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Vaticano, finanza, criminalità: l’opera di pulizia di Francesco

DiPasquale Stavola

Feb 9, 2016

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Con sempre maggiore frequenza le cronache giudiziarie ci informano diindagini penali che coinvolgono diocesi, vescovi, economi delle stesse diocesi, per episodi di appropriazione indebita o malversazione di somme loro erogate dalla Cei e provenienti dall’otto per mille che, nella dichiarazione dei redditi, viene dai contribuenti destinato alla Chiesa cattolica. E’ noto il caso dell’ex vescovo di Trapani, Francesco Miccichè, indagato dalla Procura della Repubblica di Trapani, che, secondo l’accusa, si sarebbe appropriato di circa due milioni di europrovenienti appunto dall’otto per mille destinato dal Vaticano alla Curia di Trapani.

Le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Trapani attraverso l’esame della documentazione bancaria, oltre che risalire alla appropriazione delle somme, avrebbero accertato che tali risorse sarebbero state investite dal Vescovo nell’acquisto di appartamenti e ville tra cui una a Monreale adibita a bed and breakfast. In conseguenza di ciò i fondi dell’otto per mille che avrebbero dovuto essere destinati ad opere di carità e al sostentamento del clero, non sarebbero risultate, dall’esame dei rendiconti, impiegate per tali finalità. Sono inoltre stati rinvenuti in possesso dell’alto prelato e sequestrate, opere d’arte, quadri, crocifissi di valore e gioielli per quasi due milioni di euro provenienti da diverse chiese di Trapani.

Altra indagine penale ha chiamato in causa il Vescovo di Terni Vincenzo Paglia, indagato dalla Procura di Terni con l’accusa di associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, truffa ai danni del comune di Narni, abusivo esercizio del credito e appropriazione indebita. L’indagine, che ha portato anche all’arresto di due dipendenti della Diocesi e un tecnico comunale, trae origine da presunte irregolarità nella vendita del castello di San Girolamo. Insieme a monsignor La Paglia risultano indagati il vicario episcopale della Diocesi, il presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero ed altre sette persone. Le indagini avrebbero accertato un buco di 20 milioni di euro.

Di recente poi è stato indagato per appropriazione indebita il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Mogavero che peraltro era stato inviato come Visitatore per svolgere accertamenti sulla vicenda che aveva visto coinvolta la Diocesi di Trapani. Il Visitatore è una figura prevista dal diritto canonico.Data la delicatezza di tale compito esige determinate qualità: specchiata onesta, sufficiente preparazione giuridica e una buona cultura in teologia.

Per la verità sono episodi che non rappresentano niente di nuovo e di eclatante. Vicende analoghe ma certamente ben più gravi negli ambienti vaticani si verificarono negli anni ‘70 e ‘80 allorquando emersero legami tra ambienti vaticani, finanza e criminalità organizzata, legami che vennero alla luce allorquando la magistratura portò la propria attenzione sullo IOR, la banca vaticana di cui era presidente il potente cardinale Paul Marcinkus.

Il nome di Marcinkus evoca altri personaggi come Licio Gelli, Michele Sindona, Guido Calvi, tutti personaggi legati tra loro da un intrigo di malaffare, da intrecci politici ed economici e in rapporti con uomini di spicco della criminalità organizzata. Il malaffare raggiunse il suo apice sotto il pontificato di Paolo VI (1963-1978), Papa della cui onestà nessuno può dubitare ma certamente incapace non soltanto di comprendere quanto avveniva intorno a lui ma anche di intervenire con decisione per interrompere i legami illeciti che si erano creati tra la Curia, le banche, la mafia e la P2 , con la conseguenza che lo IOR era divenuto punto di snodo fondamentale per il riciclaggio del denaro di provenienza illecita.

Questi intrecci criminali furono presenti durante il pontificato di Giovanni Paolo II che non affrontò il problema dello Ior perché era impegnato ,come è stato osservato, “a portare la fede in giro per il mondo “e preoccupato dall’ansia di abbattere il comunismo”. Papa Luciani aveva confidato ai suoi collaboratori che era sua intenzione affrontare il problema dello Ior ed eliminare i pericolosi intrecci di cui ho detto. L’errore di Papa Luciani, il cui pontificato durò appena 33 giorni, fu probabilmente quello di manifestare la sua volontà di fare pulizia prima ancora che tale pulizia avesse inizio.

Nel 2009 la guida dello Ior affidata al banchiere Ettore Gotti Tedeschi che avendo intrapreso un’opera di riforma della Banca vaticana ed avendo compreso che lo IOR ormai da anni era divenuto uno strumento di riciclaggio delle attività illecite di Cosa Nostra e della Ndrangheta, ben presto entrò in collisione con la Curia e fu costretto a dimettersi.

Ma chi era Paul Marcinkus? Vescovo nominato nel 1981 da Wojtyla ed ex presidente dello Ior , nato in un sobborgo di New York, Paul Marcinkus, può essere considerato l’uomo più potente della Chiesa cattolica e il gestore assoluto delle finanze vaticane. Accusato di vari reati, soprattutto in riferimento al crack del Banco Ambrosiano, riuscì sempre a sfuggire alla giustizia italiana che non riuscì mai ad incriminarlo. Il Vaticano infatti negò l’estradizione di Marcinkus e la Corte di Cassazione stabilì che il Tribunale italiano non poteva decidere nulla su cittadini del Vaticano.

Strettamente legato a Michele Sindona e Roberto Calvi, Paul Marcinkus fu coinvolto nel fallimento del Banco Ambrosiano. Grazie alle indagini della magistratura italiana emerse che gran parte dei 1800 miliardi di lire, sottratti alle finanze della Banca, erano finiti direttamente o indirettamente allo IOR o a organizzazioni indicate dalla Banca vaticana. La Chiesa assunse sempre una posizione a difesa del vescovo e tale linea mantenne anche quando, a metà degli anni 80, la magistratura italiana ne chiese l’arresto.

Marcinkus venne sospettato di essere al centro di trame occulte che coinvolgevano la loggia massonica P2 ed alcuni ambienti finanziari. Fu addirittura sospettato, ma nessuna prova venne mai acquisita in tal senso, di essere stato il mandante dell’uccisione di Papa Luciani che, come è noto, venne trovato morto nel proprio alloggio, all’alba del 29 settembre del 1978. Secondo quanto dichiarato dai medici, la morte sarebbe avvenuta per infarto anche se nessuna autopsia venne effettuata per stabilire con certezza la causa. Le ricostruzioni effettuate da saggisti indicarono in Marcinkus e nel cardinale Villot i mandati dell’ assassinio di Papa Luciani che pubblicamente aveva manifestato l’intenzione di rinnovare completamente la Curia ed avviare una riforma delle finanze vaticane.

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