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Questa pagina cercherà di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili sulla vitamina D, in modo da dare indicazioni su quelli che sono le dosi fisiologiche adatte per non determinare alcun tipo di carenza nel lungo termine ed utilizzare quindi la giusta integrazione per evitare qualsiasi malattia legata alla carenza di questo ormone (sì, non è una vitamina, è un ormone e cercheremo di vederne le diverse funzioni in modo da percepirne anche la reale importanza che sembra negata, osteggiata o addirittura ignorata dagli stessi medici.

Nel video sopraindicato c’è uno dei massimi medici coinvolto nella cura di malattie degenerative eautoimmuni per mezzo dell’uso della vitamina D, il dottor Coimbra. L’intervista è stata svolta da un volontario che in seguito ad una sua guarigione miracolosa dalla retto-colite ulcerosa ha iniziato a raccogliere informazioni su questa vitamina. Ringrazio quindi Leonardo Rubini (e il suo blog) per aver raccolto questa meravigliosa testimonianza ricca di informazioni. Leonardo per non essendo uno specialista, o un medico ha portato avanti (e sta portando avanti) una cosa così grande: tanto di cappello quindi alla sua determinazione… sperando che il mondo medico volga di nuovo gli occhi a ciò che non vede da moltissimo tempo ormai, cioè ad una deontologia di comportamento in cui è il paziente ad essere al centro e non le medicine.

Prevenzione vuol dire non arrivare alla malattia o, quanto meno, non arrivare a stadi avanzati della malattia quindi a chi legge questa sezione deve interessare soprattutto quali sono le dosi di mantenimento, e il range di sicurezza (sempre a livello statistico) in cui può agire, perché i protocolli medici devono essere seguiti da nutrizionisti e medici coscienti del protocollo a cui stanno sottoponendo il paziente. Quindi in caso voi leggiate questa pagina e non avete nessuna malattia in atto potete seguire le indicazioni riportate, ma qualora non teniate conto di alcuni fattori che invece sono importanti per non incorrere a rischi non possiamo assolutamente risponderne perché non possiamo essere a conoscenza dello stato di salute di tutti i lettori del nostro sito. Quindi se volete essere sicuri dell’applicazione corretta dei dosaggi e delle integrazioni potete contattare il numero329.0771 553 o via mail a nutritionheal@gmail.com e prenotare un consulto.

 VITAMINA D

La vitamina D è la “Vitamina del Sole” perché è proprio grazie ad esso che il nostro corpo, attraverso la pelle, è in grado di sintetizzarla e produrla. Ecco perché, man mano che le condizioni di vita primordiali sono andate cambiando nel corso dei millenni, si è causata una sempre crescente riduzione della sua disponibilità, con tutti i problemi che ne sono scaturiti. Ma vediamo perché, piano piano, è andata riducendosi la sua disponibilità, quando invece i nostri antenati ne avevano a disposizione in quantitativi pressoché infiniti.

Il Sole non si è spento, però abbiamo conquistato tutta la Terra, mentre le nostre origini e i luoghi in cui siamo vissuti primordialmente erano tutti tra i tropici e l’equatore in cui si sa i raggi del Sole sono più diretti e ricchi di raggi UVB, che sono le radiazioni ultraviolette che maggiormente stimolano la produzione di vitamina D3 e D2 e in particolare le radiazioni comprese tra 290 e 315 nm.

Poi un’altra differenza sostanziale con le abitudini primordiali è che, cominciando a colonizzare territori via via più freddi abbiamo iniziato a coprirci, quindi la nostra pelle nel tentativo di catturare sempre di più i raggi del sole sempre più tiepidi man mano che andavamo verso Nord, si è schiarita, ma ciò non bastava a compensare anche il fatto che passavamo sempre più tempo al chiuso e quindi con il tempo la carenza di quella che era una risorsa infinita per il nostro organismo è diventata una carenza patologica. 

