Vaticano, l’austerità e gli ultimi habitué dei catto-party

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Mercoledì la festa per la Beata Vergine della Palestina organizzata dal cardinale americano O’Brien che riceverà un campione di sempiterno generone romano miscelato con aristocrazia: quanto basta per un cocktail rinforzato ai tempi di Bergoglio e di ristrettezze

Difficile sgusciare furtivi in 700 e più in un portone a due passi da via della Conciliazione, perciò tanto vale godersi la ricorrenza con moderata contrizione, che tra corvi e spioni, non è il momento di dare nell’occhio in Vaticano. E ritrovarsi in un amen tra quegli «scribi dalle lunghe vesti che amano i primi posti nei banchetti», appena redarguiti da papa Francesco. Buon per loro che novembre non è stagione di terrazze, e quindi domani alla festa per la Beata Vergine Maria Regina della Palestina, patrona dell’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, il tintinnare di forchette e cristalli verrà attutito dai soffitti a cassettone del palazzo cinquecentesco di Borgo Santo Spirito, al civico 23.

Il cocktail rinforzato

Dove il Gran Maestro, il cardinale Edwin Frederick O’Brien, americano del Bronx, riceverà un campione assortito di sempiterno generone romano miscelato con aristocrazia quanto basta (dai principi Ruspoli, Giovanelli e Rospigliosi e via fino al nobiluomo Mercuri da Cepparello) per un cocktail rinforzato da tutto esaurito. Anche perché, sotto il pontificato di Bergoglio, le mondanità religiose sono ridotte all’osso. «C’è una fifa boia», sintetizza un frequentatore di catto-party che di colpo si ritrova il carnet sguarnito.

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