Un tour de force che non fiacca il Papa

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È arrivato domenica dopo 13 ore di viaggio lasciando il caldo di Roma per il fresco di Quito, a 2800 metri. Lunedì è ridisceso a livello del mare, passando al caldo soffocante di Guayaquil con il 90% di umidità dell’aria. Qui ha celebrato messa rivestito dei pesanti paramenti. Dopo pranzo ha saltato la sua quotidiana siesta, anticipando la partenza. È ritornato all’altezza  di Quito, dove faceva freddo e pioveva.

 

Nella capitale ecuadoriana ha incontrato Correa e ha salutato uno a uno, in una interminabile sequenza, tutti gli amici e i collaboratori del presidente dell’Ecuador. Senza mai sottrarsi a una stretta di mano o a un abbraccio. Sempre sorridente e disponibile. Infine, pensava di aver concluso la giornata con una visita alla cattedrale e una benedizione alla folla che lo attendeva in piazza. Ha avuto un ultimo fuori programma, con un saluto ai giovani che lo chiamavano da fuori la nunziatura, impedendogli di andare a dormire.

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