“Uccidiamo insieme”. Al Qaeda si converte all’Isis

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Al Zawahiri avrebbe invitato i miliziani a unirsi allo Stato islamico e sposarne l’obiettivo di controllare i territori e sfidare gli “infedeli”

L’imbroglio delle sigle aveva offerto finora qualche piccola occasione di ripiego, distinguere cioè nell’armata dei fanatici senza frontiere i cattivi e i cattivissimi. Con l’illusione che metter contro, a parole, Al Qaeda e Califfato dell’Isis, immaginandoli involti in feroci discordie e pronti ad azzannarsi, concretizzasse poi per l’occidente sfatate gherminelle. Risparmiandoci amaro e faticoso scotto. Era una di quelle illusioni che sono guaribili solo nell’esperienza, favola che quanto più è lontana e fuor del mondo tanto più aggrada e contenta. Ora la maschera è caduta, non ci sono più alibi.

 

VIDEO – Così l’Isis distrugge i capolavori di Hatra

 

ANALISI – La Storia vittima del fanatismo (Quirico)

 

Il terrorismo messianico di stampo universalista che rifiuta il mondo occidentale con una violenza senza precedenti e sta costruendo il grande stato islamico, si è saldato in ufficiale e proclamata unità. Ayman Al Zawahiri, il declinante erede di Bin Laden ha invitato, secondo testimonianze che arrivano dall’interno di quel gorgo, i frusti avanzi del Terrorismo Catastrofico, già ridotto a puro nome, Al Qaeda, a confluire nel fronte comune di cui il califfato di Mosul (guidato da Al Baghdadi) è casa madre, simbolo di successo e motore indaffaratissimo. L’obiettivo è comune: imporre la sharia (legge islamica, ndr) come legge universale, recidere ogni forma di dialogo e distruggere non solo più i simboli del mondo modellato dall’occidente ma anche, senza alcun dubbio, gli abitanti. Come diceva un personaggio che ha qualche responsabilità in questi disastri, l’ex capo del Pentagono ai tempi di George W. Bush, Donald Rumsfeld, «non è la coalizione che fa la missione ma la missione che fa la coalizione».

«Uccidiamo insieme»

Il superamento, nell’ecumene islamista, della fase puramente distruttiva per avviare quella mille volte più pericolosa dello scontro diretto e dell’occupazione del territorio, ora sembra confermata anche sul piano «istituzionale». Che ossessiona solo la ingegnosità perifrastica degli analisti d’occidente. Per capire, e con largo anticipo, era sufficiente esser stato una volta in Siria. Uno dei capi di Al Nusra, (il braccio siriano di Al Qaeda) scuro capelli neri, viso screpacciato come quello di una guida alpina, mi descrisse, a Idlib già nel 2012 feudo di Al Qaeda, l’alleanza che c’era tra le varie sigle islamiste sul campo di battaglia, con la precisione di un delicato pezzo di orologeria: «Uccidiamo insieme (disse proprio così: uccidiamo, non combattiamo), siamo fratelli nella fede…». Attorno a noi le rovine di una civiltà morta. Provai un’improvvisa, inspiegabile paura come se uscendo di lì, dovessi trovare sfasciato il mondo.

Oltre Bin Laden

Il totalitarismo islamico, ormai affidato a militanti senza più radici «nazionali» o politiche, ma mossi da una visione trascendente assoluta, cambiare il mondo, ha un unico simbolo: il califfato: «…Sia lodato Allah , che rivela il Libro, domina sulle nubi, sconfigge i nemici..». In una fatwa del 1998 di Al Qaeda «contro gli ebrei e i crociati», si dava una definizione dei musulmani che è perfettamente adatta a questo incombente mondo totalitario: il popolo che combatte per qualcosa di più che un piatto di cibo… Il superamento della creazione di Bin Laden si compie nel suo auto-dissolversi all’interno del nuovo e ben più potente leviatano, il califfato.

http://www.lastampa.it/2015/04/05/esteri/uccidiamo-insieme-al-qaeda-si-converte-allisis-JxuYl6BRhfn5MwxhwXve0K/pagina.html

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