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IL DIVORATORE DI ANIME – CAPITOLO 103

DiPietro Sciandra

Feb 23, 2017

Capitolo 103

Ora cominciano i racconti sulle ricerche archeologiche tratti dal diario di Riccardo Croce…

Lucera (Foggia)-Italia

Lucera, 19 agosto 2002

L’anfiteatro augusteo (in foto)

L’anfiteatro di Ottaviano Augusto in suo onore; successore a Giulio Cesare, comandò Roma dal 44 a.C. al 14 d.C.

Di Augusto ricordiamo fatti di grande rilevanza; ovvero la sua famosa formula politica “pane e divertimenti”; perché al popolo bisognava dare da mangiare e da divertirsi; perché era l’unico modo per tenere a bada il popolo ed evitare che si scatenassero rivolte e malcontento tra le folle.

Soprattutto era anche un modo per distrarre il popolo; perché avendo la distrazione dei giochi olimpici il popolo non pensava alla situazione politica ed era facile da governare.

Difatti qualunque cosa avesse fatto Augusto sarebbe sempre andata bene al suo popolo. Perché non se ne accorgeva e se fosse capitato qualche problema di avversità contro Augusto da parte del popolo, quest’ultimo non avrebbe reclamato più di tanto, perché in fondo avendo da mangiare e da divertirsi avrebbe perdonato qualsiasi cosa ad Augusto; perché ciò che aveva era per merito suo.

Augusto fu un grande dell’epoca; un’altra caratteristica di Ottaviano era appunto il suo nome composto; ovvero il suo nome era solo Ottaviano, ma si aggiunse Augusto perché era anche il capo religioso.

Augusto era il “principe”, ovvero era un principe e non un imperatore, perché in un modo diplomatico, lui comandava con il volere degli altri, perché diceva di comandare perché lo volevano gli altri.

Difatti Augusto era il primo cittadino libero tra pari cittadini (questo mi interessa; perché io sono il principe dei Sin Alma per loro volere e mi sono ispirato ad Augusto).

Quindi Augusto fu nell’età classica romana. In ogni caso Augusto ci teneva molto alla prosperità del suo principato e fece di tutto per assecondare il suo popolo e di farsi ricordare come una specie di eroe e non come un tiranno. Ci riuscì, è questa l’immagine che abbiamo di lui.

Parlando dell’anfiteatro di Lucera, c’è molto da dire.

Secondo me è molto bello e spettacolare, la divisione in setti (ovvero la divisione dei posti divisa in serie) è una trovata geniale.

Secondo me l’anfiteatro non era solo un centro di divertimento, ma qualcosa di molto speciale. Difatti io lo considero come un luogo di vitalità totale, la gioia più sfrenata, dove l’entusiasmo era il vero sovrano del popolo che comandava chiunque. Posso immaginare i leoni che si gettavano contro il malcapitato schiavo condannato a morte. I leoni nello stadio io li considero come i mostri dell’epoca. Quando io parlo di mostri intendo in senso scientifico; ovvero in questo caso esseri superiori non umani, con grande potere di distruzione e di voracità. Difatti la voracità è il più grande potere di devastazione che possa avere un essere. La voracità ti permette di distruggere altri esseri senza il bisogno di usare armi. Certo anche il combattimento ti permette di distruggere senza applicare armi, ma è diverso. La voracità è la forma di distruzione più animalesca che esista sulla Terra.

Invece il combattimento che è un’arte è una linea di portamento con grazia di movimenti che induce l’uomo a muoversi in un determinato modo per colpire il suo nemico e recargli più danno possibile senza recare danno a sé.

Invece la voracità è una forma animalesca e non umana per distruggere, quindi per questo si crea così un mostro, chi usa la propria bocca per mangiare ma per recare danno devastante è un mostro e non un essere umano.

Tornando al discorso dei leoni, io li considero i mostri dell’epoca romana, perché erano in grado di portare ovunque distruzione, non potevano temere nemici, perché ricordiamoci che i leoni possono sconfiggere anche animali più grandi di loro, quindi non sono le dimensioni che fanno la forza di un essere ma la sua aggressività e soprattutto “l’aggressività suprema reale” che è attaccare un essere per mangiarlo.

Ho definito questo tipo di aggressività, che si può manifestare anche tramite l’uomo, suprema perché si manifesta con la violenza impetuosa sulla cosa, ovvero la persona che diventa cibo; da non confondere con i cannibali che mangiano gli esseri umani per tradizione e per cultura, perché pensano di diventare più intelligenti mangiando il cervello delle loro vittime e di diventare più forti cibandosi delle loro carni.

Con l’aggressività reale intendo il dominio supremo della violenza che diventa parte dominante dell’essere, come se l’aggressività diventasse “reale” perché rappresenta la nobiltà dell’uccidere i propri simili per fame. L’aggressività è “reale” perché domina e regna sulla persona; come se diventasse un re in grado di decidere il destino della sua preda, come un leone con la sua gazzella. Quindi “l’aggressività suprema reale” rende la persona un re animalesco in grado di comandare chiunque con la forza e la minaccia di distruggere e divorare.”

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