Xylella, 13 milioni per tagliare 6 ulivi I soldi (e il tempo) persi in Puglia

Oria BR - Piante di Ulivi per terra

Dopo i primi interventi nei giorni scorsi rami e foglie degli ulivi erano ancora abbandonati sul terreno. I primi allarmi arrivarono nel maggio del 2013

LECCE A quasi due anni dal primo allarme Xylella, i 13,6 milioni di euro messi a disposizione del commissario straordinario Giuseppe Silletti sono finora serviti a espiantare sei ulivi in contrada Frascata, nelle campagne fra Oria e Carosino. In quelle stesse campagne, ieri, a quattro giorni dall’intervento, rami e foglie degli ulivi erano ancora lì, abbandonati sul terreno. Silletti però assicura che non costituiscono un pericolo.Le prime segnalazioni sul fenomeno del disseccamento dei rami di ulivo arrivano a maggio del 2013, anche se in molti sostengono che il fenomeno risalirebbe addirittura a cinque anni prima.

Trascorreranno ancora cinque mesi prima che, il 15 ottobre dello stesso anno, la Regione Puglia venga ufficialmente investita del problema e decida di mettere in campo una equipe di esperti per studiare il fenomeno, prelevare i primi campioni e dare inizio alle analisi di laboratorio. Seguono riunioni, sopralluoghi, conferenze stampa, due delibere regionali, una direttiva europea, missioni a Roma e Bruxelles, due visite degli ispettori dell’Unione Europea. Alla fine del 2014, Donato Boscia, ricercatore del Cnr di Bari, scopre che l’inconsapevole vettore della Xylella è un innocuo insetto conosciuto come sputacchina che a maggio diventa adulto ed è in grado, volando, di compiere tragitti fino a 100 metri.

I lavori del 2014

L’intero anno 2014 trascorre fra quasi 20 mila prelievi sugli alberi e tentativi di trovare una soluzione, mentre dall’Unione Europea parte il pressing: la Xylella è un batterio da quarantena e il protocollo comunitario prevede la distruzione di qualsiasi animale o pianta che ne sia infettato. Quel batterio, arrivato dal Costarica attraverso i grossisti di piante ornamentali che hanno il loro hub in Olanda, fa paura e si deve assolutamente evitare la diffusione oltre i confini della provincia di Lecce. L’allarme, intanto cresce. I 260 mila ettari di terreno della provincia di Lecce, 95 mila dei quali coltivati a uliveto, vengono interamente considerati zona infetta e degli 11 milioni di ulivi (sui 60 censiti in tutta la Puglia), il dieci per cento potrebbe alla fine risultare attaccato dalla Xylella. Nella realtà, gli ultimi dati usciti dai laboratori accerterebbero la positività di soli 240 alberi. A febbraio 2015, il capo della Protezione civile Franco Gabrielli conferisce a Giuseppe Silletti, comandante regionale pugliese del Corpo forestale, l’incarico di commissario straordinario per l’emergenza Xylella.

I soldi messi a disposizione

A sua disposizione vengono messi 13,6 milioni di euro così ripartiti: 6,6 dal ministero dell’Agricoltura, 5 dal governo rivenienti dal Fondo nazionale per le emergenze, 2 dalla Regione Puglia. Al momento del suo insediamento Silletti annuncia che ci saranno sul campo 100 uomini, fra forestali e dipendenti dell’Arif, l’Agenzia regionale per le foreste, per dare attuazione al suo piano, anche se nessuno, ancora oggi, fornisce cifre ufficiali sul numero di ulivi da estirpare. Da un paio di giorni, 25 pattuglie della Forestale sono impegnate nei controlli per verificare che gli agricoltori mettano in atto le buone pratiche come potatura, aratura, fresatura e pulizia dei terreni.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/cronaca/15_aprile_18/due-anniper-nulla-b5ad9cc0-e58c-11e4-9213-35e4bf03bdba.shtml

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