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Verso la guerra

DiPasquale Stavola

Mag 10, 2015

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Be’ sembra che ci siamo. Gli osservatori più pessimisti dicono già da tempo che, assommando le crisi locali, la Terza Guerra Mondiale è già in atto. Non la chiamerei cosi, perchè quelle in corso sono guerre atipiche, asimmetriche (non condotte da eserciti regolari contrapposti su fronti omogenei), perchè non ci si può permettere uno scontro tra pari forze che distruggerebbero l’umanità. Più opportuna è la “scelta” di tante guerre locali, come quelle che si combattevano “per procura” all’ombra della Guerra Fredda. Oggi la “procura” è data dagli interessi delle élite del capitalismo transnazionale che puntano all’espansione massima dei profitti con il minimo possibile di lacci e ostacoli . Che tali interessi siano meglio o più rappresentati dagli Stati Uniti come entità statale è materia di dibattito perchè il tessuto economico-finanziario del pianeta è ormai più diffuso e a guida multipla che non in e da un solo paese: è recente ad esempio l’istituzione dell’Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib) da parte del governo cinese, a cui hanno aderito Francia, Germania e Italia contro il parere degli Stati Uniti e in concorrenza con l’Asian Development Bank (Adb), con la Banca Mondiale e con il Fondo Monetario Internazionale.

Sono Poteri enormi quelli che si combattono occupando gli spazi di mercato ancora liberi o “acquistabili”. L’Aiib è stato definito “il primo elemento di un nuovo ordine mondiale multipolare” e potrebbe bastare questo esempio per cassare la vetusta visione ideologica antiamericana che vuole gli Stati Uniti sempre nel ruolo dei cattivi. Certo essi sono i guardiani armati del multiforme modello capitalistico, una sede statuale che per filosofia e conformità strutturale favorisce l’elaborazione di strategie a protezione dei propri interessi economici, del proprio modello di civiltà (quella cosiddetta occidentale, la nostra) e della propria sfera di influenza, sfera che comunque è andata restringendosi gradualmente e contemporaneamente al dissolvimento dei vecchi blocchi contrapposti.

Anche i neo (o post) marxisti sembrano stentare ad andare oltre il principio pur sempre valido ma forse da attualizzare che vede la guerra come risoluzione delle crisi del capitalismo: oggi il capitalismo non è in crisi, anzi, è vincente nella sua forma peggiore, quella rapace, senza scrupoli, senza distinzioni ideologiche (nel senso tradizionale). E senza confini.

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La vera novità è che oggi gli scenari di guerra sono stimolati dall’irruzione dello Stato Islamico, creatura politica dalla genesi ancora poco chiara ma dagli appetiti espansivi ormai evidenti. Non entro nel merito del giudizio sull’Is (o Isis) perchè esula dal tema che mi sono imposto ma invito alla lettura del libro dellaLoretta Napoleoni Isis, lo Stato del Terrore (Feltrinelli, 2014), un testo istruttivo e dal taglio indipendente, per niente conformista. L’Isis porta avanti un progetto politico di unificazione sotto un’egida religiosa del mondo arabo-islamico sunnita che aspira ad annullare i confini fittizi creati dall’Occidente dopo la Prima Guerra Mondiale. L’avanzata del Califfato causa importanti variazioni nel ridisegno di Medio Oriente e parte dell’Africa ma, a sentire Edward Luttwak, non merita tanto una guerra apposita quanto un accorto contenimento. Parere curioso, da un “falco” come lui.

http://www.tgvallesusa.it/2015/04/verso-la-guerra/

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