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Ultimo aggiornamento il 4 Giugno 2025 03:28 di Paul Polidori
La Chiesa Ortodossa Italiana si appella alle massime istituzioni della
Repubblica affinché intervengano sul governo egiziano onde impedire
l’esproprio e la chiusura del più antico monastero cristiano del mondo, il
Monastero di Santa Caterina sito nella Penisola del Sinai.
Questo monastero è sorto intorno a una cappella votiva fatta erigere sulle
pendici del Monte Oreb, dove Mosè parlò con Dio (episodio del roveto ardente
– vedi Es. 3,2-6) e dove, secondo la tradizione, ricevette il Decalogo (Esodo,
capitolo III), da Sant’Elena, mamma dell’imperatore Costantino, nel 328.
Tra il 527 e il 565 l’imperatore Giustiniano (San Giustiniano I, imperatore per le
Chiese Ortodosse) fece realizzare accanto alla cappella un primo nucleo che
prese il nome di «Monastero della Trasfigurazione».
In seguito, egli fece fortificare il monastero, dotandolo di una cinta muraria per
difenderlo dalle incursioni dei predoni e finanziò la produzione delle prime
icone. Chiamato successivamente Monastero di Santa Caterina (greco antico:
Moní tís Agías Aikaterínis), perché vi è custodito il corpo di Santa Caterina di
Alessandria, nel 2002 è stato dichiarato “Patrimonio dell’Umanità”
dall’UNESCO per la sua architettura, le sue preziosissime icone (oltre 2.000), i
suoi numerosi manoscritti (oltre 4.500 in varie lingue, tra i quali la più antica
Bibbia rinvenuta), che ne fanno la più grande raccolta al mondo dopo il
Vaticano.
Il Monastero, dove vivono una ventina di monaci, è anche sede della Chiesa
Ortodossa Autonoma del Sinai (sotto il Patriarcato Greco-Ortodosso di
Gerusalemme) e il suo abate ha il titolo di Arcivescovo di Choreb, Sinai e
Raithu, ed è la guida spirituale degli ultimi cristiani greco-ortodossi del Sinai
(poco più di 800 su 620.000 abitanti).
In detto monastero soggiornò anche Maometto e, per detta ragione, i governi
musulmani (arabi, mamelucchi, fatimidi… ottomani) lo hanno sempre
rispettato. Ma il governo dei Fratelli Musulmani aveva iniziato le procedure
legali per l’esproprio e l’espulsione dei monaci ortodossi.
Nonostante il generale Abdel Fattah Al-Sisi, presidente della Repubblica Araba
d’Egitto, abbia messo fuori legge i movimenti fondamentalisti islamici (in
primis i Fratelli Musulmani), da un lato per ingraziarsi la maggioranza
musulmana della popolazione e dall’altro per trarne profitto, ha deciso di
trasformare il monastero in un museo e hub turistico, scacciare i monaci e
sopprimere l’unico luogo di culto greco-ortodosso dell’intera penisola del Sinai.
Quanto sta succedendo in Egitto, dove il governo Al-Sisi sta sopprimendo la
plurimillenaria presenza cristiana nel Sinai, è un fatto gravissimo che dovrebbe
indignare tutti coloro che hanno a cuore la difesa della libertà religiosa.
Chiediamo al Governo Italiano, erede spirituale di quella Res Publica
Christiana che ha visto Roma quale capitale dell’Impero e dell’Ecumene
Cristiano, di intervenire con le autorità della Repubblica Araba d’Egitto affinché
venga salvaguardato il rispetto della comunità greco-ortodossa del Sinai e non si
proceda all’espropriazione del più antico monastero cristiano del mondo, dove
hanno vissuto San Giovanni Climaco, San Nilo il Sinaita, San Gregorio del
Sinai, ecc. e dove ha avuto origine il movimento mistico meditativo conosciuto
come Esicasmo.
La profanazione di un luogo sacro, che per secoli ha rappresentato un ponte di
pace tra cristiani, musulmani (ha dato ospitalità allo stesso Maometto) ed ebrei,
è un fatto gravissimo e lo Stato Italiano, anche in considerazione che ogni anno
numerosi italiani contribuiscono al turismo del Sinai (vedi Sharm el-Sheikh),
deve intervenire per difendere un patrimonio dell’Umanità, un antichissimo
luogo di culto e, al contempo, la libertà religiosa e la pacifica convivenza tra
popoli, etnie e religioni.
Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana
