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IL DIVORATORE DI ANIME – Capitolo 132

DiPietro Sciandra

Mag 11, 2017

IL DIVORATORE DI ANIME

Capitolo 132

Roma, 7 febbraio 1888

Caro diario, ogni tanto mi mancano i miei genitori e soffro molto, ma il fatto di fare qualcosa di buono per il genere umano mi rende molto felice; perché vedendo felici le persone per merito mio mi rende molto felice e mi riempie l’anima di gioia. Soprattutto, mi piace sentirmi utile e protagonista nella società. Essendo rimasto orfano a soli 20 anni; aiutando gli altri mi sento sempre in compagnia, anche se nessuno potrà mai prendere il posto dei miei genitori. Anche se mi sento molto vicino a Dio; e sono pronto a tutto per portargli più gloria possibile; vedo in Dio ciò che vedevo in mio padre, ovvero la stima, il rispetto, l’amore ed il rapporto tra padre e figlio. Spero di non sembrare matto; è che a volte mi sento tanto solo; e solo Lui mi ascolta sempre, e spero di non litigarci mai; anche se l’unica cosa che non comprenderò mai è come si possa amare l’uomo a tale punto da sacrificarsi fino a farsi mettere in croce.

In Italia le cose non sono poi così tanto belle, anche se non c’è più la guerra da tanti anni, molte persone hanno bisogno di me; non conta che ci siano o no le guerre, i poveri ci saranno sempre. Non potendo sempre fare l’elemosina, preferisco dare un posto di lavoro a chi è costretto a vivere per strada. Non so nemmeno più perché io mi senta sempre con lo spirito di aiutare gli altri; anche se a volte sono considerato un mostro per gli alti tassi d’interesse che chiedo, loro erano d’accordo fin dall’inizio; solo che sempre dopo si rendono conto di non essere in grado di pagarmi. Io faccio solo il mio lavoro; non mi devo sentire in colpa; ovviamente sui prestiti ci voglio guadagnare il più possibile; io non rubo nulla. Anche perché poi io ridistribuisco gli interessi facendo opere di bene. Ho bisogno di mettere in circolazione più soldi, senza soldi non si fa nulla. Ho sentito che mi chiamano “divoratore di anime”; perché chiedo così tanti interessi che è come se io mangiassi voracemente le loro anime, e li dissanguassi per tutti i soldi che chiedo. Se non fosse per questo soprannome molto antipatico; potrei essere abbastanza felice. A volte, i più superstiziosi si fanno il segno della croce quando mi vedono e poi pregano, forse perché sperano di non essere mai costretti a chiedermi un prestito; perché li rovinerei.

Questa è una situazione piuttosto seccante; e mi tocca pure fare finta di non vedere. Caro diario; so che devo solo essere indifferente a tutto ciò; ma non sempre ci riesco a girarmi dall’altra parte. Difatti una volta ho chiesto ad una signora piuttosto anziana che si era fatta il segno della croce in mia presenza e le ho chiesto del perché. La signora mi ha risposto che era il giorno dell’anniversario della morte del marito e che io non c’entravo nulla; ma non penso che fosse così. Anche se a volte sono considerato come uno da scacciare; io i soldi li presto subito e senza chiedere alcuna garanzia; perché non mi interessa come faranno a pagarmi, quello è affare loro, basta che siano puntuali e con il dovuto interesse. Comincio a sentirmi stanco; buonanotte, caro diario.”

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