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FORMULA UNO:PASSIONE E TRAGEDIE PARTE 1 DI 4

DiPietro Sciandra

Apr 1, 2016

 

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A cura di El Tigre

La formula uno esiste dal 1950; il cui primo campionato fu vinto dall’italiano Nino Farina su Alfa Romeo. Da ricordare l’argentino Juan Manuel Fangio con cinque titoli mondiali (1951, 1954-1957) ed ovviamente i sette titoli di Michael Schumacher.

Tazio Nuvolari (Nella foto). Appunto come il canale televisivo che tratta esclusivamente automobili, figlio del diavolo, uomo senza paura, il mantovano volante che corre fasciato, ingessato, con un dito spezzato, che guida anche senza volante usando una chiave inglese (in realtà era una staffa del piantone di guida), “il più grande pilota del passato, del presente e del futuro” come lo definì Ferdinand Porsche. Lui così piccolo, minuscoloso, riusciva a dominare automobili enormi, potentissime. Lo cantava Lucio Dalla ed evocava emozioni e fantasie come se Nuvolari passasse ancora tra le folle plaudenti, sempre proteso verso una delle sue 66 vittorie assolute. Mille Miglia, Monza, Coppa Vanderbilt a New York, Nurburgring, Targa Florio e Tripoli, ovunque ha corso, anche se non ha vinto, ha entusiasmato rafforzando il mito del suo coraggio. Nuvolari fu l’artista della derapata, la sbandata controllata sulle quattro ruote; esaltò le qualità agonistiche dell’Alfa Romeo; fu appunto chiamato perfino dall’Auto Union a rimpiazzare il grande Rosemeyer dopo la sua morte. Non fece in tempo a partecipare alla formula uno perché aveva chiuso la carriera, oramai malato, un mese prima; ma è lui il legame tra l’automobilismo eroico e quello tecnologico. Enzo Ferrari definì la sua tecnica di affrontare le curve “un prodigio insuperato dell’istinto ai limiti delle possibilità umane e delle leggi fisiche”, curve che spesso affrontava urlando, forse per esorcizzare il rischio. Lo stesso Ferrari raccontava di un umile ed anziano operaio che il giorno dei funerali del grande Tazio gli bisbigliò:

Come quello là non ne nasceranno più!”

La 500 Miglia di Indianapolis fa parte del campionato di formula uno fino al 1960.

Forse non sarà mai possibile affermare con certezza chi è, chi è stato o chi sarà il più grande pilota di tutti i tempi. Ma la formula uno, nata nel 1950, ci ha detto chi è stato il miglior pilota di ogni anno. Una serie di gran premi su circuiti di varia conformazione; un regolamento che fissa il numero dei risultati validi ed i punteggi; un’evoluzione tecnica che spesso ha viaggiato più velocemente dei regolamenti; le doti umane ed agonistiche, il coraggio e l’abilità che hanno esaltato i miti nel cuore degli appassionati; l’impegno organizzativo ed industriale di piccole e grandi imprese automobilistiche hanno costruito in tutti questi anni uno spettacolo stupendo. Un nome percorre tutto l’arco della formula uno, quello di Enzo Ferrari:l’Alfetta vincitrice dei primi due titoli nasce in realtà da un progetto della Scuderia Ferrari del 1937, e sarà ancora Ferrari ad infrangere l’invincibilità delle Alfa con Gonzales nel 1951 a Silverstone. Quel giorno Ferrari afferma:

Ho ucciso mia madre!”

Così come sarà Ferrari a dominare nel 1952 e 1953, a perdere contro le Mercedes, a lottare con la Maserati, a resistere testardo alle nuove tecnologie, a dimostrare di saperle usare dopo averle accettate. Le auto corrono con i colori nazionali:verde per gli inglesi, blu per i francesi…e nasce la leggenda delle “rosse” italiane.

Alberto Ascari, italiano, campione del mondo nel 1952 e 1953, con la Ferrari 500. Ascari su 32 gran premi ne vinse 13. Egli morì a Monza in prove private nel 1955.

Mike Hawthorn, inglese, campione nel 1958 su Ferrari. Egli morì nel 1959 in un incidente banale della strada.

Stirling Moss su Mercedes W 196, fu uno dei più grandi piloti della storia senza essere diventato mai campione del mondo; difatti soprannominato “re senza corona”; vincendo 16 gran premi su 66 disputati.

L’evoluzione della formula uno diventa una rivoluzione:già nel 1954 debutta la Lancia con una vettura più piccola, maneggevole, con serbatoi laterali e carrozzeria più avvolgente. Ma irrompe la Mercedes-Benz, con uno spiegamento economico, tecnico ed organizzativo enorme. Oltre ad una vettura a ruote scoperte ne schiera anche una carenata. E’ la prima grande intuizione aerodinamica. La W 196 ha il motore con alimentazione ad iniezione e comando delle valvole desmodromico, vero preziosismo tecnico. Lo squadrone delle “Frecce d’argento” vince 9 delle 12 corse disputate fra il 1954 ed il 1955, aggiudicandosi i due titoli mondiali. Ed il trionfatore è Fangio, l’astuto argentino che sa sempre scegliere la macchina vincente. E’ talmente furbo che al Gran Premio di Argentina, in prova, frena in curva cento metri prima del dovuto, per ingannare gli avversari che cercano di capire i segreti di quel percorso. Ma Fangio non vive la rivoluzione più grossa della formula uno:nel 1957 sulla vettura del costruttore inglese John Cooper il motore è clamorosamente posizionato dietro all’abitacolo, sull’asse posteriore. Prima della fine del decennio vince un titolo mondiale con Jack Brabham:la formula uno ha voltato pagina.

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