Un addestratore dell’Isis in Veneto

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C’è un nuovo indagato: un trentenne di origini slave. E spunta l’acquisto di un drone portato in Siria da un bellunese

VENEZIA Tra le montagne del Veneto non si era infiltrata soltanto una cellula di reclutatori dell’Isis, con il compito di convincere i musulmani ad arruolarsi nelle fila dello Stato islamico e andare a combattere in Siria e Iraq. Ora si scopre che i terroristi avevano inviato anche un addestratore, il cui compito era di fornire agli aspiranti jihadisti le prime, rudimentali, istruzioni per affrontare la guerra in Medio Oriente. C’è un nuovo indagato nell’inchiesta condotta dai carabinieri del Ros di Padova e coordinata dalla procura antiterrorismo di Venezia. È uno slavo che in diverse occasioni, nel 2013, avrebbe raggiunto le Dolomiti proprio con l’incarico di «formare» i soldati di Allah, gli aspiranti martiti destinati ad alimentare le truppe di miliziani che marciano all’ombra delle bandiere nere.

Gli investigatori l’hanno già identificato, ma non sanno dove si trovi in questo momento. Probabilmente anche lui ha raggiunto i «fratelli » dell’Isis, una volta concluso il suo lavoro in Italia. È un trentenne di origini balcaniche, arrivato in Veneto con l’incarico di addestrare il bosniaco Ismar Mesinovic, che viveva a Longarone, e il suo amico Munifer Kalamaleski, il macedone che abitava con la famiglia a Chies d’Alpago. E proprio nel Bellunese si è dato da fare, mostrando loro come assemblare le armi, come sparare e come muoversi in battaglia. Per mesi, quell’inviato dell’Isis in Occidente li ha presi sotto la propria ala, insegnando ciò che dovevano sapere per diventare dei bravi soldati, utili alla causa del Califfato. Lo slavo era quindi il braccio operativo dell’organizzazione. L’aspetto psicologico, invece, veniva gestito dal predicatore Bilal Bosnic, l’imam itinerante che aveva il compito di indottrinare i futuri jihadisti e che ora si trova in carcere a Sarajevo, sotto processo con l’accusa di reclutamento, la stessa che gli muove la magistratura veneziana, coordinata dal pubblico ministero Walter Ignazitto e dal procuratore capo dell’antiterrorismo, Adelchi d’Ippolito. In attesa dell’incontro (chiesto attraverso una rogatoria internazionale) tra gli inquirenti italiani e quelli bosniaci, che si svolgerà tra qualche settimana in laguna, l’indagine del Ros prosegue anche con l’analisi dei documenti contenuti nei computer e nei cellulari sequestrati lo scorso settembre, quando vennero perquisite cinque persone tra le province di Belluno e Pordenone.

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2015/31-marzo-2015/isis-altro-indagato-veneto-2301187850144.shtml

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