Quindi dapprima siamo andati in luoghi dove il Sole era più  “tiepido”, poi abbiamo iniziato a coprirci, poi abbiamo iniziato  a perdere la melanina, poi abbiamo iniziato a fare una vita al chiuso.

Questa vitamina di fondamentale importanza ha come RDA ufficiali 200-600 U.I. al giorno che assolutamente non possono evitarne una sua carenza infatti molte delle linee guida ufficiali per quasi tutte le vitamine (quindi non solo per la vitamina D) stanno venendo riviste aumentandole addirittura di multipli rispetto alle vecchie linee guida. Diciamo che una dose accettabile di mantenimento sono 10.000 U.I. al giorno (ovviamente in caso di patologie il dosaggio andrà modificato di conseguenza).

Abbiamo parlato di come siamo arrivati alla carenza di una risorsa che era normalmente infinita per i nostri antenati e come potevamo in modo naturale ed economico recuperare un po’ di questa carenza. Ma il discorso non finisce qui!

Cerchiamo di capire come questa vitamina sia così importante i suoi ruoli (sì perché non ne ha uno solo) e quali altri accorgimenti possiamo tenere per aumentarne l’apporto al nostro organismo.

CHIMICA

La vitamina D è un gruppo di pro-ormoni liposolubili costituito da 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Le due più importanti sono la vitamina D2 (ergocalciferolo) di provenienza vegetale e la vitamina D3 (colecalciferolo) derivante dal colesterolo, è sintetizzato negli organismi animali, entrambe le forme dall’attività biologica molto simile ma la D3 sembra avere un’attività di 50-100 volte superiore alla D2.

L’assorbimento della vitamina D avviene in modo molto simile agli altri composti liposolubili. Viene inglobata nelle micelle formate dall’incontro dei lipidi idrolizzati con la bile, entra nell’epitelio intestinale dove viene incorporato nei chilomicroni e da qui procede nel sistema linfatico.

Il nucleo della vitamina D è lo stesso del cortisolo.Esso ha ingresso da due fonti primarie: quellaalimentare e quella solare. Il colesterolo che passa sotto la cute attraverso una serie di reazioni viene trasformata a colecalciferolo (vitamina D) ma è ancora nella forma biologicamente non attiva. In vari tessuti il colecalciferolo subisce una reazione di idrossilazione con formazione di 25-idrossicolecalciferolo [25(OH)D] (che è la forma che viene misurata facendo le analisi del sangue) il quale passa nella circolazione generale e si lega ad una proteina trasportatrice specifica (vitamin D binding protein, DBP).

Arrivato nel rene, può subire due diverse reazioni di idrossilazione, catalizzate da 2 differenti idrossilasi (la 1α-idrossilasi e la 24-idrossilasi), che danno origine, rispettivamente, all’1,25-diidrossicolecalciferolo [1,25(OH)D] (calcitriolo), la componente attiva, ed al 24,25-diidrossicolecalciferolo [24,25(OH)D], una forma inattiva (quest’ultimo, essendo il suo prodotto non funzionale, è solo un meccanismo di controllo che serve per evitare concentrazioni eccessive che possono causare un eccessivo assorbimento di calcio a livello renale).

Perchè tutte queste nozioni possono servirti? Per capire gli alti dosaggi a cosa servono. Neanche i medici talvolta ti sanno dire come dosare questa vitamina ma numerosissime ricerche parlano di protocolli con altissimi dosaggi (che comunque ti consiglio di attuare solo sotto controllo medico, ma che, man mano che continuerò la trattazione, ti accorgerai quanto siano relativi a numerosissimi fattori tra cui i fattori di resistenza che ho trattato già nelle malattie autoimmuni).

Esistono diversi polimorfismi di queste idrossilasi e tutte quante con un’affinità diversa per il substrato da trasformare cosicché la quantità di Vitamina D che serve ad un corretto dosaggio della forma attiva varia molto in base alle diversi alleli posseduti da ciascun individuo.

Quindi i dosaggi necessari possono variare sensibilmente da persona a persona proprio  in base al proprio specifico corredo enzimatico.

FUNZIONI

La vitamina D:

  • favorisce il riassorbimento di calcio a livello renale,
  • assorbimento intestinale di fosforo e calcio ed i processi di mineralizzazione dell’osso
  • differenziazione di alcune linee cellulari e in alcune funzioni neuromuscolari,
  • funge da immunomodulatore (poi vedremo cosa significa e quanto influisce sulla determinazione di moltissime malattie che incidono sulla popolazione a livello mondiale). Dopo che il dottor Coimbra riuscì a curare sia il Parkinson che la vitiligine in 3 mesi con 10.000 U.I. al giorno iniziò a cercare se vi erano informazioni sulla effettiva efficacia della vitamina D sulle malattie autoimmuni. Dalla loro ricerca sono emerse numerosissime pubblicazioni in merito già nel 2001-2002.
    Il fatto che sia il maggiore regolatore dell’attività del sistema immunitario è stata ben evidenziata su pazienti con sclerosi multipla di cui ha curato oltre 6000 casi certificati. Infatti va a modificare il funzionamento di 4500 geni in ogni cellula del sistema immunitario. Se manca la vitamina D il malato non riesce a modulare l’espressione di 4500 geni, nè stimolandone nè riducendone l’attività, con un vero disastro.
  • favorisce la maturazione dei monociti in macrofagi
  • sembra attivare la produzione di diverse sostanze neurogenerative nel cervello di adulti, bambini, embrioni e feti. E’ importante sia per lo sviluppo del sistema nervoso sia per le funzioni del sistema nervoso dell’adulto. Tutto questo però non è scritto nei libri di medicina e molti medici non sono a conoscenza dell’importanza di questo ormone. Però il dottor Coimbra parla ampiamente dell’uso della vitamina D con pazienti con malattie neurodegenerative come il Parkinson, sottoponendoli a dosi fisiologiche realistiche di vitamina D, tenendo presente che le dosi ufficiali raccomandate non possono escludere nessuno da una significativa carenza di vitamina D.

Il funzionamento dell’ 1,25(OH)D è alquanto anomalo per una vitamina in quanto agisce in modo analogo agli ormoni steroidei: entra nella cellula e si va a legare ad un recettore nucleare che va a stimolare la produzione di varie proteine, specie trasportatori del calcio.

La regolazione dei livelli di calcio e fosforo nell’organismo avviene insieme all’azione di due importanti ormoni: la calcitonina ed il paratormone (PTH).

La calcitonina ha azioni opposte a quelle della vitamina D: si attiva con un eccesso di calcio nel sangue

  • favorisce l’eliminazione urinaria e la deposizione di calcio nelle ossa. Determinando una diminuzione dei livelli plasmatici di calcio.

Il paratormone: prodotto dalle paratiroidi in caso di di livelli di calcio ematici insufficienti ma con funzione antagonista alla vitamina D

  • inibisce il riassorbimento renale dei fosfati,
  • aumenta quello del calcio sia a livello renale che dell’intestino
  • stimola il rene a produrre 1,25(OH) D.
  • A livello dell’osso, esso promuove il rilascio di calcio nei fluidi extracellulari

A sua volta la vitamina D inibisce la sintesi di PTH per evitare che si crei un circolo vizioso in cui i due ormoni continuino ad essere prodotti senza sosta,causando un cortocircuito nel fondamentale metabolismo del calcio.

La produzione di questi ormoni e di vitamina D è strettamente dipendente dalla concentrazione plasmatica di calcio: una condizione di ipocalcemia stimola la produzione di paratormone e di 1,25(OH)D. Un aumento del calcio plasmatico, invece, favorisce la sintesi di calcitonina. E’ dall’equilibrio di questi ormoni che deriva una corretta mineralizzazione dell’osso e l’omeostasi calcica del sangue (vedi anche Endocrinologia).

Le concentrazioni misurate in media nella popolazione mondiale sono 8-10 ng/mL ma quelle funzionali per un sistema immunitario funzionante in modo corretto sono tra i 100- 130 ng/mL.

