Carla Pitarelli: “Ho superato il cancro al seno anche grazie al design e all’arte”

Carla Pitarelli: “Ho superato il cancro al seno anche grazie al design e all’arte”

Carla Pitarelli è una donna non comune: è una designer di successo e un’artista. Ha anche creato meravigliosi “quadri di luce”, quadri monumentali geniali illuminati da LED.
Non ha avuto sicuramente una vita facile, ma oggi anche dopo aver passato il grande dramma delicatissimo per una donna, il cancro al seno, è una donna sensibile bella e felice. Ha superato la sua battaglia anche attraverso la passione per il suo lavoro e per l’arte.

Come?
Dopo gli interventi subiti, ben sette recidive, ha creato un progetto di designer: Cristalbra.

Cristalbra è un reggiseno bustino bendaggio per il post operatorio del cancro al seno, ideato insieme al chirurgo dell’ospedale di Tor Vergata di Roma che l’ha curata.

Si è battuta per proteggere il suo prodotto con brevetti italiani, europei e internazionali e, inizialmente, ha autoprodotto Cristalbra facendo leva solo sulle sue forze. Anche quelle economiche. Tutte.

Carla Pitarelli è un esempio di come, attraverso la forza di volontà e investendo nelle proprie risorse e passioni, si può uscire anche dai periodi più bui. E in questo mese della prevenzione del cancro al seno, il mese rosa, abbiamo voluto incontrarla e ascoltare la sua storia.

Carla è stato semplice e naturale pensare di produrre “Cristalbra”?
E’ stata una cosa molto naturale, ma non semplice. È stata una conseguenza del mio cancro al seno: o meglio un’ispirazione che è venuta da un momento difficilissimo della mia vita, una sorta di reazione al male che è sopraggiunto, ma anche un messaggio molto forte che ho voluto dare per aiutare, partendo da me stessa, tutte le donne che avevano il mio stesso problema e ciò mi ha dato un motivo per continuare a lottare.

Quando mi sono ammalata di cancro al seno ero una designer famosa in tutta Italia avevo fatto grandi campagne pubblicitarie per diversi film come X-Man e avevo coniato il francobollo per i cento anni dell’ACI e delle sculture di cristallo. Una volta appresa la notizia di avere un ‘carcinoma duttilo infiltrante’ dall’ospedale di Tor Vergata di Roma mi è crollato il modo addosso.
Il dottore che mi curava mi ha aiutata molto e mi ha presa subito sotto la sua protezione.
Avevo fatto da poco le locandine dell’inaugurazione del padiglione dove mi stavano curando: era un po’ come se quell’ospedale mi avesse chiamata.

Io avevo sempre avuto il culto del mio corpo, visto che ho studiato per tanti anni danza, e ho avuto un corpo sempre molto bello, dopo l’operazione quando mi sono vista martorizzata con un seno che era qualcosa di deforme mi è venuta una rabbia immensa. E dentro di me ho maturato l’idea di fare qualcosa per il post-operatorio che è un periodo molto delicato per la psicologia e la femminilità di una donna. E così feci il primo disegno di Cristalbra.

Quando ha deciso di investire nel brevetto di questo progetto?
Nel 2004 è stata la mia prima operazione per asportare il carcinoma; dopodiché lo stesso dottore che sapeva della mia attività di designer mi chiese perché non mi adoperassi per fare qualcosa per tutte le donne alle prese con il mio stesso dramma umano. Così nacque l’idea del disegno e quella di investire su questo.
Nacquero i primi prototipi e l’idea di proteggere questa idea. Poi con il tempo questi bozzetti sono stati sviluppati e si sono evoluti anche dall’esperienza del medico che mi stava seguendo e attraverso la mia stessa esperienza, visto che mi sono operata diverse volte ma migliorando di volta in volta.
Nel 2006 ho protetto Cristalbra con il brevetto Italiano, due anni dopo nel 2008 quello negli Stati Uniti e nel 2010 infine anche quello europeo.

Come è stato accolto il progetto Cristalba?
Ho investito moltissimi soldi senza nessuno che mi aiutasse a trovare dei finanziamenti e ho trovato tutto estremamente difficile. Ma questa idea molto semplice e unica che guarda alla femminilità delle donne, in qualche modo molto rivoluzionaria, purtroppo non è facile farla comprendere al mondo: ai medici, alle Onlus e anche alle stesse donne che non sono consapevoli di quello a cui stanno andando incontro.
Quindi ho trovato difficilissimo far accettare come importante la mia idea. Ho trovato anche tanta indifferenza e incredulità.

Da poco lei ha rinnovato il brevetto. Che cosa è cambiato nel progetto del reggiseno bustino bendaggio?
Inizialmente, visto che non sono stata supportata da nessuna azienda ho provveduto a sostenere la catena di produzione di Cristalbra investendo tutte le mie risorse.
Ora no: per vincere la guerra non basta un generale servono gli eserciti, ed io ho bisogno di aziende serie che vogliano investire nel reggiseno e non di continuare ad autoprodurmi.

In questo mese così importante che è il mese della prevenzione al cancro al seno, l’ottobre rosa, che appello vuole fare?
L’appello che voglio fare è: cerco un’industria che voglia investire su un progetto unico, che voglia migliorare le qualità della vita delle pazienti del cancro al seno, ma anche delle donne operate di mastoplastica.
Non basta solo curare ma anche stare bene perché la guarigione passa anche attraverso la cura della psiche dell’essere umano.

Liliana Manetti

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