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“De Profundis – l’altra metà del giardino” di Paolo Orlandelli al Teatro Di Documenti dal 14 al 19 maggio

DiPaul Polidori

Mag 13, 2024

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“Mi appare, il De Profundis, come una tragedia moderna narrata in prima persona, una storia-
mito che ha a che fare con il destino e con la hybris non meno di quelle riportate dai greci, forse
ancora più significativa per noi in quanto a noi temporalmente più vicina.” (Paolo Orlandelli)
In scena al Teatro Di Documenti dal 14 al 19 maggio “De Profundis – l’altra metà del
giardino”, testo e regia di Paolo Orlandelli. Con Mauro Toscanelli, Gaetano Lizzio e Vincenzo
Palladio. Costumi di Carla Ceravolo.
Dopo un prologo tratto dal “De Profundis”, in cui si immagina Wilde divenuto statua alla maniera
del Principe Felice, che parla ai posteri, si darà spazio alla materia trattata nei tre processi di cui
Wilde fu protagonista. Il primo venne da lui intentato contro Lord Queensberry, padre di Lord
Alfred, e si concluse senza un verdetto poiché Wilde ritirò la querela; il secondo venne intentato
contro Wilde da Sua Maestà la Regina Vittoria ma il verdetto non fu emanato poiché mancava
l’unanimità tra i giurati; il terzo ed ultimo processo vide Wilde condannato al massimo della pena
prevista per il reato di sodomia e oltraggio al pudore.
Nel tentativo di dimostrare l’immoralità dell’autore irlandese, nei processi si tratta diffusamente
della sua produzione letteraria: lo stesso attore interpreterà brani da Il ritratto di Dorian Gray, una
parte della requisitoria conclusiva dell’avvocato dell‘accusa e la sentenza del giudice dell’ultimo
processo. Tale avvicendamento di temi e personaggi, interpretati dallo stesso attore, vuole anche
significare la schizofrenia di un sistema giudiziario che puniva, fino al 1967, i rapporti omosessuali
commessi in privato tra maschi consenzienti.
Quindi, si tornerà al “De Profundis” per approfondire l‘esperienza del carcere e l’inaspettata
metamorfosi di Wilde, che decide di accettare la prigione come parte del suo sviluppo e che siede
con umiltà alla scuola del dolore.
Poiché Wilde muore tre anni dopo la scarcerazione, lo spettacolo si chiude con la favola La Sala del
Giudizio, dove Wilde immagina che l’anima di un uomo si trovi al cospetto di Dio e, pur
ammettendo tutti gli addebiti, tuttavia non può accogliere il castigo di Dio poiché non è in grado di
immaginarlo.
Lo spettacolo è itinerante e si snoda in tre diverse sale del Teatro di Documenti, il meraviglioso e
avveniristico spazio teatrale ricavato dal Maestro Scenografo Luciano Damiani (1923-2007) dalle
grotte di Testaccio.

dal 14 al 19 maggio
da martedì a sabato ore 21
domenica ore 19

Costo del biglietto 12 euro + 3 euro tessera associativa

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Dir. artistica Emanuela Petroni
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