Ma non basta sapere la concentrazione di vitamina D nel sangue per sapere quanto sia attiva, l’unico modo è controllare in parallelo anche il PTH (paratormone) che viene down-regolato dalla vitamina D. L’attività della vitamina D è legata anche, oltre che dalla concentrazione misurata nel sangue, dall’attività delle idrossilasi che sono preposte alla sua attivazione e dalla funzionalità dei recettori per la vitamina D: quindi se il PTH è basso possiamo essere sicuri che la quantità di vitamina D ATTIVA presente è sufficiente.

ALIMENTAZIONE e INTEGRAZIONE

La vitamina D abbiamo visto perché è improntante e abbiamo visto come integrarla in modo naturale con il Sole con tutte le accortezze che servono e, se ci sono dubbi contattatemi via mailnutritionheal@gmail.com. Ora vediamo come integrarla tramite l’alimentazione e tramite l’integrazione vera e propria.

Pochi alimenti contengono quantità apprezzabili di vitamina D. Un alimento particolarmente ricco è l’olio di fegato di merluzzo. Seguono, poi, i pesci grassi (come i salmoni e le aringhe), il latte ed i suoi derivati (che però dobbiamo evitare per altri motivi 😉 cerchiamo di aggiungere informazioni ma mantenere sempre quelle che ci vengono date prima ^_^), le uova, il fegato e le verdure verdi.

Nel caso non riuscissimo ad assumere determinati alimenti per intolleranze o perché non ci piacciono o, come ho parlato ampiamente nella pagina dedicata alla psoriasi, perché contaminati, tocca arrivare all’integrazione vera e propria che, soprattutto in inverno, è consigliata da affiancare comunque. Un costante integrazione è improntate, soprattutto all’inizio quando ancora i valori non si sono stabilizzati intorno ai valori indicati precedentemente, poiché siamo tutti molto carenti di vitamina D anche se magari non abbiamo delle sintomatologie conclamate.

CARENZA

Le prime alterazioni, in caso di vitamina D sotto la norma, consistono in: diminuzione dei livelli sierici di calcio e fosforo con conseguente iperparatiroidismo secondario ed aumento della concentrazione di fosfatasi alcalina. Successivamente si hanno alterazione dei processi di mineralizzazione con rachitismo (nel bambino) ed osteomalacia (nell’adulto) e debolezza muscolare, deformazione ossea e dolori. Alcuni Studi del 2006 hanno portato alla luce come la carenza di vitamina D possa essere collegata con la sindrome influenzale e alla depressione, indipendentemente dall’età in cui insorga tale carenza.

Quando invece la carenza di vitamina D è cronica si possono determinare malattie autoimmuni come la psoriasi, la sclerosi multipla o malattie degenerative come Parkinson e Alzheimer. Insomma, da una causa moltissimi effetti, tutti diversi tutti in base alle cause contingenti che le scatenano, sempre diversi ma che arrivano comunque su un humus di un organismo sofferente e disregolato nel suo sistema immunitario.

QUALI SONO LE FUNZIONALITA’ IMMUNITARIE IN CUI INTERVIENE LA VITAMINA D?

Il sistema immunitario è composto da diversi tipi di cellule che sono in grado di produrre centinaia di sostanze che vengono liberate e portano alla morte delle cellule bersaglio.

Ci sono alcune cellule preposte al controllo e si coordinano per adattare la risposta immunitaria in modo che possa rispondere nel modo più efficace possibile dagli attacchi esterni.

Nelle malattie immunitarie tutto questo complicato sistema non è in grado di distinguere il self dalnon-self portando inevitabilmente a tutta una serie di patologie che affliggono sempre più la nostra società. e sembra proprio che sia il vitamina D il fattore determinante nel sistema di comunicazione, stimolando o deprimendo, attivando o spegnendo le diverse funzionalità che caratterizzano il nostro sistema immunitario.

Ogni cellula del nostro organismo comprese quelle del timo, i linfociti T, le cellule dendritiche, le cellule APC, presentano sulla membrana un recettore per la vitamina D (vitamin D receptor, VDR) vedremo poi come delle forme meno efficienti di questi recettori possono anch’esse determinare parziale resistenza.

L’epidemiologica carenza di vitamina D sembra quindi determinata proprio per la perdita di capacità della coordinazione immunitaria.

Per poter ottimizzare al massimo dell’adattabilità possibile la sua risposta ogni forma di aggressione, il nostro sistema immunitario si è sviluppato come un’insieme di cellule pluripotenziali che, in base agli stimoli, evolvono in una forma o in un’altra determinando una infinita gamma di risposte immunitarie radicalmente differenti.

La vitamina D ha la capacità di intervenire sullo sviluppo delle cellule dendritiche e a livello di trascrizione genica sulla sintesi dell’IFN alfa (interferone alfa).

[DDET INTERFERONE]

INTERFERONE

Gli interferoni (IFN) sono una famiglia di proteine prodotte sia da cellule del sistema immunitario (globuli bianchi) sia da cellule tissutali in risposta alla presenza di agenti esterni come virus, batteri, parassiti ma anche di cellule tumorali. Gli interferoni appartengono alla vasta classe di glicoproteine note come citochine.

La loro funzione specifica è quella di:

  • inibire la replicazione di virus all’interno delle cellule infette;
  • impedire la diffusione virale ad altre cellule;
  • rafforzare l’attività delle cellule preposte alle difese immunitarie, come i linfociti T e i macrofagi;
  • inibire la crescita di alcune cellule tumorali.

Gli interferoni agiscono in questo modo:

  • si legano alla membrana delle cellule e ne stimolano la produzione di enzimi antivirali;
  • quando un virus attacca una cellula attivata dall’interferone, non riesce a moltiplicarsi a causa degli enzimi antivirali;
  • si verifica quindi un arresto o un’attenuazione dell‘infezione.

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Ha il compito di ridurre l’espressione delle citochine TH1 in favore di quella TH2 esplicando la sua azione di controllo dell’immunità mediata. Ovviamente la maggior parte delle patologie autoimmuni è determinata da un eccesso di TH1 e l’abbassamento dell’espressione del suo gene è in grado di dare grandissimi benefici ad ogni malattia che ha questa base immunologica.

Gli effetti della Vitamina D si esplicano soprattutto a livello delle cellule dendritiche, dove le mantiene immature. Diminuisce l’IL-10 e aumenta l’IL- 12, spostando verso un fenotipo TH2. Diminuisce inoltre l’IL-6 diminuendo la risposta TH17. TH1 e TH17 sono le risposte immunitarie coinvolte nelle autoimmunità.

La vitamina D inoltre è l’unica sostanza conosciuta in grado di sopprime selettivamente l’attività immunologica non fisiologica aberrante che è conosciuta come TH17 che provoca le malattie autoimmuni questa però intaccare minimamente le altre reazioni del sistema immunitario. Per contro la vitamina D potenzia la capacità del sistema immunitario di reagire contro virus, batteri (es. bacillo della tubercolosi), HIV e epatite C.

Inoltre la vitamina D ha la capacità di favorire la maturazione dei monociti in macrofagi. I macrofagi sono in pratica dei “mangioni” che grazie alla loro struttura hanno la capacità di inglobare e distruggere una cellula nemica.

 

TOSSICITA’?

I livelli di assunzione non sono perfettamente noti. Infatti tutti i valori che vi ho riferito sono relegati a pubblicazioni scientifiche mai assurte a regola ufficiale e mai considerati validi dalle autorità sanitarie. Molti pionieri della riscoperta di questa portentosa vitamina, compreso il dottor Coimbra, ma anche molti altri dottori, si stanno avvicinando a questo approccio medico senza però trovare appoggio da nessuna istituzione medica ufficiale. Anzi stanno osando con dosaggi sempre crescenti ovviamente con dovute precauzioni, senza che si siano riscontrati casi statisticamente significativi di intolleranza agli alti dosaggi fino anche a dosi di 30.000- 40.000 U.I. giornaliere (n.d.t. cosa difficilmente riscontrabile in nessun farmaco in commercio e legalizzato).

