tessuto necrotico (cellule tumorali morte, più facili da rimuovere per via chirurgica) e sono diminuite le metastasi: la pellicola ha agito infatti come una vera e propria barriera fisica contro la diffusione del tumore.

Inoltre, dopo quattro settimane, la concentrazione del farmaco negli animali trattati col nuovo metodo era cinque volte superiore rispetto a quelli trattati con le iniezioni.

La scarsità di vasi sanguigni tipica dei tumori pancreatici ha permesso al farmaco di restare prevalentemente sul tumore, cosa che ha ridotto ulteriormente gli effetti collaterali sugli organi vicini.

I ricercatori stanno ora preparando la fase successiva del progetto, cioè il trial clinico sugli esseri umani. Nonostante l’obiettivo dichiarato fosse il tumore del pancreas, si aspettano che questo approccio torni utile anche nel trattamento di altri tumori simili, come quelli a carico del tratto gastrointestinale: «Il più grande beneficio di questo sistema è la possibilità di innestarlo tramite procedure poco invasive, il che ci permette di dare agli oncologi e ai chirurghi uno strumento per raggiungere tumori che altrimenti sarebbero molto difficili da raggiungere», spiega Indolfi.

I benefici potenziali del sistema non finiscono qui: potrebbe essere rivalutata, per esempio, tutta una serie di farmaci che avevano dato risultati incoraggianti in fase pre-clinica ma che, per via della loro tossicità sistemica, non sono mai arrivati ai pazienti.

La pellicola potrebbe infine essere usata come rivestimento per uno stent. Spesso i pazienti con un tumore del pancreas soffrono di blocchi al dotto biliare, che interferiscono con la digestione e sono molto dolorosi. Il dotto può essere riaperto per mezzo di uno stent, ma prima o poi torna a bloccarsi, e questo costringe i pazienti a rimuovere il vecchio stent e inserirne uno nuovo.

Ricoprire gli stent con una pellicola simile potrebbe impedire alle cellule tumorali di raggiungere il dotto biliare e bloccarlo: «Possiamo estendere la durata di questi dispositivi», spiega Indolfi. «Invece di sostituirli una volta ogni mese, potremmo farlo ogni sei, oppure annualmente».

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Tumore del pancreas: ricercatrice italiana al MIT di Boston inventa una pellicola “impiantabile” che ne blocca la crescita

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