Vaticano, a giudizio per pedofilia l’ex nunzio Wesolowski

Jozef Wesolowski

L’11 luglio la prima udienza nel tribunale dello Stato della Città del Vaticano, si applica anche la normativa introdotta da Francesco nel 2013 sul materiale pedo-pornografico

Il tribunale vaticano ha rinviato a giudizio per pedofilia e detenzione di materiale pedo-pornografico l’ex nunzio apostolico in Repubblica Dominicana, l’arcivescovo polacco Jozef Wesolowski. L’ex presule, già dimesso dallo stato clericale con una sentenza canonica della congregazione per la Dottrina della fede (alla quale ha fatto appello), si trova «agli arresti domiciliari» in Vaticano. Applictaa al suo caso la nuova normativa varata dal Papa. La prima udienza è calendarizzata l’11 luglio prossimo, mentre Francesco si trova in America latina. Il Vaticano non esclude la possibilità di fare rogatorie a Santo Domingo.

Il presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Giuseppe Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, con decreto del 6 giugno scorso «ha disposto, in accoglimento della richiesta avanzata dall’Ufficio del Promotore di Giustizia, il rinvio a giudizio dell’ex Nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, Jozef Wesołowski. La prima udienza del processo è fissata per il giorno 11 luglio 2015», si legge in una nota vaticana. All’ex Prelato – sottolinea la nota – vengono contestati taluni reati commessi sia durante il suo soggiorno a Roma dall’agosto 2013 sino al momento del suo arresto (avvenuto il 22 settembre 2014), sia nel periodo trascorso nella Repubblica Dominicana, nei cinque anni in cui ha ricoperto l’Ufficio di Nunzio Apostolico (il 24 gennaio 2008 era stato nominato Nunzio nella Repubblica Dominicana e delegato apostolico a Porto Rico, uffici da cui si è dimesso il 21 agosto 2013)». Per quanto riguarda il periodo trascorso a Roma, «il provvedimento contesta il reato di detenzione di materiale pedopornografico, introdotto dalla legge n. VIII del 2013 di Papa Francesco», sottolinea la nota, chiarendo dunque un dubbio giurisprudenziale sinora in sospeso, se, cioè, le norme introdotte da Papa Francesco fossero o meno applicabili a questo processo. Nel corso dei mesi passati, Wesolowski è stato interrogato due volte dal promotore di giustizia.

Per il periodo precedente, «il quadro di accusa – si legge nella nota – si basa sul materiale probatorio trasmesso dall’Autorità Giudiziaria di Santo Domingo circa gli abusi sessuali su minori.

L’insieme delle gravi accuse dovrà passare al vaglio dell’Organo giudicante, che potrà disporre, per il definitivo accertamento dei fatti, sia di perizie tecniche sugli apparati informatici utilizzati dall’imputato, sia eventualmente di forme di cooperazione giudiziale internazionale per la valutazione delle prove testimoniali provenienti dalle competenti Autorità di Santo Domingo». Possibile, dunque, come aveva detto in passato e come è tornato a spiegare oggi il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, che il Vaticano chieda rogatorie alla Repubblica dominicana. Si tratta comunque di «una procedura delicata ed articolata, sulla quale è intendimento di tutte le parti coinvolte in giudizio effettuare i più attenti riscontri ed approfondimenti», conclude la nota. L’ex nunzio apostolico, ha precisato padre Lombardi, è «ai domiciliari in Vaticano».

 

La prima udienza, l’11 luglio, «potrà essere pubblica», ha spiegato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ma, data la delicatezza della materia, «è possibile che il presidente del tribunale decida di svolgere le udienze successive a porte chiuse». Il processo si svolgerà ad ogni modo nella stessa aula del tribunale teatro del noto processo al maggiordomo di Benedetto XVI, Paolo Gabriele. Non è ancora stabilito se l’ex nunzio sarà presente alla prima udienza né quanto prevedibilmente durerà il processo. Dalla prima udienza, ad ogni modo, «non c’è da attendersi una sentenza», ha detto Lombardi, che ha confermato il fatto che, come ogni anno, la corte avrà una pausa dei lavori in coincidenza con la pausa estiva.

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