Per capire come e perché la vitamina D potrebbe risultare tossica bisogna vedere con chi essa lavora.

Perché la vitamina D potrebbe essere tossica: perché andrebbe ad aumentare la quantità di calcio ematica a discapito delle ossa. Essa infatti nell’omeaostasi della calcemia non è quella che va a fissare il calcio nelle ossa ma è quella che aiuta l’intestino ad assorbirlo dagli alimenti in modo da aumentarne la concentrazione nel sangue. C’è una vitamina preposta invece al fissaggio di tutto questo calcio nelle ossa e questa è la vitamina K2.

Abbiamo già visto dove la trovavano i nostri antenati quando abbiamo parlato delle malattie ereditarie e abbiamo parlato dei cambiamenti ambientali e nutrizionali che ha subìto la nostra specie.

La K2 comunque è il vero veicolo del fissaggio del calcio alle ossa. Senza di esso tutto il calcio richiamato dall’intestino dalla vitamina D non viene fissato e va ad intasare i reni che, sopra determinate concentrazioni, faticano ad espellerlo.

Quindi abbiamo due fattori a cui dobbiamo stare attenti quando sovradosiamo la vitamina D:

  • valori del PTH
  • integrare anche la K2

Abbiamo visto che il PTH deve trovarsi sempre vicino al minimo del range di valori normale. Questo deve essere ottenuto solo per effetto della vitamina D e non per soppressione del PTH indotta da farmaci, se no non riusciamo a calibrare il meccanismo nel modo corretto. Infatti quando la vitamina D è in grado di regolare i valori del PTH in modo da mantenerli vicino al minimo normale vuol dire che ha raggiunto il suo massimo effetto immunoregolatore.

Se il PTH viene soppresso sotto i valori di variazione normale, l’individuo è sottoposto al rischio di vedersi sottratto il calcio dalle ossa.

Quindi la misura del PTH indica il limite di sicurezza, per cui finché ho i valori minimi di PTH so che non sto compromettendo la funzionalità e posso bilanciare la resistenza biologica agli effetti della vitamina D che quell’individuo ha per motivi genetici ereditari.

Per eliminare ulteriormente il rischio che ci si crei un eccesso di calcio nel sangue basta che teniamo l’accortezza di integrare insieme alla vitamina D anche la vitamina K2 in modo da fornire 1000 microg di vitamina K2 ogni 10.000 U.I. di vitamina D :-) .

Un’altra vitamina importante per il corretto funzionamento della vitamina D è la vitamina B2(riboflavina).

Sai ormai che per diventare attiva la vitamina D deve passare per due idrossilazioni 25odrissilasi e alfa-idrossilasi. Entrambedipendono dalla B2 poichè l’idrossilazione viene mediata dalla riduzione dell’enzima che richiede la presenza di vitamina B2.

Il 10-15% ha difficoltà di assorbire B2. In alcune regioni d’Italia che hanno avuto la malaria endemica nel corso dei secoli dal 300 a.C. la selezione naturale ha spinto tale incidenza fino al 50% degli individui (es penisola del Po, Venezia e ovest d’Italia, Sardegna). In apparenza le persone che avevano difficoltà nell’assorbire la vitamina B2 dagli alimenti erano resistenti alla malaria e hanno trasmesso tali geni, invece chi non aveva questa alterazione genetica moriva di malaria.

dato che i test per la vitamina B2 sono complicati da fare e non tutti i laboratori li fanno, e visto che non ci sono controindicazioni nella sua somministrazione: integratela tranquillamente. Non vi do indicazioni di dosaggio perché non ce ne sono nella letteratura che per adesso ho consultato, se dovessi avere notizie aggiornerò immediatamente la sezione ^_^ .

 

vitaminaD

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